domenica 13 novembre 2011

L'utopia del tempo libero

Nel giorno della sua uscita di scena, vogliamo ricordare un'infelice analisi del premier sulla crisi italiana:" Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei con fatica si riesce a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni, i posti di vacanza nei ponti sono iper-prenotati ...". Un'analisi molto simile, nei contenuti e nei paragoni, fatta da Bettino Craxi nel 1983, a margine del primo rapporto redatto dalla Commissione di indagine sui temi della povertà. 
Nicola Amendola e Giovanni Vecchi hanno scritto un interessante articolo, Chi invita i poveri al ristorante?, su La Voce, mettendo in risalto come la "povertà degli italiani non interessa alla classe politica". Un fenomeno non solo di Berlusconi, ma che ha radici lontane e, comunque, comuni alla politica in generale.
E' indubbio che per vedere i poveri non si deve andare ai ristoranti o agli aeroporti, salvo che non vi si trovi un casuale mendicante in cerca di spiccioli, ma ciò che a noi interessa, visti i richiami ad attività del tempo libero, è di mettere in evidenza come il "tempo libero" evidenzi le ineguaglianze sociali. Per fare ciò ci avvarremo del libro di Daniel Mothé, L'utopia del tempo libero.
Mothé vuol dimostrare, con il suo libro, che la società del tempo libero è un'utopia, e parte dal presupposto che, affinché tale società possa avverarsi, è necessario ridurre le ineguaglianze sociali e richiama l'attenzione sul come considerare l'aumento del tempo libero, quando scrive: "invece di considerare l'aumento del tempo libero come un mezzo economico per riassorbire la disoccupazione, chiediamoci come sarà utilizzato questo tempo da coloro che non possono accedere ai beni ludici e culturali. Se continuiamo a lasciare lo spazio del tempo libero al mercato privato senza aiutare i più sfavoriti, esso contribuirà a rafforzare le ineguaglianze sociali". 
Normalmente sono due gli argomenti di chi chiede l'aumento di tempo libero: chi lo vede come una soluzione alla disoccupazione echi, invece, lo vede come una possibilità di creare un nuovo tipo di società, dove l'economia sarà subalterna alla politica e dove gli individui avranno più cura di sé e degli altri. Di fatto siamo già in una società in cui il tempo libero è superiore al tempo di lavoro e che nelle nostre società una parte della popolazione vive un tempo libero al cento per cento, in pratica i milioni di pensionati.
Gli "utopisti del tempo libero", come li chiama Mothé, ritengono che la vita affettiva ne trarrebbe vantaggio, ma è anche pur vero che la miseria è poco propizia alla vita affettiva anche se si accompagna, come nel caso dei disoccupati cronici, a un tempo disponibile illimitato. Inoltre, se consideriamo che la nostra società ha molto più tempo libero che alla fine dell'800, si dovrebbe spiegare perché cresce il numero dei divorzi, delle famiglie monoparentali, dei celibi ecc.
Nel tempo libero si intravede la possibilità di ritrasferire all'interno delle famiglie le mansioni domestiche che attualmente sono affidate al mercato. Premesso che ciò causerebbe licenziamenti in tutti quei settori, come ad esempio, di cura degli anziani, di custodia dei bambini, sarebbe da dimostrare se effettivamente ciò si avverasse. Si dovrebbe partire dall'assunto che certe mansioni non siano oggi eseguite per mancanza di tempo anziché di scelta. Spesso facciamo riferimento al passato autoproduttivo, dimenticandoci che l'autoproduzione collettiva era dettata dalla scarsità dei prodotti e di denaro, e che se "la lavatrice industriale ha sostituito il lavatoio collettivo, non sarà nei prossimi anni che  si assisterà all'inversione di tendenza".  
E' soprattutto quando parliamo dei divertimenti che le ineguaglianze si evidenziano, perché dobbiamo tenere cono che se ne trovano gratuiti e a pagamento e la televisione fa parte dei primi: è sempre disponibile, consente di non muoversi di casa, non chiede nessuno sforzo culturale. Per andare ai musei o alle biblioteche è necessaria una cultura di base e, purtroppo, non tutti ne sono in possesso. Senza tener conto che la televisione è gratuita, mentre i concerti, il teatro, il cinema o lo stadio sono a pagamento e chi ha i redditi più bassi potrebbe avere problemi. Oltretutto la televisione può avere le stesse cose senza muoversi di casa. Se poi si tiene conto che il mercato è il più efficace sistema di selezione del divertimento, è facile prevedere che ci troveremo di fronte a una discriminazione tra ricchi e poveri che, naturalmente, si ripercuoterà sulla socializzazione.
