giovedì 25 agosto 2011

Da sempre "pane e diritti" sono fonte di rivolta.

Era da tempo che non avevamo un'estate così intensa di avvenimenti e, in particolar modo, tutti di segno negativo: la guerra in Libia, la crisi economica mondiale, la manovra del nostro governo, che ancora annaspa ad essere accettata dai partiti di governo; Formigoni che in pratica consiglia il premier a dimettersi, per vincere alle prossime elezioni; la Cgil che indice lo sciopero per i primi di settembre, per contestare la manovra-dracula di Tremonti; non ci siamo annoiati con le citrullaggini di Bossi e compagni; la Chiesa che attacca gli evasori, ma non intende pagare l'Ici; il Pd che si divide su tutto, dall'Ici della chiesa allo sciopero della Camusso, insomma , a differenza degli altri anni, siamo stati costretti a leggere ogni giorno giornali e blog anche durante la settimana di ferie. 
Appena rientrati dalle ferie, in una città con un caldo umido terribile, ci siamo messi a guardare l'incontro di Berlusconi con Mahmud Jibril, primo ministro del Consiglio Nazionale transitorio libico e ci sono venute a mente molte cose, forse strampalate o slegate fra loro, e chissà che il caldo afoso non ne sia la causa principale. 
C'è venuto in mente l'incontro in pompa magna del leader libico Gheddafi, con il baciamano del nostro premier; le ragazze pagate per ascoltare le farneticazioni del dittatore; la Lega che faceva finta di essere arrabbiata e non ha fatto niente per dire di no alla farsa che tutto il mondo ci ha rinfacciato; ci ricordiamo l'intervista di Frattini alla Bbc inglese e la relativa figura da cioccolataio; non possiamo dimenticare l'intervista del nostro presidente del consiglio alla televisione tunisina, quando invitava i libici a venire in Italia, dove avrebbero trovato lavoro, una casa, l'assistenza medica  e un paese ospitale. Guardandoli insieme, Berlusconi e Jibril, ci hanno ricordato che sono passati pochi mesi quando, il primo, si prostrava e, il secondo, lo riveriva...ed oggi parlano del governo post-Gheddafi...di quando sarà incarcerato e morto. Certo, non che vogliamo difendere Gheddafi, anzi, ma un minimo di dignità dovrebbe essere richiesta a chi fa politica. E' vero che in politica va bene tutto e il contrario di tutto, ma quest'incontro rappresenta la vigliaccheria assoluta.
In particolar modo ci siamo ricordati della primavera araba, di come sono iniziate le cose: dalla Tunisia all'Egitto, poi alla Libia, allo Yemen, quindi in Siria (quale differenza fra il dittatore libico e il sanguinario dittatore siriano?) e ci chiediamo come mai con la Siria i paesi della Nato siano molto più tolleranti! Lo scoppio delle rivolte sono state causate dalla mancanza di "pane e diritti" e, in generale, i primi a scendere in piazza sono stati i giovani. Non ci sconcerta, anzi, avvalla ciò che per diverse volte abbiamo denunciato nei nostri post, ciò che abbiamo letto su L'Espresso da parte di Cacciari:" Quando un establishment non riesce a dare un motivo di fiducia alle nuove generazioni, scoppia tutto. E' avvenuto in Nordafrica e sta per avvenire da noi. Dove la rivolta sarà dei giovani professionisti, del ceto medio impoverito e precario, di tutti quelli che stanno fuori dalle varie caste dei privilegiati". Ma è proprio improbabile? 1.183.000 gli under 35 senza lavoro ( l'Italia vanta il record europeo!); quelli della fascia di età di 24 anni hanno un tasso di disoccupazione del 29,6%, contro la media europea del 21%; tra il 2008 e il 2011 gli occupati under 35 sono diminuiti di 926.000; inoltre va peggiorando anche la fascia 25-54, con il suo 23,2% , contro il 15,2% della media europea ( dati forniti dalla Confartigianato). 
Non dimentichiamo l'aumento vertiginoso delle famiglie povere e di quelle ai limiti della soglia di povertà. A fronte di tutto ciò, il governo vara una manovra lacrime e sangue, dove i privilegi delle caste non vengono tassati; dove ai ricchi non viene chiesto più di tanto ( in Francia, addirittura, gli stessi si sono resi disponibili ad una maggiore tassazione!); dove si ha difficoltà a tassare chi per anni ha portato i soldi fuori dal paese; dove si chiedono ulteriori sacrifici ai soliti che hanno sempre pagato, i lavoratori dipendenti. Le pensioni, il solito argomento, l'unico, su cui incidere, e non i grandi capitali, sono argomento di divisione fra i due maggiori partiti di governo. Soprattutto, si è utilizzata una manovra necessaria, anche a causa delle criminali bugie di questo governo, per escogitare un attacco al lavoro e, come dice la Camusso: "Vi sono  delle vere e proprie vendette verso il lavoro, i suoi diritti e la sua memoria [...] La manovra non è solo profondamente ingiusta e sbagliata, ma è anche ideologica, perché cerca di cambiare l'anima del Paese, cancellando il 1° maggio, il 25 aprile e il 2 giugno".  Una manovra seria, che necessiterebbe di politici seri, non può essere credibile se appoggia la sua necessità su tre giorni di festa, senza contare che non si è tentato di sacrificare una sola festa cristiana. Che dire della Chiesa, che tanto si è scagliata contro gli evasori, non intende pagare l'Ici sui loro immobili? Ma è un argomento che ci porterebbe molto lontano, perché nessun partito che ami il potere oserebbe mai schierarsi contro la Chiesa.
Davanti ad una manovra iniqua cosa dovrebbe fare un sindacato, se non utilizzare l'arma in suo possesso: ossia scioperare? Scherziamo! Il centro-sinistra si è diviso sull'opportunità e la Cgil, da sola,  lo ha già deciso e gli altri due sindacalisti, Bonanni, Cisl, e Angeletti, Uil, si sono immediatamente allineati al ministro Sacconi nel dichiaralo :"Ingiustificabile!"
Ma è la motivazione che merita evidenziare "perché mentre gli altri scioperano...noi lavoriamo per il bene dei lavoratori". Francamente, ma lo dico per i lavoratori, ci piacerebbe che i due segretari contrari allo sciopero, almeno per una volta, non pensassero ai lavoratori! Fino ad oggi l'hanno fatto e, onestamente, hanno solo fatto danni. 
Ma cosa hanno in comune la Libia, Berlusconi, Jibril, Cacciari, Camusso, Bonanni, Angeletti o la Chiesa?...niente! Forse è il caldo o, magari, è perché siamo appena rientrati da una settimana di ferie e dobbiamo riprendere dimestichezza con la razionalità, ma sono le motivazioni dell'esplosione della primavera araba "pane e diritti" che non riusciamo ad accantonare e, chissà perché, ci troviamo tante, forse troppe, analogie con ciò che sta succedendo in Italia. In Occidente, in Italia da oltre vent'anni, il lavoro non è più al centro della vita della persona e, senza il valore sociale del lavoro e la sua valorizzazione economica, non ci  sarà salvezza. Chi governa e fa le leggi, molto spesso, anzi sempre, si  dimentica di valutare che incidenza abbiano tali leggi su chi le deve osservare e mai si mettono nei panni di chi le deve subire, per cui sentiamo l'obbligo di porre un'osservazione-domanda: attenzione ad incidere ulteriormente sui diritti, specie su quelli del lavoro,  e sulle richieste di sacrificio, perché siamo così certi che non sia possibile un autunno caldo in Italia? Che differenza con il "pane e diritti" della primavera araba?



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