giovedì 11 agosto 2011

Governo alla deriva

Nel 2010 oltre 427mila giovani hanno perso il posto di lavoro. Quasi il 20% dei disoccupati sotto i 35 anni lavorava nel 2009; il  60% non ha più un'occupazione da oltre un anno. Nord e Centro in recupero, Sud senza alcun segno di ripresa. Questi sono i numeri che emergono da un'indagine di Datagiovani.
 Da un'indagine effettuata dall'ufficio studi di Mediobanca, prendendo in esame i bilanci di 2030 società per l'anno 2010, con un insieme che corrisponde al 50% del fatturato complessivo dell'industria, il 68% dei pubblici servizi, il 31% dei trasporti e il 24% delle vendite al dettaglio si scopre quanto segue: le aziende, rispetto al 2009 hanno recuperato l'8,2% in termini di fatturato e i profitti sono saliti addirittura del 64,2% (inferiori del 12% rispetto al 2007). A fronte di ciò, comunque, l'occupazione è calata per il terzo anno consecutivo ( -1,9% rispetto al 2009), portando il saldo negativo al 5,1% rispetto al 2007 (dati prelevati dal blog Piccole Grandi Imprese, Le aziende italiane: più utili, più fatturato ma meno occupati). Da ciò si dovrebbe evincere che le aziende hanno sistemato i loro bilanci riducendo i costi fissi del personale. Sicuramente non sarà la sola ed unica voce, ma sicuramente la più sostanziale.
A questi antefatti si aggiunga che il governo non ha la più pallida idea di cosa fare, visto che l'incontro con le parti sociali è stato un fallimento, anzi, non si è capito il motivo di tale incontro, considerato che non è stato detto niente. Tremonti annuncia alla Camera che ci saranno "licenziamenti, tasse e tagli", senza presentarsi con un progetto chiaro. Tutto ancora da fare, da stabilire e da ristrutturare. Ma cosa c'è andato a fare alla Camera? Si parla di una possibile patrimoniale, anche se avrà un nome diverso per far contenti Bossi e Berlusconi; si è parlato della modifica dell'art.81 della Costituzione; una possibile riduzione degli stipendi degli statali; ci saranno interventi sulle pensioni; si sono ipotizzate possibili maggiori tasse sui titoli; non si esclude "un contributo di solidarietà"; sicuramente saranno effettuati interventi sul mondo del lavoro; un solo veloce e velato accenno ai costi della politica, ma senza niente di definito, certo, sicuro...insomma nessun progetto! A cosa è servita questa seduta? L'unica cosa plausibile che ci viene in mente è che abbiano fatto una sceneggiata, una grande (!?) operazione di facciata, tanto per dire agli italiani, che loro credono dei citrulli, che hanno incontrato le parti sociali, che si sono confrontati con tutti i partiti, che hanno esposto le linee del progetto e poi andare avanti per conto loro colpendo tanto sui deboli, pochissimo sui ricchi e niente sui privilegi della casta e sui costi della politica. Come sempre! E intanto le borse bruciano milioni di euro e i mercati sono nella più totale incertezza. Stiamo camminando sul filo del rasoio e il governo non decide, anzi, è ancora più diviso, visti gli atteggiamenti di Bossi sulle pensioni e Berlusconi e Bossi sulla patrimoniale, che ritengono un'operazione da comunisti.
Non abbiamo mai lesinato critiche all'opposizione e, in particolar modo al Pd, ma, francamente, è difficile fare l'opposizione con un governo come il nostro. Bersani si è reso disponibile anche con proprie proposte a discutere, confrontarsi, ma su cosa se non è stato presentato niente! Tutto è stato rimandato al 18 di agosto e, come dice Felice Belisario, presidente dei senatori dell'Idv su Nuova Società, Politica al lavoro, Tremonti"stretta sugli evasori" :"Se è vero che quanto scrive il Financial Time, cioè che questa è l'ultima chance per il nostro Paese, il governo non può sprecarla malamente [...] Non aver portato proposte significa varare un decreto subito dopo Ferragosto che non tiene conto delle osservazioni di Confindustria e sindacati e, certamente, neppure dell'opposizione".
Se così fosse sarebbe di una gravità unica e, soprattutto, se la manovra presentasse le stesse iniquità di sempre, anche a riguardo dei tagli alla politica e alle indennità della casta, dovranno mettere in cantiere che la gente non starà zitta e non subirà passivamente le loro arroganze. Bene ha fatto la Camusso a paventare l'idea dello sciopero generale, qualora non vengano accolte le istanze su lavoro, pensioni e welfare. Siamo consapevoli che il momento richiede sacrifici da parte di tutti, ma "tutti" sono anche i professionisti, i politici, chi ha rendite, chi evade, chi porta i soldi in paradisi fiscali, chi, di solito, non paga mai, chi è uso a non fare fatture (si legga i commercialisti, i notai, i dentisti, gli avvocati e tutti quei professionisti che presentano conti esosi e li decurtano se in nero). 
Gli inasprimenti fiscali  e la riduzione della spesa pubblica non deve solo ridurre il deficit e il debito, ma una parte deve far ripartire l'economia. Bene scrive Massimo Deaglio su La Stampa, Sì ai sacrifici se aiutano la crescita : "una manovra restrittiva-espansiva deve essere di maggior ampiezza di una manovra soltanto restrittiva e proprio per questo, e solo per questo, nell'ottica di una prospettiva di sviluppo futuro, ha senso chiedere che le parti sociali sopportino sacrifici straordinari [...] Per evitare il collasso dei consumi occorrerà una ridistribuzione alle fasce dei redditi più bassi (a cominciare dagli oltre 400mila giovani, che hanno perso il lavoro nel 2010) per rilanciare gli investimenti occorrerà spostare risorse da impieghi poco efficienti a impieghi più efficienti". 
Poche volte ci siamo trovati d'accordo con Bersani, ma non vediamo soluzioni diverse dalle dimissioni di Berlusconi e del suo governo, dimostratosi incapace, superficiale, diviso e disastroso, e valutando la possibilità di un governo tecnico che si faccia carico dei disastri di questo governo e che traghetti l'Italia alle prossime elezioni.

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