mercoledì 14 settembre 2011

Uomo e schiavo: da virtù a difetti

Se gli elettori protestano, sono degli incoscienti; se gli operai scioperano, sono solo fannulloni; se le persone chiedono equità, sono ingrate; se pensi con la tua testa, sei un "comunista"; se dici cose sensate e coerenti, sei solo un fastidioso libero pensatore, quindi estremamente pericoloso. 
Ciò che i politici e certi manager sognano è la totale sottomissione di chi governano o dirigono.
A tal proposito ci è ritornata alla memoria un passo scritto da J.L e Barbara Hammonds, nel loro libro The Town Labourer, che bene si addice al loro desiderio: "Le classi alte non riconoscevano ai lavoratori alcuna qualità se non quelle apprezzate da un proprietario di schiavi nei suoi servi. L'operaio doveva essere solerte e industrioso, non pensare con la propria testa, dimostrare lealtà e attaccamento soltanto al suo padrone, riconoscere che il suo posto nell'economia del paese era quello dello schiavo in una piantagione di zucchero. Le molte virtù che ammiriamo in un uomo, diventano difetti in uno schiavo".

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