domenica 10 luglio 2011

Pd: diamo spazio ai giovani

Forse è arrivato il momento di metterci da una parte e di lasciare libera la strada ai giovani quarantenni che sembrano avere le idee chiare  su quale dovrebbe essere il futuro del nuovo centro-sinistra. A leggere i loro articoli o a sentirli parlare si nota sicurezza, chiarezza di idee, abilità di sintesi ed analisi degli avvenimenti e, soprattutto, la voglia di fare. Forse noi, della vecchia generazione, siamo ancora legati a concezioni del lavoro, della vita sociale e del partito, che non hanno più attinenza con l'attualità.
La nostra utopia è rimasta tale e, forse, è proprio questo che non condiziona i giovani, non hanno...un'utopia! Pragmatici, con un senso pratico che ci disarma, certi nei loro indirizzi e progetti, ci spiazzano e, talvolta, ci rimane difficile controbattere alle loro osservazioni.
Si, forse è il tempo che li lasciamo andare, perché noi abbiamo fallito. Gli abbiamo consegnato un mondo che deve essere di nuovo costruito, anzi, che non è mai stato modificato. I poveri sono sempre poveri, anzi, ancora più poveri. La politica è funzione di pochi  e i tanti ne sono lontani; la società ha perso il senso di solidarietà ed è sempre più sfilacciolata e il personalismo ha preso il sopravvento sulla comunità. Abbiamo consegnato il Paese alla peggior destra che la storia abbia mai conosciuto e il berlusconismo, alimentato da una sinistra ( centro-sinistra) inadeguata, ha fatto tabula rasa di tutto ciò che era indirizzato alla persona.
Ha ragione Irene Tinagli quando su La Stampa, Se manca la visione del futuro,  scrive: "Un paese in cui ogni progetto, visione o investimento che travalichi i confini geografici e temporali del qui e adesso si scontra con un mostruoso mosaico di opposizioni particolari. Interessi e prospettive non solo capaci di coagulare un visione congiunta di bene comune, ma spesso foraggiati e incoraggiati dagli stessi politici che quella visione unitaria dovrebbero invece contribuire a ricomporre. Un Paese quindi perennemente imprigionato nei localismi, nel 'fate quel che vi pare, ma non a casa mia", il Paese in cui tutti puntano il dito contro tutti ma nessuno è mai disposto a mettere in discussione i propri piccoli grandi interessi, dai deputati agli allevatori di mucche, dai ministri ai tassisti. Il Paese dove i rifiuti traboccano inondando interi paesi, ma dove nessuno vuole un inceneritore, un Paese dove l'energia costa il 35 per cento in più che altrove, stroncando la competitività delle imprese, ma dove è impossibile fare un piano energetico di qualsiasi tipo. Un Paese iper-cementificato, ma dove gli avversari della cementificazione gridano inorriditi all'idea di un grattacielo che da solo potrebbe sostituire centinaia di bifamiliari con giardinetto, restituendo all'ambiente chilometri di terra libera [...] Simbolo perfetto di un Paese eternamente in partenza ma incapace di capire dove vuole arrivare".
In questi anni il centro-sinistra è diventato sempre più un partito moderato e conseravtore, ha perso la sua spinta riformista e ha perso il coraggio di fare scelte decise e anche radicali, infatti, come scrive Michele Ballerin su I Mille, Riformismo senza guanti :"Essere riformisti non significa essere moderati, se non accidentalmente: significa promuovere riforme, e queste riforme possono essere, all'occorrenza, profonde e perfino radicali [...] Il grado di intensità con cui la politica deve intervenire non è dettato, se non marginalmente, dalle nostre preferenze: è dettato dall'intensità con cui certe problematiche si manifestano [...] L'Europa si trova sprofondata in una nuova emergenza sociale; o il riformismo saprà riconoscerla e affrontarla con strumenti adeguati o il paese volterà le spalle al riformismo: e allora tutto - tutto- sarà possibile".
E' arrivato il momento, per la sinistra, in cui non si deve limitare a dire "contro" Berlusconi,  o facili slogan anti-governativi, ma creare un programma di lavoro su cui far convergere il maggior numero di persone. Ormai non c'è più tempo da perdere, il Paese ha necessità di concrete soluzioni agli enormi problemi che lo attanagliano; non c'è più tempo per le divisioni e tentativi di prevaricazione di un partito sull'altro; non c'è più tempo di farsi dispetti, si veda l'atteggiamento del Pd sull'abolizione delle province presentato dall'Idv . Alessandro Aresu su Lo Spazio della Politica, Come il centrosinistra può ancora perdere le elezioni, scrive:"Nella vita di un Paese esistono momenti in cui ci si può limitare a battere agenzie e darsi dei soprannomi a vicenda, e momenti in cui bisogna governare. Il centrosinistra, per non perdere le elezioni, dovrà cominciare a praticare quella che noi abbiamo chiamato 'democrazia e riconoscimento': riconoscere le ragioni dell'altro e rispettarlo. Ma ciò dovrà portare a soluzioni reali, trovando allo stesso tempo quel difficile equilibrio politico per cui non ci si può più limitare a offrire ai cittadini ragioni per piangere, ma si deve anche infondere coraggio".
Ci vuole il coraggio di valutare i motivi della crisi della sinistra, ma per farlo è necessario che si abbia anche il coraggio di svecchiare i partiti in cui ci sono uomini che sono solo di ingombro, vuoi per la loro età, vuoi perché così integrati nei giochi di potere e nei loro sistemi da diventare imbarazzanti, si veda l'entourage dalemiano; si deve avere il coraggio di considerare i quarantenni dei maturi possibili nuovi conduttori. In Inghilterra chi governa e chi è all'opposizione sono validi  e maturi quarantenni; in Italia sono "troppo giovani e immaturi". L'immobilità del Pd, ancora legato alle beghe perenni fra D'alema e Veltroni; alle lotte intestine per piazzare uomini dei vari schieramenti; gli stessi uomini che si scambiano le sedie, ma che si proteggono a vicenda per "esserci sempre". Basta! Chi scrive non concorda con il giovane vice presidente del Pd Gasparotto sulla firma al documento del lavoro presentato dal senatore Ichino, ma ciò non toglie che, quanto meno, comincino ad esserci delle posizioni su cui discutere, ma di questo ne parleremo in un prossimo post. Perfino il Pdl ha scelto un giovane per riformarsi!
Quello che è fondamentale è dare un impulso nuovo e una nuova carica di energia. Noi potremo essere sempre al loro fianco, magari facendo da allenatori, seppur consapevoli che non è detto che un buon giocatore possa essere anche un buon allenatore. Noi potremo essere la loro anima critica perché mai si discostino da concetti base importanti: la politica del centrosinistra dovrà riaffermare il primato sull'economia; si dovrà occupare delle crescenti disparità di reddito; i concetti di democrazia e uguaglianza dovranno essere i concetti forti e dominanti per un progetto di società in cui la persona è centrale.
In caso contrario, sarà il fallimento della politica e non è azzardato supporre che la parola spetterà alla piazza.

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