martedì 9 agosto 2011

Un ministro 4 stagioni

Ci era sfuggito un articolo su L'Unità, Quando Tremonti irrideva i liberisti e gli assalti all'art.18, di Francesco Cundari e per fortuna l'abbiamo letto, perché ci ha riportato alla memoria alcune osservazioni fatte dal ministro dell'Economia in vari anni, che oscillano dalle citazioni di Karl Marx all'elogio del posto fisso; dalla condanna della globalizzazione fino allo strapotere della finanza. Approfittiamo dell'articolo per estrapolare alcune frasi importanti, che delineano perfettamente la camaleonticità del nostro ministro.
Si badi bene, è lecito che, davanti a repentini cambiamenti, si possano riadattare certe convinzioni, ma, conoscendo il carattere del ministro, non certo tenero con i suoi nemici o oppositori, ci piace ricordare alcune sue considerazioni su argomenti molto importanti, in modo che si arrivi ad una lettura dell'uomo, prima che del ministro...dura, veramente dura!
In un'intervista a Repubblica, 21 aprile 2008 scandiva:"Per essere chiari, nessuno di noi è ansioso di fare battaglie epocali come quella sull'articolo 18". Con la nuova svolta liberista, ha riconquistato i suoi vecchi estimatori, quando  asseriva che :"L'estensione dello Stato causa la proliferazione delle leggi; la proliferazione delle leggi causa la moltiplicazione degli illeciti, reali o potenziali; la moltiplicazione degli illeciti cuasa, infine, prima la diffusione e poi la banalizzazione dei crimini". Il 20 aprile del 2009, nella trasmissione di Lucia Annunziata, rai3, annuncia che la crisi delle borse è finita. Nel mese di ottobre dello stesso anno, precisamente il 19 ottobre, pontifica:" La variabilità del posto di lavoro, l'incertezza, la mutabilità, per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no. C'è stata una mutazione quantitativa e anche qualitativa del posto di lavoro, da quello fisso a quello mobile. Per me l'obiettivo fondamentale è la stabilità del alvoro, che è base di stabilità sociale", naturalmente attirandosi gli strali di Emma Marcegaglia. Memorabile lo scontro con gli economisti liberisti, si vedano Francesco Giavazzi e Monti, sul caso del fallimento di Lehman Brothers,che dopo stoccate micidiali  concluse la sua intervista sul Messaggero dicendo:" Lei avrebbe fiducia in una classe politica che non vede il futuro, e vede il presente ancora come proiezione di un passato che si sta sbriciolando? Io no".
Adesso aspettiamo con ansia quali altre contraddizioni tirerà fuori per attaccare Tito Boeri, che ieri scriveva che "il pareggio di bilancio nella Costituzione è inutile e dannoso, addirittura una norma sbagliata, perché ci si potrebbe mettere nelle condizioni in cui si è trovato Obama nelle ultime settimane", per non parlare della modifica dell'art.41:" in quanto inutile e rischia assorbire tempo prezioso e capitale politico che potrebbe essere meglio investito. Non si migliora certo la concorrenza in entrata a colpi di Costituzione".  Un vero e proprio ministro quattro stagioni!
La finaziaria recentemente approvata, figlia dell'illuminato ministro, non è certo lungimirante, tanto che i mercati e l'Europa hanno imposto la loro politica, affinché potessero aiutare il nostro paese attraverso l'acquisto dei bond. Noi sappiamo che Mario Monti non è gradito al ministro, ma riteniamo utile ricordargli che in un editoriale di qualche giorno fa sul Corriere della Sera, Il podestà forestiero, scriveva:" Nelle decisioni imposte dai mercati e dall'Europa, tendono a prevalere le ragioni della stabilità rispetto a quelle della crescita. Gli investitori, i governi degli altri paesi, le autorità monetarie sono più preoccupati per i rischi di insolvenza sui titoli italiani, per il possibile contagio dell'instabilità finanziaria, per l'eventuale indebolimento dell'euro, (anche se, per la prima volta, perfino le agenzie di rating hanno individuato proprio nella mancanza di crescita un fattore di non sostenibilità della finanza pubblica italiana ).
Se abbiamo ben chiaro il passato e altrettanto chiaro il presente, sarà più facile progettare il futuro ed è in funzione di ciò che ci permettiamo di riportare quanto scrive Luca Ricolfi su La Stampa, Un Paese senza, quando scrive:"Il governo Berlusconi ha negato sistematicamente la gravità della situazione, e proprio sulla base di questa diagnosi errata ha ritenuto di potersi permettere una manovra risibile, in cui l'85% dell'aggiustamento necessario per azzerare il deficit veniva scaricato sulle spalle dei governi futuri. sarebbe stato stupefacente che i mercati non si accorgessero del bluff. Ed è un bene ( o meglio è il male minore) che l'Europa, imponendo l'anticipo al 2013 del pareggio di bilancio, abbia di fatto commissariato l'Italia, sostituendosi a un governo paralizzato. Dunque è vero, questo governo è diventato un problema, se non il problema ".Noi ci riferiamo al suo monito sulla classe politica che non riesce a vedere il futuro, anzi, allarghiamo il discorso sulla necessità che ci voglia un leader a gestire la crisi. Paralizzati nell'incapacità sia di prevedere che di gestire, siete stati obbligati ad accettare i dicktat della Bce e dei leader di altri paesi e li presentate come vostri programmi. E'  evidente il vostro fallimento. Ma se la vostra arroganza riesce perfino ad oscurare l'evidenza dei fatti, bene, almeno cominciate a lavorare bene adesso.
Nessuno nega che la crisi non sia solo italiana, ma tutti concordano che voi siete stati degli sconsiderati non solo perché l'avete negata anche davanti all'evidenza (si rilegga il discorso del premier alla camera), ma anche perché per anni non avete fatto niente per contrastarla, affogati, come eravate, nella vostra presunzione. Il cambiamento è necessario, e speriamo che questa volta riguardi anche il costo della politica, ma ci piace riportare un passo dell'editoriale letto ieri mattina sull'Unità, Strada senza uscita, come elemento guida o, se vuole, come monito:" Non è giusto, e non conviene all'Italia, che a pagare la crisi siano sempre i soliti. Stavolta, rispetto agli anni'90, deve esserci uno spostamento dei carichi di risanamento. Il lavoro deve pagare meno della rendita. I poveri meno dei grandi patrimoni. Non c'è governo di salvezza nazionale che possa nascere fuori da questo recinto. E se Berlusconi dovesse procedere sulla vecchia strada da solo, è vitale per il Paese che ci sia una reazione sociale".
La situazione del paese le è nota, poi non meravigliamoci  che le persone, esasperate ulteriormente, possano esprimere il loro disagio anche in forma violenta. Da altre parti, a noi vicine, è già successo e sta succedendo. Una cosa è certa, non crediamo nella pazienza infinita delle persone, specialmente davanti a quello che si paventa come un vero e proprio massacro sociale!



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