giovedì 8 settembre 2011

Tira una brutta aria

Questo governo ha raggiunto il record del distacco delle persone dalla  politica e dai politici, anzi, è riuscito addirittura nell'impresa che i politici temono o si imbarazzano a presentarsi come tali. 
Leggevamo del caso relativo all'onorevole Francesco Nugara, aderente ai LibDem-gruppo misto, che non è stato aiutato in ospedale per aver detto di essere un politico.  Giuseppe Scalera, Pdl, racconta che alcuni suoi colleghi hanno riferito di aver detto ai propri figli di non dire a scuola che sono figli di onorevoli. Aldo Di Biagio, Fli, riferisce che alcuni colleghi si sono tolti i distintivi per non far vedere che erano individuabili come senatori. 

Indubbiamente il momento è particolarmente teso per la Casta e non è di sicuro una cosa di cui vantarsi. Certo, fanno ben poco per farsi voler bene, ma il livello raggiunto di impopolarità e di odio non promette cose buone. A dire il vero non fanno veramente niente per cercare di recuperare il terreno perduto e, da parte dei ministri, sembra che ci sia la corsa a chi fa o dice la stupidaggine più eclatante: il Bossi estivo, il Brunetta isterico, il trasformista Tremonti, i ministeri al Nord, il ministro Brambilla e le sue storiche gaffes,  il tamburino padano Calderoli ed infine il premier, maestro irraggiungibile nell'arte delle cose da non fare e da non dire. Se non dicono...fanno cose che non dovrebbero fare (si legga Scajola); se non fanno o non dicono sono inquisiti; e se non partecipano a nessuna di queste fasce, non fanno niente. Ma i soldi, tutti e tanti, li prendono. Mai come ora avevamo visto, da parte degli onorevoli e dei senatori, una difesa strenue delle loro indennità e dei loro privilegi.Ormai vogliono portare a termine la legislatura, così si assicurano la pensione e poi, vada come vada. Le persone, generalmente abbastanza pazienti, anche quando gli viene chiesto sacrifici e gli vengono erosi continuamente i diritti, sembra che stiano perdendo la pazienza, specialmente dopo la bugia-farsa "del noi stiamo bene, rispetto agli altri paesi e non dovete temere niente" e poi, a distanza di pochissimo tempo si "deve e con urgenza" fare una manovra lacrime e sangue, sempre per i soliti, che ha già partorito cinque figliastre, tutte orribili ed inique. Il ministro Tremonti, sicuro padre delle figlie, spiega alla gente che fare una manovra "lacrime e sangue" in quattro giorni non è facile...si può "anche "sbagliare" qualcosa! Indubbio...ma qualcosa...non tutto!
Sacconi, l'uomo che ha dedicato una vita a distruggere i diritti dei lavoratori, non contento della madornale gaffe dell'annullamento degli anni universitari e del periodo militare per il conteggio della pensione, ieri si presenta ad un convegno per spiegare la manovra finanziaria raccontando un aneddoto incredibile: nel '600 dei briganti entrano in un convento e stuprano tutte le suore ad eccezione di una. Quando gli fu chiesto da prelati che svolgevano l'indagine conoscitiva perché lei era stata risparmiata dallo stupro, rispose che aveva detto di no! Noi crediamo che abbia, involontariamente, utilizzato un esempio sbagliato, altrimenti ci viene il dubbio che Sacconi ritenga che per non subire uno stupro basta che la donna non lo voglia. In sintesi, le donne stuprate, sotto sotto, lo vogliono! La cosa minima, quasi infima, necessaria per riabilitarsi, sarebbe di chiedere scusa a tutte le donne. Una persona può dire citrullaggini, ma un uomo sa anche capire di averle dette.
In questi giorni si è gridato alla riduzione dei senatori e dei deputati (ma è cosa buona? Raddoppiare il numero di elettori per eletto produce vantaggi?); si è urlato alla riduzione delle indennità degli eletti; si è pensato (o no?) di rendere incompatibile il doppio lavoro degli onorevoli e dei senatori; si è, per la prima volta, chiesto anche a loro i sacrifici, tanto che si parlava di radicali diminuzioni poi, in silenzio, si ridimensiona tutto. Innanzi tutto il taglio delle retribuzioni o delle indennità di carica degli organismi costituzionali (10% per la parte eccedente i 90mila euro e il 20% sulla parte eccedente i 150mila euro) non si applicherà da domani  e per sempre, ma solo fino al 2013. Per gli onorevoli che fanno anche un altro lavoro e superano i 9.847 euro netti (!), l'indennità di carica di 5.486 euro mensili netti ( in cui, poi, si sommano tra diaria e rimborsi spese altri 7.193 euro, che non vengono toccati!), non sarà più tagliata del 50%, come prevedeva l'originario testo. La sforbiciata si farà sul totale annuo percepito a titolo di indennità e sarà pari al 20%, ma solo sulla quota eccedente i 90mila euro, e al 40% se supera i 150mila euro. Solo un'operazione di facciata! Si è solo verniciata una facciata del palazzo e ci sono pezzi di intonaco che si staccano continuamente. 
Se a tutto questo ci aggiungiamo la manovra che stanno presentando, che è un insulto ai lavoratori, a chi ha sempre pagato, che continua a tutelare chi più ha, che non vi è nessuna traccia di investimenti alla crescita, e che a seguito della loro incapacità e terrificati che possano cadere e lasciare le amate poltrone la presentano blindata con il voto di fiducia, allora non è pensabile che la gente non si rivolti. Un segnale molto forte lo hanno avuto con lo sciopero della Cgil, con un'adesione del 60%, con gli stabilimenti Fiat (al di là dell'accordo) che hanno raggiunto anche l'80% e con sezioni della Cisl che vi hanno aderito. Un segnale ancora più forte l'hanno avuto con la disponibilità di Bonanni (sindacalista filo-governativo) a firmare l'accordo con Camusso per la difesa dell'articolo 18. Se tutto questo non serve, allora si dovranno assumere la responsabilità  e le conseguenze del progressivo deterioramento dei rapporti fra gli eletti e le persone. 
La Simone Weil scriveva ad un dirigente di una fabbrica come intendeva i rapporti fra i capi e i lavoratori e crediamo che ben si addica anche fra gli onorevoli e gli italiani: "Concepisco i rapporti umani solo sul piano dell'uguaglianza; dal momento in cui taluno comincia a trattarmi da inferiore, nessun rapporto umano è più possibile fra lui e me, ed io lo tratto a mia volta come un superiore, vale a dire subisco il suo potere come subirei il freddo o la pioggia".
Situazione che, prima o poi, richiede un riparo.

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