mercoledì 12 settembre 2012

IL POTERE...e la politica

Ci sono giorni che hai la sensazione che gli avvenimenti ti girino intorno così vorticosamente, disordinatamente e violentemente che non riesci a mettere a fuoco niente. Scrivi, immagini, magari provochi in modo assurdo...e il giorno dopo è notizia la provocazione! 
Rutelli rientra nel Pd? Ma non è la notizia e tanto meno lo scandalo, perché ci ha abituati ai suoi interessati svoltoni ! La  notizia è l'imbarazzo del Pd e che ci sia anche un solo rappresentante (Fioroni) che applaude il suo ritorno. La follia è che non un solo dei big (scusa Scalfarotto se non ti consideriamo fra i big, ma confidiamo nel tuo apprezzamento!) dica apertamente "NO!". E qui ci fermiamo.

Elkann prevede per Fiat conti migliori nel 2012, nonostante la crisi, e contemporaneamente la stessa Fiat  comunica ai sindacati sei giorni di cassa integrazione per 5000 addetti per il mese di ottobre. E tutto ciò a cornice del già triste quadro, fatto su tragica tela che è la disoccupazione nel Paese, presentato dalla  Cgia di Mestre sui dati dell'Istat e di Prometeia: "Nel secondo semestre di quest'anno rischiamo di perdere 202.000 posti di lavoro. Di questi, ben 172.000 sono in forza tra le piccole e medie imprese".
Mario Monti, che sta facendo outing sulla sua gestione, il che ci fa pensare ad una sua entrata in politica, chiede ai sindacati/lavoratori e imprese di fare sforzi per aumentare la produttività. I sindacati, consci di perdere terreno in termini di rappresentanza, nicchiano, le imprese pure...i lavoratori stanno pagando già...quindi? 

Abbiamo già accennato in altri post che sia la produttività e anche i termini e i modi con cui dovrebbe essere trattata, e per quanto siano noiose le ripetizioni, è doveroso evidenziare  con insistenza. Leggiamo alcuni brevissimi passi estratti dall'intervista da Rassegna.it al professor Giuseppe Travaglini, che insegna Economia politica all'Università di Urbino: "Quando si parla di produttività del lavoro, si parla sostanzialmente del rapporto tra valore aggiunto prodotto e la quantità di lavoro utilizzata per produrlo. L'andamento della produttività dipende da quanto variano il numeratore (il valore aggiunto) e il denominatore (il lavoro). Un'osservazione preliminare è che agire solo su quest'ultimo aspetto è un comportamento decisamente miope, che ci condannerebbe a una rincorsa verso il basso che non aiuterebbe una vera ripresa [...]  (è necessario considerare) tutti gli altri fattori della produzione - l'organizzazione dei processi, la quantità di beni (il capitale) immessi nei processi, la specializzazione produttiva, l'organizzazione dei mercati, le regole - che sono almeno altrettanto importanti della qualità e del costo del lavoro. Se davvero vogliamo aumentare la produttività (e la qualità) del lavoro, è su questi fattori che bisognerebbe insistere di più". La produttività è direttamente proporzionale alla tecnologia applicata e alla ricerca, ma quali traguardi vogliamo sperare di raggiungere se, dati Ocse alla mano, risultiamo essere il penultimo paese industrializzato (31esimi) in termini di investimenti destinati all'istruzione (9% della spesa pubblica!). La situazione in cui si trova il nostro Paese è grave e non possiamo concederci il lusso di raccontarci le barzellette. Almeno si abbia il coraggio di ammettere le incapacità o il mancato "potere" di fare fronte ai problemi. Diciamo chiaramente che i lavoratori si dovranno "schiavizzare" per alcuni anni per rendere più ricchi i ricchi e con i soldi a loro sottratti si potranno risanare i debiti.
Nell'intervista di Massimo Forti a Zygmunt Bauman, Globalizzazione del potere e crisi della politica, si legge: "La ragione di questa crisi, che da almeno cinque anni coinvolge tutte le democrazie e che non si capisce quando e come finirà, è il divorzio tra la politica e il potere [...]  Il capitalismo di oggi è un grande parassita. cerca di appropriarsi della ricchezza di territori vergini, intervenendo con il suo potere finanziario dove è possibile accumulare i maggiori profitti. E' la chiusura di un cerchio, di un potere autoreferenziale, quello delle banche e del grande capitale [...] La finanza ha creato un'economia immaginaria, virtuale, spsotando capitali da un posto all'altro e guadagnando interessi. Il capitalismo produttivo era migliore perché funzionava sulla creazione di beni, mentre ora non si fanno affari producendo cose ma facendo lavorare il denaro. L'industria ha lasciato il posto alla speculazione, ai banchieri, all'immagine".
Tutti siamo consapevoli dei sacrifici da fare, ma esistono le condizioni politiche perché si abbia la speranza di un pur minimo ritorno in termini di benessere generale? Difficile a dirsi...visto che non c'è neanche "la politica"!

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