martedì 15 novembre 2011

Un po' di sole sul lavoro!

E' stato formato il nuovo governo e il nuovo ministro del lavoro, con delega delle Pari opportunità, è Elsa Fornero. Professore ordinario di Economia e studiosa dei sistemi pensionistici. Sostiene l'estensione del modello contributivo a tutti i lavoratori. Dal 2010 è ai vertici di Intesa Sanpaolo. Al nuovo ministro auguriamo un buon lavoro e ci aspettiamo da lei che sappia ridare dignità al lavoro e ai lavoratori. Siamo consapevoli che non sia possibile fare i miracoli, come, purtroppo, che ci sia bisogno di fare dei sacrifici per portare fuori dalle acque tempestose la barca-Italia, ma è altresì importante che il nuovo ministro sia consapevole che i lavoratori hanno già dato...e daranno ancora, purché ciò serva per un futuro di vita dignitosa per tutti.
Soprattutto è doveroso e urgente il problema dei giovani, senza dei quali non è possibile prevedere, sperare o sognare nessun tipo di futuro. Il compito che spetterà al nuovo ministro è veramente arduo, perché ogni giorno le notizie sul lavoro e d'intorni sembrano dei veri e propri bollettini di guerra. Noi non chiediamo, quindi, miracoli, ma continui miglioramenti per una giusta equità sociale. Quello che chiediamo è che si attivi a far sì che il lavoro sia sempre più per la persona e che si possa, di nuovo, progettare il proprio futuro.
Difficile parlare di vita dignitosa, quando, da un'analisi della Flai-Cgil e Fillea-Cgil risultano esserci 800.000 irregolari nei campi e nei cantieri e 550mila sotto caporale:  400mila lavoratori dei campi sono sotto i caporali; 400mila lavoratori lavorano in nero nell'edilizia e 150mila sono sotto i caporali. Com'è possibile che ancora, in Italia, possa esistere il caporalato e che poco o niente si sia ancora fatto!
E' ancora più difficile parlare di futuro quando un disoccupato su quattro ritrova un lavoro entro un anno e, soprattutto, se, rispetto al 2008, le possibilità per un disoccupato di trovare un'occupazione entro l'anno sono scese dal 33,5% al 26,7%. Tra l'altro i più svantaggiati sono gli over 35.
Difficile pensare che il nostro Paese sia "benestante" se da un'indagine effettuata dall'Ires Cgil, risultano 8 milioni di alvoratori in "sofferenza", tra disoccupati, inattivi, cassaintegrati, precari e part time  involontari; e se la disoccupazione reale, al di là dei dati ufficiali, va oltre il 13% e gli stipendi medi oscillano tra i 600 e i 700 euro al mese.
Fino ad oggi non si è vista nessuna politica economica o industriale degna di tale nome e niente è stato fatto in termini di politiche di sviluppo, tant'è che negli ultimi rilevamenti la produzione industriale è ancora in calo e l'Italia fa peggio della media europea: l'eurozona registra una flessione del 2% su base mensile e un incremento del 2,2% tendenziale; a livello nazionale, invece, si ha un -4,8% mese su mese e un - 2,7% rispetto a un anno fa.
Sul Corriere della sera di ieri c'era un'intervista di Maria Silvia Sacchi a Francois-Henry Pinault, Grande è bello: imparatelo da noi , presidente e amministratore delegato della Ppr, per il quale uno dei problemi per cui le nostre aziende sono in crisi è dovuto al fatto che "voi siete campioni di stile e abili imprenditori, i francesi capaci di costruire gruppi internazionali: la differenza è qui". Inoltre aggiunge che " Grande è bello". Noi avevamo grandi aziende, leader di mercato e gioielli invidiati in tutto il mondo, dall'areonautica all'elettronica, dalla meccanica alla chimica, dalle macchine da scrivere prima e computer poi all'auto, ma manager impreparati e collusi con una classe politica incompetente e corrotta, hanno distrutto la nostra grande industria. In salvataggio al lavoro e ai lavoratori, per non parlare della nostra enorme capacità tecnica, sono arrivate le piccole e media imprese, raggingendo una qualità invidiata in tutto il mondo, tanto che si diceva che "Piccolo è bello". Oggi, indubbiamente, si deve guardare di nuovo al grande, per essere competitivi a livello internazionale, ma ciò non vuol dire che si debba rinunciare a priori alle nostre piccole medie imprese. Le possibilità di crescita competitiva possono essere diverse, e ci sono, unendo le sinergie a livello di acquisti, commerciale o di ricerca, non escludendo, chiaramente, accorpamenti o fusioni, anche se queste ultime, molto spesso, sono fonte di riduzione della mano d'opera. In Italia è difficile che un "padrone" diventi meno padrone e che condivida con altri le proprie conoscenze, ma la condivisione dei saperi renderebbe sicuramente di più. L'unica nostra grande azienda, la Fiat, è più intenta a gestire le relazioni industriali a suo favore che non a saper costruire le auto. Se solo riuscisse ad imparare dalla Wolkwagen sia come fare le auto che a gestire le relazioni industriali, forse, si eviterebbero scioperi, perdita di posti di lavoro, utilizzo spropositato di cassa integrazione e, forse, si venderebbero più auto e ci sarebbe una maggiore pace sociale. Ma questa è un'altra storia che dovrebbero gestire i tre nuovi ministri torinesi o forse non è un caso che vengano da quella città?
Quando chi scrive era giovane, lavorava con un vecchio operaio che continuava a dire che le conquiste fatte dagli operai sarebbero state fonte di continue aggressioni da parte del capitale ed era uso dire: "Sul lavoro pioverà tanto...statene pur certi pioverà a dirotto. E solo voi giovani potete salvarlo...diventando i suoi ombrelli".  L'unica cosa che il buon vecchio ha sbagliato è che non si trattava di pioggia, ma di grandine ed ha fatto enormi danni. I giovani di un tempo non sono stati accorti ed hanno il dovere di aiutare i giovani di oggi a far sì che sul lavoro torni il sole. 

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