domenica 14 agosto 2011

E un regalo ai lavoratori...no?

Indubbiamente l'uscita di Andrea Tomat, patron dell'azienda di abbigliamento Lotto e Presidente di Confindustria Veneto, è una provocazione, magari fuori luogo, ma una provocazione. Indubbiamente l'ha fatta in un momento in cui migliaia di cassa integrati licenziati, lavoratori flessibili lasciati a casa e che di ferie, a differenza sua, ne hanno fatte veramente poche, chiedere che anche gli operai debbano fare la loro parte " regalando 5 giorni lavorativi all'anno per un periodo limitato, diciamo 5 anni", sinceramente è da prendersi come  una battuta di cattivo gusto o, se proprio si vuole, una provocazione fuori luogo.
Se poi si considera che il governo chiede più facilità nei licenziamenti, l'allungamento dell'età pensionabile; che gli stipendi sono agli ultimi posti dei paesi Ocse e ben al di sotto della media europea; che ci sono circa 3milioni di giovani senza lavoro e che in Italia ci sono 10milioni di poveri, allora la provocazione potrebbe apparire, non solo fuori luogo, ma una "battutaccia" da bar e non da persona che occupa una posizione di prestigio e che dovrebbe essere a conoscenza della reale situazione. I lavoratori hanno sempre fatto la loro parte, sempre. Semmai, ma il signor Tomat lo sa, sono stati sempre quelli che hanno pagato errori, inefficienze e sfruttamenti degli altri. 
Secondo il patron della Lotto, le aziende stanno già facendo la loro parte, pagando il 60% di tasse, ma dimentica, e la cosa ci dispiace, che non è a causa dei lavoratori che le tasse sono a certi livelli, ma dovrebbe ricordarsi che il "governo più longevo della storia italiana", quello che da venti anni predica di abbassare le tasse, non è l'espressione dei lavoratori, ma, semmai, della classe da lui rappresentata. E la crisi, per non parlare dei lunghi anni di mancata ripresa, gli operai l'hanno subita, eccome, per cui è veramente inopportuno chiedere ulteriori sacrifici a chi, di fatto, li fa da una vita.
Quando dice che le giornate "regalate" dovrebbero essere devolute"all'impresa per cui lavorano, ma si può decidere di mettere qualcosa in un fondo. Le 5 giornate consentirebbero di aumentare la produttività e la competitività per le imprese, si riuscirebbe ad abbassare i costi dei prodotti anche ad ampliare la possibilità di aumentare le assunzioni", onestamente ci sorge il dubbio o che sia in mala fede o che non sia informato delle statistiche uscite recentemente. 
Innanzi tutto nella manovra, appena firmata dal Presidente della Repubblica, ci sono già tre giorni accorpati alla domenica; poi ci dovrebbe spiegare come sia possibile che ciò permetterebbe un aumento dell'occupazione, visto che, secondo una ricerca effettuata dall'ufficio studi di Mediobanca risulta che: nel 2010, rispetto al 2009,  le aziende hanno fatturato un +8,2%, aumentando i profitti anche del 64,2% ( - 12% rispetto al 2007) e l'occupazione, per il terzo anno consecutivo, è diminuita, tanto che, rispetto al 2009, nel 2010 è stata - 1,9% il che porta ad un saldo negativo, rispetto al 2007, del 5,1%. Da ciò si desume, pur considerando altri elementi compartecipanti, che le aziende hanno fatturato e guadagnato di più con meno manodopera.
Per quanto concerne la produttività e la competitività, e Tomat lo sa, gli elementi da tenere di conto sono altri come, ad esempio, investimenti in ricerca e sviluppo. Se un'azienda ha bisogno dei 5 giorni "regalati" ha ben poca strada davanti.
Il problema non è "teniamo presente che già oggi c'è un numero elevato di giorni di ferie e da 25 potrebbero passare a 20: non se ne accorgerebbe nessuno", ma, piuttosto, che quando si chiede un sacrificio di un diritto acquisito a che si è visto più volte defraudato dei diritti, si dovrebbero indicare anche i successivi benefici, diretti e indiretti. Quelli che Tomat indica sono "solo" interessi diretti alle aziende, mascherati come "possibili" e "improbabili" interessi dei lavoratori.
Ben altra cosa sarebbe stata se i 5 giorni "regalati" fossero stati richiesti "una tantum", e per un solo anno, per rimpinguare le case dello Stato, sempre che il governo, come al solito, non si fosse accanito sul "lavoro" e, da quel che ci risulta, ciò tocca sempre i lavoratori e non le aziende. Noi riconosciamo che le imprese italiane sono state molto brave, in questo momento, a fare i risultati con un governo assente e incapace, ma, se ciò è stato possibile è anche perché hanno potuto contare su una forza lavoro responsabile. E questo il signor Tomat dovrebbe saperlo, perché diversi giornali riportavano, pochi giorni or sono, che a Treviso, Belluno, Vicenza e Padova le riunioni degli imprenditori sono state fatte, per la prima volta, senza politici e, sempre nelle stesse riunioni, gli imprenditori si sono congratulati con i sindacati, compresa la Cgil, per le ottime relazioni intercorse. Quindi, diventa consequenziale desumere, che se le imprese hanno centrato certi obiettivi è perché le contro parti si sono adoperate a farli centrare.

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