martedì 7 giugno 2011

Il tempo di lavoro e il tempo del lavoratore

Il lavoro flessibile, attraverso le varie tipologie di contratti e lavori atipici, ha smantellato i tempi collettivi che dettavano i ritmi dentro e fuori l'impresa, influendo negativamente nei rapporti familiari, di vicinato e nei rapporti verso la collettività. E' necessario considerare i tempo non più e non solamente come metro di misura dello scambio lavoro/salario, ma anche come tempo di vita del lavoratore. Quindi si rende necessaria una profonda trasformazione del diritto del lavoro, affinché possa essere un "regolatore democratico dell'evoluzione socio-economica", come ci ricorda Alain Supiot. 
La questione centrale riguarda la possibilità, per ciascun lavoratore, di rendere compatibili  i vari aspetti della sua vita, che vanno dal lavoro remunerato al lavoro gratuito, dal tempo libero al tempo di riposo: ognuno deve diventare artefice del proprio tempo e si dovranno preservare i tempi della vita collettiva.
Considerare la regolamentazione del tempo del lavoro solo dal punto di vista dell'impresa non è assolutamente più pensabile, in quanto qualsiasi regolamentazione o deregolamentazione influisce sull'intera vita umana, quindi compromettendo l'interesse generale della società. 
Scrive Supiot, in modo sintetico e lucido: "Tutto ciò esclude la tentazione di lasciare la questione del tempo di lavoro interamente alla regolamentazione del datore di lavoro o alla negoziazione collettiva così come conosciuta oggi dal diritto del lavoro. La decentralizzazione delle fonti del diritto non potrà che svilupparsi sulla base di principi generali di compatibilità dei tempi che solo la legge è in grado di fissare. Poiché è in gioco l'interesse generale e la legge è, in una società democratica, la sola espressione legittima di tale interesse generale [...] Ripristinare questa funzione decisionale significa che la legge deve fissare i principi inderogabili di organizzazione del tempo e disegnare il quadro di una contrattazione collettiva suscettibile di abbracciare la questione del tempo dei lavoratori in tutta la sua ampiezza".
Se non si ribalteranno i termini del rapporto da economia su politica a politica su economia, avremo sempre meno società e ciò chiuderà le persone sempre più nel privato, allontanandole da quel senso di partecipazione che è prerogativa essenziale di una società attenta al bene di tutti. Fra i vari capi di stato, solo la Merkel si è interessata al problema, anche minacciando un suo intervento, invitando le imprese a fare in modo che il "lavoro per la persona" sia un obiettivo del prossimo futuro.

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