Quando si parla di tempo libero, in effetti parliamo di molteplici tempi liberi, perché dipendenti dai redditi e dal grado di cultura. Un operaio a basso reddito non desidera avere più tempo libero ma, semmai, più tempo di lavoro per potersi pagare certi divertimenti. 
Il consumo del tempo libero è diversificato per vari aspetti, pur in strati sociali omogenei: vuoi perché alcuni preferiscono indebitarsi per acquistare beni di prestigio, come la casa, consapevoli di rinunciare al consumo di divertimenti, vuoi perché cambia il valore che si dà a certi divertimenti e o consumi, in funzione del grado di cultura di cui si è in possesso. Generalmente i più poveri sono quelli che hanno un percorso scolastico breve e correlato da insuccesso, per cui pretendere che andranno al concerto perché disporranno di tempo libero non è credibile; magari preferiranno quegli spettacoli in cui non è necessario impegnarsi e la televisione e il mercato privato offrono questi tipi di spettacoli.
In considerazione del fatto che oggi la linea di demarcazione fra i sempre più ricchi e i sempre più poveri si sta sempre più allargando, diventa paradossale descrivere una società del tempo libero, quasi che tutti gli individui facessero parte della classe media. Siccome la realtà è diversa, allora lo Stato deve intervenire, per cui alla ripartizione del lavoro deve coincidere la spartizione dei redditi, oltre a consentire l'accesso al tempo libero per i redditi più bassi, creando infrastrutture che permettano ai più poveri e ai meno scolarizzati di svolgere attività individuali che collettive. Inoltre lo Stato dovrà tenere conto che c'è una quantità di persone che non sono interessate al consumo mercantile del tempo libero; che ci sono felicità da contrastare per il bene pubblico e delle famiglie: si veda l'uso di droghe e alcool, per cui Mothé scrive: "Ad una concezione della democrazia fondata sui desideri individuali di ciascuno, dove la decisione è presa in funzione dei più, deve subentrare una democrazia in grado di discutere del bene comune. A una democrazia fondata sulla domanda dei beni da parte dei più deve sostituirsi una democrazia dove sarà discusso il prezzo delle ineguaglianze inaccettabili".
La precarizzazione del lavoro non aiuta certamente a ricercare o desiderare il tempo libero, anzi, l'incertezza del posto di lavoro porta gli individui a non lasciarlo vuoto, alla mercé del mercato del lavoro, quindi della concorrenza di altri salariati, anzi, chi ha un lavoro gratificante si orienta più verso questo che non verso il tempo libero. 
La possibilità di acquistare beni e servizi a credito, ti da la possibilità di consumare o godere un bene immediatamente, prima ancora che tu abbia potuto lavorare per pagartelo e per Mothé il suo utilizzo è "paragonabile a quello della droga", in quanto, se il denaro è il mezzo più facile per il consumo dei beni, quello che gli individui chiedono è più lavoro e non più tempo libero.
Oggi il tempo libero è troppo sensibile ai contesti lavorativi, alla instabilità dei posti di lavoro. La nostra società è sempre più povera ed è impossibile teorizzare un godimento del tempo libero a chi non ha la possibilità neanche di arrivare a fine mese.
Quando si preconizza l'aumento del tempo libero affinché gli individui, spontaneamente, possano riportare nella vita domestica i servizi lasciati al mercato, si fa una grande scommessa e cioè che "l'affetto trionferà sui beni mercantili e che l'interazione conviviale trionferà sui rapporti di interesse"  e tutto ciò è da dimostrare, in quanto, come scrive l'autore : tra un antico regime in cui il rapporto tra vecchi e giovani era regolato soltanto dalla famiglia e una concezione modernista e asettica, che vede i vecchi andare a morire insieme in case di ricovero, sono stati creati servizi destinati alle persone anziane affinché esse conservino la loro autonomia. Questi servizi, pur essendo finanziati dal denaro pubblico e privato, non fanno perdere la dignità a coloro che li prodigano o a coloro che li ricevono".
Il tempo libero non deve essere aumentato, ma regolato, affinché tutti possano goderne; affinché non  prenda sempre più spazi la televisione, la radio o internet; affinché non ci si rinchiuda sempre più nel privato : "questa società del tempo libero [...] ha un prezzo talmente alto in termini di consumo di ricchezza che resta confinata alle classi medie dei paesi ricchi"...che sono quelle che riempiono i ristoranti, che prendono gli aerei e che vanno in vacanza e che il nostro premier utilizza come parametro di ricchezza.

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