martedì 23 agosto 2011

Rapporto tra lavoro, democrazia e libertà

Volevamo terminare la sintesi liberamente tratta dal libro di Marco Panara, La malattia dell'Occidente: perché il lavoro non vale più, iniziata con il post, L'Occidente e la crescita al di sopra delle possibilità, tanto per non lasciare incompleto un argomento per noi troppo importante e su quale è necessario non spegnere mai i riflettori: il lavoro. Se poi, come sta succedendo nei paesi occidentali e in Italia in particolar modo, riguarda i giovani, allora è necessario anche munirci di megafoni e urlare continuamente l'esigenza di uscire dal letargo politico in cui siamo caduti e dall'indifferenza e dall'incapacità dei governi di trovare soluzioni appena decenti.

La diminuzione e la concentrazione della ricchezza prodotta ha un effetto rilevante e devastante sulla struttura economica di ciascun paese, incidendo sulla qualità della vita civile  e sulla coesione sociale. Sicuramente, e le statistiche ce lo ricordano ogni giorno, aumenta la povertà, l'emarginazione, la criminalità e la lotta alla sopravvivenza, la gestione del presente, prevale sul futuro. In queste condizioni è logico prevedere la crescita del razzismo, che trova terreno fertile in chi teme per il proprio tenore di vita e per il proprio lavoro.
Indubbiamente peggiora la qualità della politica, perché gli interessi forti hanno prevalenza su quelli diffusi; si attenua il potere contrattuale delle rappresentanze sociali, concentrandosi sulle soddisfazioni delle esigenze individuali, avvertite sempre meno come collettive.
Peggiora la qualità della democrazia, facendo prevalere il populismo e il plebiscitarismo, rispetto ai complessi rituali delle assemblee e della selezione delle rappresentanze; e ciò porta all'emergere delle tendenze nazionaliste, causate dal prevalere degli egoismi nazionali e individuali, che hanno come causa primaria di creare responsabili"esterni" ai nostri problemi "interni".
Da ciò nasce la necessità di ricostruire quegli antichi legami che si sono persi negli ultimi decenni: il rapporto tra lavoro, democrazia e libertà.  E' necessario ritornare a parlare di produzione della ricchezza e della sua ridistribuzione, che, di fatto, non sono due momenti diversi, ma entrambi tasselli di un unico progetto. Non è pensabile avere sviluppo e creazione di ricchezza tassando il lavoro e l'impresa più del patrimonio e della rendita;  e come sia solo pensabile immaginare equità se non si trova un giusto equilibrio, socialmente accettabile, di tassazione tra chi ha moltissimo e chi non ha neanche il sufficiente.Una ricchezza meglio distribuita diventerà meno finanziari e più reale. Uno Stato, degno di tale nome, deve essere un ottimo gestore delle risorse affidategli e un regolatore moderno e, soprattutto, deve avere gli strumenti necessari per essere forte con i forti.
La ricostruzione del valore sociale e "democratico" del lavoro non ha senso se non si rafforza anche il suo valore economico, per cui è determinante mettere in atto ogni strumento idoneo a ridare al lavoro il valore oggettivamente perduto. Per fare ciò è necessario investire nel sapere e nelle adeguate competenze, aumentando in quantità e qualità l'educazione; diventa veramente necessario sentirne l'urgenza, in quanto l'investimento nell'istruzione non è mai a breve termine, per cui più si allontana l'urgenza e più si allontanano i tempi in cui gli investimenti fatti producono i risultati. A tal fine è necessario che la politica svolga il delicato compito di creare le premesse, sviluppare settori nuovi e a maggior valore aggiunto e rimuovere gli ostacoli ai settori tradizionali affinché possano investire in qualità.
Un altro importantissimo compito dello Stato è quello di dare al mercato le giuste regole nell'interesse del suo miglior funzionamento, affinché non sia concesso ai pochi di spremerlo, avendo la forza e la capacità di garantirne il rispetto e la flessibilità necessarie di modificarle al variare delle condizioni. Fino a quando il lavoro era centrale per l'uomo, si sono avute fasi di progresso civile ed economico, per non parlare di conquiste di libertà. All'affievolirsi di tale centralità, la ricchezza si concentra e diventa consequenziale il peggioramento della democrazia, della società, del mercato e dell'economia.

4 commenti:

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