martedì 27 settembre 2011

Il diritto ad un livello di vita normale

Sono stati pubblicati i dati dello Svimez e anche se non avevamo, in questo periodo, bisogno di notizie tragiche hanno pensato bene di darcele ugualmente. 
Nel Mezzogiorno la disoccupazione raggiunge il 25%, l'industria del Sud rischia l'estinzione: si pensi che tra le 533mila unità perse in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281mila sono nel Mezzogiorno. Se poi si tiene conto che nel Sud ci sono meno del 30% degli occupati italiani e che la perdita dei posti è del 60% sul totale, ci si rende conto del dramma che sta colpendo queste terre.
Negli ultimi 10 anni (2000-2009) dal Sud sono emigrati 600mila lavoratori e nei prossimi vent'anni, quasi un giovane su quattro lascerà l'area, mentre al Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero. Se il trend sarà confermato, gli under 30 saranno due milioni in meno nel 2050, per cui a causa dell'invecchiamento, bassa natalità, scarsa attrazione di stranieri e emigrazione si renderà concreto il "rischio tsunami demografico".
Come se non bastassero i dati dello Svimez, l'Istat ha rilevato che in Italia, nel 2010,  i lavoratori irregolari erano il 10,3% del totale, pari a 2 milioni e 548mila persone.
Davanti al dramma della disoccupazione dilagante, dei lavoratori irregolari e privi di diritti, il ministro Sacconi continua nella sua personale battaglia contro l'articolo 18, che ritiene un freno alle assunzioni e che ingessa il mercato del lavoro. Continua nella sua caparbia e tenace battaglia contro la Cgil, cercando di far saltare l'accordo definito il 28 giugno e sottoscritto il 21 settembre fra Confindustria, Cisl e Uil sulla contrattazione e le relazioni sindacali. Per Sacconi sarebbe una effettiva sconfitta, in quanto tale accordo rende inefficace l'articolo 8 del decreto anticrisi del governo, che prevede, tra l'altro, la possibilità di deroghe alla contrattazione. Non si preoccupa di trovare soluzioni e strategie atte a tamponare una situazione tragica e , tanto meno, lavora con il suo governo a progettare politiche industriali ed economiche che possano dare nuova spinta al lavoro, per far fronte anche alla precarietà dei giovani. 
Precari, disoccupati, lavoratori irregolari e lavoratori fantasma (gli exracomunitari clandestini)...una massa enorme di persone che anelano al diritto di un lavoro regolare, di una sistemazione dignitosa, che possa dare un senso alla vita, che possa permettere loro di progettarsi un futuro. Il nostro ministro ha una soluzione: "Per un Paese molto regolato come il nostro, occorre ricercare forme di flessibilità contrattata tra le parti sociali per maggiore produttività e competitività. La flessibilità contrattata deve servire a contrastare la precarietà e a stabilizzare le assunzioni"Lavoro: Sacconi, articolo 18 è un freno, serve flessibilità contrattata.
Noi non siamo degli specialisti, ma non vediamo come si possa risolvere il problema della precarietà e del lavoro con la flessibilità contrattata. Caso mai si potranno gestire certi lavori stagionali o concentrati in giorni particolari (i fine settimana nei negozi), certi lavori part-time e per periodi determinati ecc. , ma non è certo la panacea contro i mali che affliggono il nostro mondo del lavoro. L'ex premier Romano Prodi, durante un convegno all'università di Trieste ha detto che la "flessibilità sul lavoro è altissima, a livelli tragici [...] questi ragazzi, dopo un anno di lavoro sono ancora precari [...] ma che cosa volete più flessibilità? Sono così flessibili che saltano tutto il giorno".
Le strade ci sono, basta volerle intraprendere. Certo, ci vuole coraggio e, soprattutto, ci vuole, da parte di tutti, la volontà di stringere la cinghia, di prepararsi a periodi di sacrificio, di rinunciare a qualcosa per il bene generale, nell'attesa di tempi migliori. Gli interventi dovrebbero incidere in ogni aspetto del lavoro, delle relazioni industriali, dei rapporti di potere e, perché no, anche la compartecipazione nelle imprese dovrebbe essere un argomento vitale per innescare nuovi strumenti di crescita. In questo momento non sarebbe da scartare anche l'ipotesi di rivalutare la diminuzione delle ore lavorative per distribuirle su più lavoratori, anche se, in passato, non hanno sortito l'effetto voluto. E' proprio con l'esperienza del passato che si potrà impostare meglio per il futuro. Si tenga conto, inoltre, che dovremo anche tener conto che consumiamo risorse più di quanto riusciamo a produrne, e da domani (27 settembre e con 15 giorni di anticipo rispetto al 2010) raggiungeremo l'Earth Overshoot Day (Eod), che indica che abbiamo oltrepassato la soglia di consumi previsti per il 2011. A fine anno avremo consumato il 135% delle risorse prodotte. Nelle politiche del lavoro e negli atteggiamenti di tutte le persone si dovranno tenere conto di certi dati. L'analisi, però, ci porterebbe troppo lontani, quindi ci proponiamo di riprenderla nei prossimi post.
Per la tragicità della situazione condividiamo con Bonanni, Lavoro: Bonanni, rafforzare sistemi di protezione sociale, quando dice su asca.it :"Occorre rafforzare la fiducia dei lavoratori, mantenere il loro reddito, il legame con le loro imprese, non disperdere le professionalità, tenere in vita così tutte le potenzialità per la ripresa piena delle attività [...] la lunga crisi economica che dagli indicatori non sembra volersi esaurire, spinge una moltitudine di lavoratori nella povertà con la conseguente necessità di rafforzare i sistemi di protezione sociale". Solo per l'immediato però, perché noi concordiamo con André Gorz, quando scrive: "Al centro di un progetto di sinistra non si troverà [...] la garanzia di un reddito indipendente dal lavoro, ma il legame indissolubile tra diritto al reddito e diritto al lavoro. Ogni cittadino deve avere il diritto a un livello di vita normale; ma ognuno deve anche avere la possibilità (il diritto dovere) di fornire alla società l'equivalente in lavoro di ciò che consuma".





3 commenti:

  1. Caro Idelbo,
    " Certo, ci vuole coraggio e, soprattutto, ci vuole, da parte di tutti, la volontà di stringere la cinghia, di prepararsi a periodi di sacrificio, di rinunciare a qualcosa per il bene generale, nell'attesa di tempi migliori."
    Purtroppo se conosco gli italiani è qui che casca l'asino.
    Prof. Woland

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  2. Caro professore, innanzi tutto mi scuso della tardiva risposta, ma ho avuto problemi con il server. Per quanto concerne le sue considerazioni, purtroppo non ci sono alternative e chi amministra dovrebbe evidenziare certi problemi, magari studiando adeguate strategie, anziché spingere le persone a tenere premuto l'acceleratore dei consumi

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