giovedì 15 settembre 2011

Giovani e futuro: evidente dicotomia

Chi ha un blog o, comunque, ama scrivere di lavoro, politica o economia ecc. ha ogni giorno l'imbarazzo sulla scelta dell'argomento da trattare. Ma ci sono giorni in cui è difficile scegliere degli argomenti e tralasciarne altri, apparentemente, magari, più importanti. Ci sono volte in cui terminiamo il post e ci chiediamo se non era meglio parlare di Dalema e i matrimoni gay, anziché di Marchionne; oppure ci chiediamo se valga ancora la pena di parlare di Berlusconi anziché del sindaco di Firenze, rottamatore che ha "rottamato" la sinistra nella sua giunta. 
Per noi e sopra ogni cosa, viene il lavoro e i giovani, per cui anche se giudici "comunisti e pure napoletani" continuano a bersagliare il premier, reo solo  di essere ricattato da un professionista di escort e di malaffare e  di essere interessato a ragazze giovanissime e, si mormora, pure minorenni, preferiamo dare la precedenza a chi perde tempo a lamentarsi e sceglie di andare per le strade a manifestare la propria rabbia contro un governo che si disinteressa completamente di loro. Noi stiamo con i lavoratori, le donne e i giovani, pur sapendo che  la strada per un futuro di equità è in salita e con la massima pendenza. 
Il problema non è  solo la crisi, perché sono vent'anni che i giovani sono stati dimenticati e nessuno ha fatto progetti o piani di sviluppo tali da tentare di fargli progettare un futuro. Sono di oggi i dati Ocse che mettono in evidenza che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile è salito, nel 2010, al 27,9% della forza lavoro, che è un 7,6% in più del 2007. Un altro dato allarmante è la percentuale di lavoro temporaneo fra i giovani: il 46,7%. Si consideri che i disoccupati dell'area Ocse raggiungono la cifra di 44,5 milioni: 13,5 milioni in più rispetto al periodo precedente alla crisi del 2008!
A fronte di questi drammatici numeri  ci vorrebbe un governo e un'imprenditoria capace di dare delle risposte "doverose" ai lavoratori, alle donne e ai giovani. Oddio, una risposta l'hanno data, è che per loro i disoccupati sono ancora pochi e poi, miseria, di cosa si lamentano? Il benessere del Paese prevede che si stringa la cinghia tutti e che qualcuno rimanga povero per far più ricchi gli altri. E' una legge di mercato! Tanti poveri concedono a pochi di essere ricchissimi. 
Ma ci sono due personaggi, particolarmente abili a vendicarsi del lavoro e degli "assurdi" diritti che lo tutelano: Sacconi e Marchionne. 
Marchionne ci ha dato lezioni di come lavorano in Usa, di come siano disposti, i sindacati, a collaborare con la proprietà e delle realistiche e ottime relazioni industriali. Ovvia, su Rassegna.it, Marchionne rompe con il sindacato Usa, si legge che è in crisi il rapporto fra il filo-americano amministratore Fiat e il sindacato Uaw, rappresentato da Bob King, il quale non si è presentato al tavolo delle trattative: forse perché Marchionne concedeva poco e quindi la differenza fra il richiesto e il concesso era troppa? Scherziamo! I lavoratori della Chrysler lavorano meglio, di più e a minor prezzo di quelli  italiani...ecco perché hanno interrotto la trattativa. Insomma, nel 2009 decisero di dimezzarsi le paghe per salvare l'azienda...ripetiamo "dimezzarsi". L'Uaw chiede un aumento di 2 dollari delle paghe dei nuovi assunti ( oggi percepiscono 14 dollari l'ora, contro i 28 dei più anziani. Inoltre il sindacato chiede che i lavoratori possano partecipare agli utili del gruppo. Guai chiedere certe cose...potrebbero rischiare che il buon Marchionne minacci di portare la produzione in Italia! Insomma, tanta puzza sotto il naso per l'Italia e poi in Usa chiedono la stessa cosa. Loro hanno un vantaggio rispetto a noi, non hanno i sindacati "tappetino" come li abbiamo noi, che quando il manager chiama loro si prostrano. Eppure il capo di Fiat è pluri-laureato, per cui dovrebbe sapere che gli operai, italiani o americani che siano, sono sempre operai, devono vivere come lui e hanno le stesse esigenze, magari più contenute, ma le stesse! Se fossimo in lui, faremo indagare attentamente, non sia mai che Landini o Camusso abbaino fatto un incontro con Bob King, convertendolo al "comunismo".
E che dire del ministro Sacconi! Qualcuno dice che è una barzelletta ambulante, invece noi pensiamo che sia semplicemente incapace di fare politica: è un ex astioso socialista, talmente incattivito, da fare della vendetta contro il lavoro e i diritti acquisiti in genere, un motivo di lotta. Quello che ci meraviglia, non più di tanto, vista Comunione e Liberazione e i ciellini che sono al potere, è come siano tutti interessati a politiche di distruzione del lavoro, quello con la "L" maiuscola. Partecipa attivamente alla costruzione della peggior manovra che la storia ricordi ( la peggiore precedente ne fu relatore!) e poi si permette di dire "Giuro su mio figlio che mi ha costretto la Bce a varare certe norme".: articolo apparso su Il Giornalettismo, Sacconi ammette che in Italia governa qualcun altro. A parte il fatto che non spiega a quale norma si riferisca, ma è vergognoso, se non squallido, che il nostro ministro e Berlusconi giustifichino le scelte fatte dando la colpa a istituzioni europee. Può anche essere che la Bce abbia imposto delle condizioni all'acquisto dei bond, ma spettava a loro fare una finanziaria seria e credibile. Ciò dimostra quanto siano  effettivi dilettanti, incapaci amministratori, rozzi politici e, perché no, anche un po cialtroni. 
Il nostro ministro-barzelletta, evidenzia un altro grande difetto di chi è ben visto nei palazzi vaticani: la consapevolezza di avere la verità in tasca. Ciò gli consente di dire tutte le castronerie che vuole, perché condite dalla "verità". L'arroganza è tale che può permettersi di dire: Altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per rimettere in discussione il referendum". E tutto ciò a margine del convegno di Confindustria per la presentazione del rapporto del Centro Studi di via dell'Astronomia. Il Paese ha deciso? Non importa, lui ha la verità! 
La verità è che con questa gente non riusciremo mai a risollevarci e ciò protrarrà ancora i giovani nella condizione di essere esclusi per tanti anni, recando danno anche alla seconda generazione, sempre che non sia già stato fatto.
E' necessario, anzi, tragicamente evidente,  che le donne, i giovani e i lavoratori facciano sentire la loro voce e, nel caso, alzarla pure! E' necessario che questo governo e, in generale, questa classe politica, sia cacciata. Chi andrà al governo dovrà dare ampio e dettagliato rendiconto del lavoro svolto, altrimenti dovrà andarsene. Questo è ciò che dobbiamo assolutamente chiedere ed esigere.


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