martedì 1 novembre 2011

Non è indignazione...è rabbia profonda!

Mentre discutiamo quale sia il Pd che vogliamo e chi sia guidarlo; mentre assistiamo allo scontro generazionale, fra giovani e vecchi, e ideologico, fra i giovani stessi; mentre decidiamo chi sarà il giovane migliore, Renzi, Civati, Seracchiani, Gasparotto o chissà chi altro; e mentre gli economisti del Pd, Ichino e Fassina, si contendono quale sia il miglior disegno di legge per garantire il lavoro, l'Istat ci propina ancora dei dati allarmanti : i disoccupati a settembre sono 2 milioni e 80mila, un +3,8% rispetto ad agosto (76mila unità in più); i giovani della fascia di età 15-24 sono saliti dal 28,0% di agosto al 29,3% di settembre. Pure l'Ocse lancia l'allarme sul rischio di recessione dell'occupazione. Quisquiglie, davanti ai problemi di un governo ormai alla canna e un'opposizione che sopravvive con dosi massicce di flebo.
Nel momento in cui sarebbe stata necessaria un'opposizione pronta a sostituire un frantumato e agonizzante centro-destra, cominciano le liti, le divisioni, le incomprensioni e le distanze di partiti tanto distanti quanto incapaci di parlarsi e di trovare comuni intenti, di un'accozzaglia di vecchi e giovani più intenti a far valere le proprie ragioni che non quelle del Paese. Storia maledettamente vecchia e tipicamente italiana! Ma se le incomprensioni fra i partiti dell'opposizione possono far parte dello sporco gioco della politica, quello che amareggia, anzi, che alimenta il sentimento di rabbia è il vaso-contenitore del Pd, che non è molto dissimile a quello di Pandora: ogni volta che lo scoperchi, perché ne hai bisogno, escono tutte le magagne. In tutti questi anni di malgoverno, anziché impegnarsi a costruire un programma di governo credibile, anziché inserire al proprio interno giovani interessanti e brillanti, per sostituire paleontolitici dirigenti, che sapessero parlare con il nuovo mondo del web, che sapessero parlare ai giovani,  si sono rintanati sempre più nei loro covi. Non solo non sanno più parlare con la gente, non sanno quali sono i loro problemi, ma neanche si sono accorti che per due volte il web li ha salvati e gli aveva portato in eredità una nuova energia giovane. Vecchi...ma nel senso peggiore del termine! Nel momento in cui il mondo va verso una nuova e più profonda recessione del lavoro il Pd si trova più diviso che mai, e, soprattutto, non ha una politica unitaria per il lavoro. Indegni! Per anni ci siamo turati il naso, vi abbiamo seguiti nelle vostre donchisciottesche battaglie, ma oggi  è tempo di avere dalla nostra parte persone che abbiano gli attributi necessari per ricostruire un'utopia di sinistra. Abbiamo bisogno di giovani che abbiano a cuore i lavoratori, le loro famiglie e, soprattutto i giovani. 
Chi scrive crede che sia un sacrosanto diritto che ogni persona abbia la possibilità di lavorare; che il welfare sia un diritto di proprietà sociale, pari al diritto di proprietà privata; che il reddito minimo di cittadinanza dovrebbe offrire ai più sfortunati una vita dignitosa e che sprecare un solo giovane per l'incuria di chi amministra sia un crimine, ma ci sono momenti in cui non possiamo nasconderci dietro un dito e che guardare alla realtà, anche se dolorosa, sia un'esigenza oltre che un dovere. 
Dobbiamo renderci conto che l'Italia è come una nave in mezzo al mare, semidistrutta da una banda di scellerati dilettanti e rozzi politici, intenti solo a salvare i loro comandanti, che già da tempo l'hanno abbandonata in balia delle onde e basti leggere i continui proclami del ministro Bossi all'indipendenza della Padania e i continui richiami ad un'Italia ormai fallita (poi chiamano corvi chi, dall'opposizione, fa funeree previsioni!). Dobbiamo ricordarci che un'enorme fetta della ricchezza del nostro Paese, che ci permetterebbe in pochi anni di sistemare ogni problema, è sperperata