domenica 5 giugno 2011

Lavorare sulla cultura del bene comune

Leggevamo sul blog Piccole Grandi Imprese, Gli italiani, il fisco e "la cultura del nero", e ci ponevamo  la domanda se ancora fossimo veramente un Paese.
Il nostro è un Paese dai grandi contrasti e contraddizioni, dove niente sta nel mezzo, quasi una materializzazione del o con me o contro di me, bianco o nero, dimenticandosi che in mezzo ci sono tanti altri colori e che i rapporti non sono solo fra te e me, ma fra noi e tanti altri. Quando si parla di lavoro, economia o infrastrutture, diventa banale fare i paragoni Nord-Sud, come se ci fossero due Italie, due mondi diversi ed uno, inevitabilmente, diventa un peso per l'altro. E così succederà sempre se non si comincerà a parlare di Paese. 



Da lungo tempo parliamo della difficoltà dei giovani a trovare lavoro, delle percentuali di disoccupazione che ormai stano stabilmente vicine a cifre da due zeri; parliamo della crescente emarginazione delle donne dal mondo del lavoro; parliamo della mancanza di politiche economiche e di sviluppo, che sarebbero causate da mancanza di vile denaro e poi leggiamo che ogni italiano nasconde in media 2.093 euro al fisco, il 13,5% del proprio reddito. Il tasso di evasione sale al 44% per chi ha un doppio lavoro e raggiunge il 56,3% per i lavoratori autonomi e gli imprenditori, per salire all'83,7% sui redditi relativi agli immobili. I dati dell'economia "in nero", riferiti al 2008, vanno da un minimo di 255 ad un massimo di 275 miliardi di euro ed è dovuta per il 37% a lavoro non regolare. Secondo l'Istat i lavoratori irregolari, nel 2009, si sarebbero aggirati intorno ai 2.960.000.
Se si pensa che è stata fatta una manovra finanziaria da 25 miliardi di euro, che sono stati fatti tagli al welfare, alla scuola, alla sanità, alla ricerca, che non si sono avviate politiche necessarie per far riprendere il lavoro e si leggono le cifre sopra riportate, allora veramente ci viene la certezza che il nostro sia un Paese in cui la cultura del bene comune è solo un qualcosa di evanescente.
E' indubbio che le tasse siano troppo elevate e che a fronte di ciò che paghiamo non abbiamo niente in cambio, se non solo disservizi; è pur vero che il governo deve studiare strategie per ridurre e cancellare l'economia sommersa e fare guerra all'evasione, ma con la convinzione di vincerla e non con la consapevolezza di dare qualche "colpo" e poi mollare, per non colpire più di tanto, per non toccare le alte sfere; ma diventa prioritario cambiare anche la nostra mentalità: le tasse devono essere pagate e si deve esigere gli adeguati servizi.
Non è pensabile che il 53,6% di evasione sia presente nei lavoratori autonomi e imprenditori, proprio quelle categorie che dovrebbero dare più gettito. La cosa certa è che le tasse le pagano gli stipendiati, quelli che maggiormente risentono delle crisi, che rischiano la disoccupazione e che  subiscono più frequentemente i disservizi. Infondo chi non paga le tasse può permettersi di avere servizi migliori con i soldi che ha sottratto alla comunità e, magari, oltre la beffa il danno, andandoli a richiedere e pagare in altri paesi.
Da questo conteggio mancano tutte quelle voci legate all'economia illegale (si legga il post"Lavoriamo per un futuro di sinistra"), che vanno dalla corruzione all'evasione, dal riciclaggio di denaro sporco ai fatturati della mafia, dai risparmi mangiati a causa di crac finanziari fino alla mancata produzione a causa della contraffazione e tutto questo per una cifra intorno ai 550 miliardi di euro. Si aggiunga inoltre, come segnala la Banca d'Italia, che le organizzazioni criminali si mangiano circa il 15-20% ricchezza della zona in cui operano.
E' facilmente immaginabile cosa si potrebbe fare anche con solo una parte di questi soldi: per il lavoro, per la scuola, per la sanità, per la ricerca  e per il welfare. Dobbiamo renderci consapevoli che se i pochi si mettono in tasca i soldi prelevati alla Comunità...spetterà agli altri  tirar fuori più soldi o rinunciare ai servizi e alle politiche necessarie per il lavoro. 
Se al governo è dato chiedere di fare seriamente la sua parte a fare guerra a questo continuo furto contro la società, studiando le soluzioni più idonee e chiedendone riscontro, da parte nostra deve nascere la consapevolezza che una società ha l'esigenza che una parte dei nostri soldi deve essere per "tutti" e anche negli atteggiamenti quotidiani il nostro comportamento deve essere indirizzato a tale visione: come, ad esempio, esigere dal professionista la ricevuta e non accettare un maggior sconto a fronte di un pagamento in nero. Quel "piccolo nero", che a noi sembra insignificante, a fine anno diventa una montagna di soldi che quei professionisti si intascano senza pagare il dovuto per il buon funzionamento di quella buona società che desidereremmo avere.





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