martedì 16 agosto 2011

Chi manipola il mondo?

Ma cosa sta succedendo? Possibile che i politici dell'Occidente non avessero previsto o immaginato tutto questo? Ci rimane difficile pensare che l'Europa e gli Usa, con lo stuolo di analisti e tecnici super-preparati non fossero in grado di prevedere e gestire la crisi che stava investendo tutti i paesi occidentali. Possibile che i paesi non siano stati in grado di capire a quale disastro ci avrebbe portato la selvaggia avanzata della finanza a discapito dell'economia reale?
Soprattutto, com'è stato possibile lasciare il mondo in mano a pochi manipolatori, ingordi di potere e assetati di denaro. Dal 1980-90 in poi i palazzi della finanza hanno organizzato il "più grande crimine", come scrive Paolo Barnard su Libre, Il vero potere mondiale ci vuole schiavi, attraverso "lo smantellamento della democrazia, la fine della sovranità, la privatizzazione degli Stati, l'eutanasia della politica. Una piovra senza volto, nascosta fra mille sigle: Bildeberg, Wto, Unione europea e Bce, Fmi ecc.".
Ci allarma e ci fa pensare che l'Europa, dominata dalle lobby bancarie, che prendono ordini da Wall Street, sia compartecipe con quest'ultime a "portare al collasso i conti dello Stato, attraverso l'inesigibilità oggettiva degli interessi crescenti sul debito [...] per appropriarsi, come con la Grecia, del patrimonio pubblico che viene obbligato alla privatizzazione".
La politica è sempre più assoggettata al potere occulto (ma lo è?) della finanza e niente può contro un potere sfuggente e potente, subdolo quanto feroce. Quindi non può meravigliarci che i partiti di opposizione siano, più o meno, allineati a quelli di governo e che entrambi non sappiano prendere decisioni adatte, ma solo quelle imposte. Chi governa, di fatto, nelle crisi sono gli organi centrali, anzi, le banche centrali: loro dettano le condizioni, le strade da percorrere e delineano le strategie da impostare. Non sono consigli, ma imposizioni. E non c'è da meravigliarsi se Gad Lerner scrive la sua delusione per non aver sentito Bersani, segretario del Pd, parlare di una vera tassa patrimoniale, limitandosi a chiedere che siano gli evasori "condonati" a pagare, tanto da suggerirgli di allontanarsi dalla finanza e di dedicarsi ad aiutare la gente.
Meraviglia ancora di più se leggiamo che Montezemolo ritiene giusto che sia applicata la patrimoniale sui ricchi e ancora di più se questo lo dice il miliardario Buffet, della Berkshire Hathaway, quando propone di aumentare le tasse ai più ricchi (parla degli americani, ma va bene anche per gli europei), a quelli con un reddito al di sopra di 1milione di dollari l'anno e ancora di più per quelli che superano i 10milioni di dollari. Vi suggeriamo l'articolo su lettera43, le dichiarazioni di Buffet , che sintetizziamo in poche righe:"I nostri leader hanno chiesto un sacrificio condiviso", ma quando ho chiesto spiegazioni sono stato risparmiato" e la stessa cosa è successa ai suoi amici super-ricchi, anche loro non colpiti dalla richiesta di sacrifici."Mentre molti americani fanno fatica a far quadrare il bilancio familiare, noi, super-ricchi, continuiamo a beneficiare di speciali favori fiscali". Quindi porta come esempio il fatto che la sua imposizione fiscale, dell'anno scorso, era del 17,4% contro quella degli operai, che oscillava dal 33 al 41%. Quando l'aliquota dei più ricchi "era molto più alta", negli anni 1980-90, sono stati creati quasi 40milioni di posti di lavoro nel periodo 1980-2000. Poi "meno tasse" ha portato alla "creazione di molti meno posti di lavoro".
Non sappiamo quanto di onesto ci sia nelle parole di questi due super-ricchi, ma sembrano dire cose così banali, che rimane difficile pensare che non siano logiche, salvo per il pensiero liberale di Guzzanti, e non riusciamo a capire come non possa essere una delle strade applicate dai governi. A meno che non abbiano il coraggio di dire la verità: che sono soggetti alle imposizioni della finanza; che le agenzie di rating, che certificano i bilanci delle aziende e degli Stati, decidendo la loro sorte, sono anche consulenti delle società di investimento o altro, le stesse che si lanciano nelle speculazioni; che, quindi, non sono loro che dettano le condizioni di risanamento, ma che sono ricattate da operatori al soldo di un piccolo manipolo di finanzieri sanguisuga.
L'Islanda si è ribellata! E cosa succederebbe se tutti i lavoratori togliessero i propri risparmi dalle banche? Cominciamoci a pensare! Una politica di opposizione dovrebbe anche guardare alla gente e, magari, anche a possibili lotte di contrapposizione al potere occulto dei "manipolatori della terra", allontanandosi da  quei pericolosi giochi di potere dai quali non è possibile staccarsi, una volta  frequentati!
All'opposizione e a tutti quelli che hanno a cuore il lavoro e i lavoratori ricordiamo ciò che scrive Marco Panara sul suo libro, La malattia dell'Occidente: perché il lavoro non vale più : "tornare a riconoscere il valore sociale del lavoro è la prima missione di una classe politica che sappia davvero interpretare le novità del XXI secolo, e ricostruirne il valore economico è il progetto più moderno del quale possa dotarsi".
Pierre Bourdieu ritiene che il potere del capitale si può combattere solo con un movimento internazionale che metta in campo le migliori menti della sinistra e non è più tempo di attendere!

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