nell'evasione fiscale, nella corruzione, nell'economia sommersa e nell'economia illegale e di tutto ciò nessuna menzione nella lettera di intenti del nostro premier, inviata all'Ue. Non dobbiamo dimenticare che l'Italia deve sopportare dei costi spaventosi per mantenere una Casta che non solo non fa il proprio mestiere ma che è anche la più esosa d'Europa; che si fa forte per il fatto che non può essere sottoposta al giudizio degli elettori; e che alla richiesta fatta ai cittadini di stringere la cinghia, loro se la sono tolta...così non  possono stringersela! Rammentiamo sempre che sono quasi due milioni le persone che vivono intorno alla politica e che dobbiamo pagare anche i loro ricchi stipendi. Inoltre, e questo ci rammarica dirlo, è anche l'Italia dei furbi e dei furbetti, dove truffare lo Stato viene vista come una virtù e non come un crimine: si pensi solo che una pensione di invalidità su dieci  è falsa! Dove pagare una prestazione in nero è visto come un'astuzia per risparmiare e non un incoraggiamento all'evasione. 
Chi governa deve avere il coraggio di prendere decisioni anche impopolari, ma che siano per l'interesse comune. Un tempo potevano capitare ammiragli incompetenti e capitani impreparati, ma c'erano tanti buoni marinai (i lavoratori) e una buona squadra di manutenzione ( la sinistra) e la barca, bene o male andava avanti; oggi, si sono tutti ammutinati, e sono rimasti pochissimi marinai, tantissimi sguatteri e non c'è più la squadra di manutenzione. Oggi si parla di bipolarismo...ma quale? Al massimo si potrà dire che ci siano una destra e una sinistra simil destra (Renzi ne è l'espressione più triste), perché la sinistra è spezzettata in tanti piccoli microscopici partiti  e/o movimenti. Ognuno di questi è convinto di essere portatore di verità. Ognuno di questi esiste per far sopravvivere  propri dirigenti e, tutti quanti, si sono dimenticati della loro missione: i lavoratori e il lavoro. Allora saranno i lavoratori che faranno a meno di voi e riprenderanno in mano il loro destino.
I lavoratori, e non intendiamo solo gli operai, non possono concedere a chi comanda di mandare allo sbaraglio la nostra barca; non possono permettere che l'incompetenza, la bramosia del potere e del facile guadagno non solo affami i marinai, ma che portino alla rottamazione la nave. Non devono concedere che un ministro della Repubblica, tanto per tentare di salvarsi dal disastro compiuto, urli al complotto e al pericolo di un possibile ritorno della violenza, tanto per creare panico e legittimare un regime poliziesco. A quel ministro dobbiamo ricordare che se ciò dovesse accadere, e Dio non voglia,  se ne dovrebbe assumere l'intera responsabilità. Quando si lascia per strada il 30% dei giovani dai 15-24 anni, senza uno straccio di possibilità di lavorare; quando si fa dilagare la povertà; quando non si riesce più a contenere la disoccupazione e si fa accrescere il senso di incertezza nel futuro, non è impossibile che possa divampare la violenza. Soprattutto, poi, se niente viene fatto perché la ricchezza si concentri sempre più nelle mani di pochi  e affamando i molti. I segnali non sono di adesso, che devono dare una stretta al lavoro, ma sono originati da anni di malgoverno. 
Ma i lavoratori devono anche rendersi conto, che questo malgoverno è stato eletto democraticamente, e che democraticamente ha fatto il disastro, per cui, sempre democraticamente, dovremo mandarlo a casa, sperando che chi lo ha votato si sia reso conto del grave errore commesso. Si devono rendere conto che si dovranno fare dei sacrifici, anche delle rinunce dolorose, ma necessarie per rimettere sulla giusta rotta la nave e creare di nuovo tanti marinai, buoni comandanti, ottimi ammiragli e, soprattutto, una buona squadra di manutenzione. In caso contrario non ci potrà essere futuro.

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