lunedì 24 settembre 2012

Caro Marchionne, il suo futuro è nei lavoratori!

All'assemblea dell'Unione degli industriali di Torino, Marchionne ha dichiarato che "essere considerati italiani 'nel business non aiuta' [...] nonostante tutto ciò, di fronte all'evidenza dei fatti 'siamo tutti in attesa di un miracolo' [...] 'speriamo che qualche costruttore straniero venga a investire nel nostro Paese e a risollevarne le sorti. Forse perché nella nostra storia abbiamo subito più di un'invasione e ogni volta ci siamo illusi di aver trovato il salvatore'".


In effetti è vero! In Lei qualcuno aveva visto il salvatore...l'uomo del miracolo...il futuro dell'industria italiana e, qualora se lo fosse dimenticato, lo credeva anche una buona parte della sinistra. Lei, che ha vissuto molto all'estero e si è formato con altra cultura...un po' straniero lo è! Malgrado Lei, chi scrive è un tifoso della Fiat, ma non può che guardare con ammirazione alla Volkwagen, per i risultati raggiunti, per le relazioni industriali che ha adottato e per gli investimenti che continua  a fare. 
L'Italia è un paese sicuramente strano ma sarebbe folle che si caldeggiasse la rovina di Fiat per sperare nell'arrivo dei tedeschi, ma non può, e non lo possono i lavoratori, attendere ancora molto che lei decida, finalmente, di fare auto e su quali progetti costruire il futuro dell'azienda. 
In Italia esistono magnifiche realtà aziendali, fra le quali anche la Tod's, conosciute in tutto il mondo e non risulta che abbiano avuto le agevolazioni concesse alla Fiat: non ricordiamo rottamazioni di borse o scarpe; oppure, la rottamazione degli occhiali, che sarebbe benedetta dalla Luxottica. Come non ricordiamo i continui ricorsi alla cassa integrazione.
E' certo che  gli investimenti in ricerca e sviluppo di queste aziende è nettamente inferiore a quelli di Fiat, ma lo dovrebbero essere anche gli utili! D'altronde, alla presa dell'incarico, lei sapeva benissimo quali fossero i valori espressi.
Lei ricorda bene l'arroganza con cui si pose nel 2010, riuscendo nell'intento di rompere l'unità sindacale, minacciando di andarsene se non fossero state accettate le sue inderogabili decisioni. Sa altrettanto bene che fu una vittoria di Pirro...una debole vittoria "forzata". 
Caro Marchionne, per quanto rimanga invariata la nostra disistima, i lavoratori, ai quali voleva togliere i diritti acquisiti, tifano Fiat e, da quanto risulta, costano meno degli operai tedeschi per cui, quando dichiara che il governo deve togliere le "zavorre" che impediscono l'entrata di investimenti stranieri, siamo convinti che si riferisca alle tasse, alla burocrazia, alla mancata politica industriale, alla criminalità organizzata, alla corruzione, all'economia illegale e sommersa, all'evasione, alla mancanza di infrastrutture e all'assenza della politica, ovvero, alla presenza della mala politica. Questo è ciò che mette paura agli investitori e tutto ciò non è colpa dei lavoratori!  
Se è vero che Fiat ha le competenze e le conoscenze di prodotto e di processo e se il livello tecnico degli impianti è come lei ritiene, non attenda oltre  e lasci da parte l'arroganza e la pretesa di cinesizzare il lavoro e i lavoratori  e vedrà che questi ultimi tiferanno ancora di più per Fiat! Anzi,sicuramente sarebbero i suoi migliori alleati! D'altronde in Italia, e sicuramente anche in Europa, non potrà mai replicarsi il modello Foxconn. Ma non si attardi oltre con le sole promesse, perché, come rileva Luciano Gallino:  "...se davvero le vendite prima o poi dovessero riprendere, la Fiat arriverebbe inevitabilmente in ritardo [...] perché non abbiamo ascoltato null'altro che dichiarazioni generiche, senza una prospettiva, senza una novità, senza un'invenzione". Lei sa benissimo che per avere prospettive, novità e invenzioni sono necessari progetti e investimenti. E, francamente, in questo momento sembra essere lei in attesa del "miracolo"! 


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