domenica 9 settembre 2012

D'Alema e Bersani: i gemelli diversi

Massimo D'Alema è un uomo intelligente e, in passato (molto remoto!), forse è stato anche un politico capace, ma ultimamente non ne azzecca una. Sono trascorse poche ore da quando ha esternato su Passera, ritenendolo l'uomo giusto per  un centro-sinistra moderno; anzi, ha detto che Passera troverebbe spazio adeguato nell'aria di centro-sinistra...oppure non ha detto neanche questo! Insomma, qualcosa del genere  ha borbottato, almeno non si offre il fianco ai bigotti di partito, che ritengono "pericolosi" chi non la pensa come loro e non lesinano attacchi o forme più o meno fantasiose di discredito.
E Passera, conosciuto più per i "suoi problemi" che non per le sue capacità, non riesce a stare zitto e conferma che a queste ultime è veramente avverso. 
Alla festa dell'Udc dice:"Se belle teste italiane vanno a fare ricerche in altri paesi, vuol dire che abbiamo cervelli e che abbiamo delle buone scuole [...] Se vanno via in alcuni casi vuol dire che non trovano spazio qui come lo trovano in altri posti, questo è inevitabile perché è normale che se creiamo un alto numero di persone preparate e super brave perché continuino la propria carriera devono cercare spazi e magari li trovano all'estero". 
Premesso che di normale non c'è niente in ciò che ha detto e concesso (con molto sforzo)  che abbia detto un qualcosa di sensato, sorge spontanea una domanda: "Ammesso e non concesso che sia legittimo un bacino estero per i nostri tantissimi e fin troppi giovani super preparati; ammesso e non concesso che qualcuno possa anche scapparci, e voi ben attenti a non farli ritornare, come spiega che l'area della sofferenza occupazionale, in Italia,  è di quasi 4,4 milioni di persone e che un terzo dell'incremento della disoccupazione, in Europa, è imputabile all'Italia"? Dovremo chiudere le scuole! Troppo preparati i nostri giovani e troppi per farli lavorare tutti...e la colpa è dei paesi esteri che non costruiscono posti di lavoro sufficienti. Abbiamo fra i più alti tassi di disoccupazione giovanile; dal 2007 ad oggi l'incremento della disoccupazione è stato del 77%; siamo fra i paesi dell'Ocse che investe meno in ricerca e sviluppo e questo signore trova normale che "alcuni" trovino sbocchi all'estro...e quelli super bravi che rimangono e che sono, disoccupati, precari, scoraggiati e incazzati? In Finlandia si spende il 4% del Pil in ricerca e le sue scuole sono un modello per tutto il mondo. Ora, come non era trasportabile il modello danese, tanto caro al senatore Ichino, tanto meno lo è quello finlandese ma, vista la palese incapacità di costruire qualcosa di italiano...almeno copiate un po'...magari bene!
Se questo è l'uomo giusto per il centro-sinistra del futuro; se, come dice Bersani, sempre più stretto a Casini, che il suo governo sarà la continuazione di quello di Monti, che cambia se vince il centro-sinistra o il centro-destra...se non è straccio è cencio! 
Se il dopo Monti è la sua fotocopia la preoccupazione è tanta, perché alla ministra Fornero ci sono voluti mesi di governo per poter dire:"La recessione è grave, la domanda è bassa, il quadro macroeconomico è molto brutto [...] è difficile che si creino nuovi posti di lavoro [...] serve che ci sia uno spostamento dell'enfasi dalle politiche di stabilizzazione finanziaria a politiche macroeconomiche a sostegno dell'economia reale, che vuol dire occupazione, produzione e reddito per le famiglie". Quindi? Perché non togliere ai cinquantenni, meno produttivi e dare ai trentenni, più produttivi. Sempre nella logica della conflittualità generazionale e della produttività quantitativa a discapito di quella qualitativa. Togliere ad alcuni per dare ad altri è il sistema più facile, che non obbliga a governare e ad amministrare, ma diventa il semplice lavoro dei "tagliatesta", tanto amati dai manager. Prima si "taglia" poi si "ricostruisce"...con il duplice costo di ricostruire anche le capacità. Sarebbe una buona tavola rotonda fra esperti di lavoro verificare se i cinquantenni, in relazione alla produttività qualitativa, siano meno produttivi dei trentenni. Anziché creare osmosi fra abilità vecchie e capacità nuove, è più facile dividere un po' fra tutti, anzi, contrapporre le generazioni in una battaglia senza senso e pericolosa. D'altronde parlare di produttività qualitativa obbligherebbe a parlare dei mancati investimenti in tecnologia... e i soldi, purtroppo, sono serviti per salvare le banche!
Se Bersani, uomo di D'Alema, asserisce che: "Ora tocca a noi. Abbiamo l'ambizione di cambiare il Paese", l'ansia cresce perché o ci siamo persi qualcosa, oppure ritiene che il governo Monti abbia veramente cambiato qualcosa! Ed allora, per quanto sia giusto dare ad ognuno la possibilità della centesima occasione di rifarsi, rimane difficile pensare ad un reale cambiamento.
Tra l'altro D'Alema, che non ne indovina una, ha anche detto che "Renzi non ha i mezzi per governare"...e mentre tocchiamo ferro sarebbe interessante leggere una "posizione chiara" di Vendola, magari senza tanta poesia.



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