lunedì 27 giugno 2011

E se la classe media prendesse coscienza?

Ad ogni cambio di governo, chissà perché, il precedente lascia sempre dei buchi finanziari che devono essere sistemati e naturalmente sconfessati dalla parte accusata. Si legga l'accusa di Pisapia alla Moratti sulla gestione delle casse comunali di Milano e rigettate dall'ex sindaco, accusando il suo sostituto di trovare una scusa per aumentare le tasse. Mai sapremo la verità ma, di fatto, si chiederanno ai cittadini ulteriori sacrifici. 
Se l'Italia esce dalla crisi malconcia, si studia una manovra da oltre 40 miliardi di euro che inciderà in minima parte sui privilegi e molto su chi, fino ad oggi, ha sempre pagato per ogni crisi e per ogni cattiva gestione del pubblico.  Nel nostro Paese chi ha "sicuramente sempre pagato" è la classe media. Si richiederà la diminuzione degli stipendi pubblici, l'aumento delle tariffe del gas, dell'energia, dell'acqua; si aumenteranno i prezzi della benzina e, magari, delle tasse scolastiche, così da incentivare i giovani allo studio, tanto con "istruzione non si mangia", come disse il nostro ministro Tremonti; si taglieranno gli investimenti alla ricerca e allo sviluppo e alle università, prioritarie per un sviluppo delle nostre Pmi, così da renderle più adeguate ad un mercato sempre più competitivo e dove la qualità può fare la differenza. Il tutto, naturalmente, con un piccolo preambolo in cui si fa notare che dovranno essere rivisti i compensi di chi occupa funzioni pubbliche, come gli eletti del popolo, che dovranno essere allineati ai compensi europei. Saranno diminuite di numero e di cilindrata le auto blu e i vantaggi extra di cui sono beneficiari. Si incide sui privilegi in maniera molto leggera, sempre che poi non sostituiscano, ai tagli subiti, altre forme di agevolazioni. Una goccia in un mare di soldi necessari per far fronte al debito pubblico e per sperare di avere la disponibilità di fare investimenti necessari al rilancio del Paese. Oggi si chiede, di nuovo, un sacrificio al Paese e il sacrificio sarà quasi interamente sulle spalle della classe media. Si legga il post, Classe media sempre più povera, sul blog Piccole grandi imprese.
Ogni governo che si è succeduto alla guida del Paese, di destra o di sinistra, ha fatto fronte alle necessità "sfruttando" la classe media e per un ovvio motivo: è l'unica classe della quale si conosce ciò che guadagna e sulla quale è facile vedere se fa fronte agli impegni richiesti. Cosa estremamente difficile per i liberi professionisti, gli artigiani e gli imprenditori, che hanno possibilità di evasione o elusione; i manager, con i loro strabilianti compensi, pagano aliquote inferiori di tasse, rispetto a impiegati; i politici, invece, recuperano ciò che gli viene tolto con agevolazioni extra compenso. Insomma è solo sulla classe media che vi è certezza di ciò su cui possiamo veramente contare. Tutto ciò la porta ad essere sempre più povera. 
Nessun governo ha mai fatto seriamente una politica in cui si facessero i conti sui recuperi in termini lotta all'evasione fiscale, all'economia sommersa e all'economia illegale, nelle quali scorrono fiumi di denaro sottratto alla comunità. Solo un piccolo e parziale recupero di questa enorme quantità di denaro permetterebbe di far fronte ad una finanziaria come quella che sta preparando il ministro Tremonti e che impoverirà ulteriormente chi, fino ad ora, ha sempre pagato. Poi ci chiediamo, al di là della scarsa credibilità dei partiti, perché le persone sono sempre più lontane dalla politica. 
Chi ha sempre pagato sono gli stessi ai quali si chiede di stare tranquilli se perdono il posto di lavoro e se ai loro figli non viene concessa l'opportunità di non avere un futuro; sono le stesse persone alle quali viene chiesto di accettare le condizioni proposte da Marchionne, pena la perdita del posto di lavoro, sapendo che chi le propone paga meno tasse di loro, perché ha la residenza in Svizzera; sono le stesse che, a fronte dei sacrifici continui richiesti, devono anche pagare per le truffe e il malaffare di politici o manager pubblici corrotti; sono quelli che vivono del loro stipendio, sempre che lo abbiano, e che sperano di ritirare il loro Tfr, che è un'infinitesima parte di certe buone uscite astronomiche di manager bancari o industriali ricevute, comunque sia la situazione in cui lasciano le aziende gestite. Gli uni, sperano che l'azienda possa pagarglielo, gli altri, le prendono a prescindere. 
Fino a quando la classe media sopporterà tutto questo? Fino a dove si spingeranno i politici? Oggi è malessere, ma non è pensabile che possa durare in eterno e, per quanto penoso possa essere solo il pensarlo, non è difficile ipotizzare che la classe media possa prendere coscienza della sua importanza per il benessere del Paese e che da presa di coscienza si trasformi in contestazione, se non in violenza.



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