martedì 5 luglio 2011

Conflitto generazionale? Ma per cortesia!

Domenica 3 luglio abbiamo letto l'articolo su Il Fatto Quotidiano del giovane Alessandro Rosina, professore di Demografia all'Università Cattolica di Milano, del quale seguiamo anche gli scritti su LaVoce e vogliamo fare alcune considerazioni su quanto scrive, criticando l'atteggiamento del Pd, che ritiene centrale solo  la questione del lavoro e non quella generazionale: " Una affermazione quanto meno discutibile visto che negli ultimi decenni si è invece tolto ai figli per dare ai padri".
Premesso che concordo sul fatto che tutti i partiti si sono dimenticati dei giovani e che ben prima dell'avvento dell'ultima sciagurata era berlusconiana anche i governi di centro-sinistra si sono prodigati a segregare i giovani, inventando una pletora di lavori atipici e dimenticandosi che cosa siano le tutele, specie nella discontinuità dei lavori da loro partoriti.
Chi scrive, da vecchio lavoratore, da padre, che continua ad investire nella formazione del figlio, da persona interessata alla questione dei giovani, prima ancora che Lei si iscrivesse al primo anno di scuola, rifiuta nel modo più categorico di aver usufruito di un qualcosa che sarebbe dovuto andare ad altri, specie ai giovani. Rifiuta di ritenersi un privilegiato, solo perché ha la fortuna (assurdo non poter dire, dopo anni di lavoro, meritata!), che non è di tutte le persone della mia età, di godere di un diritto sacrosanto di ogni lavoratore: lavorare, pagare gli studi al figlio, mantenere la famiglia e pagarsi la pensione. Non crede che quello che Lei ritiene una delle cause della percarietà giovanile, invece sia l'elemento che ha ammortizzato la tragedia  della quasi perdita di una generazione? Non crede che se non avessimo avuto certi "privilegi" forse né lei né tutti gli altri giovani avrebbero potuto studiare, andare all'estero a fare master, dottorati, esperienze lavorative o, più umilmente e dei più, "vivere" la speranza che le cose possano cambiare?
Certo, non cambiano da sole! Bisogna che i giovani si ritaglino il loro spazio, che alzino la testa è chiedano i loro diritti, e Lei pensa che noi "miracolati dalla fortuna" non saremmo al loro fianco a sostenere la loro battaglia? Sono figli, amici dei figli o figli di amici e chi sa cosa sia il lavoro capisce molto bene la tragedia di chi ne rimane privo o che non lo ha mai avuto. Vede, caro professore, chi scrive a 50anni ha fatto 2 anni a progetto, subendo, per l'età e il modo di concepire il lavoro, un'umiliazione terribile, ma che ha metabolizzato e che gli ha dato maggiori stimoli a lottare per i giovani, ma mai gli è passato per la mente che chi aveva il lavoro a tempo indeterminato fosse un privilegiato, perchè quello è il traguardo, anzi, perché solo quello è il lavoro!
La lotta da portare avanti non è togliere ciò che è un diritto, ma estendere a tutti gli stessi diritti. Certo, non parliamo del diritto di manager che guadagnano centinaia di migliaia di euro l'anno, per non parlare di milioni, e del fatto che il "potere" è geriatrico; non stiamo parlando dei diritti degli 1,8 milioni di persone che gravitano nel mondo politico e che prendono indegni stipendi lucrosi, che dovevano essere fonte di rivisitazione della finanziaria appena approvata, ma stiamo parlando dei diritti dei lavoratori.
Togliere ciò che è stato conquistato, parola inappropriata per un diritto, non serve a risolvere il problema, semmai, ma questa è una nostra convinzione, si creerebbe una maggiore precarietà, una maggiore quantità di persone in povertà o ai limiti della stessa, perché dividere fra poveri non  rende una maggioranza "quasi" povera.
Quello che serve è una politica seria che sappia fare serie politiche di sviluppo, che creda nella formazione, che sappia investire in ricerca, che sappia utilizzare le capacità delle nuove generazioni e che si assuma il coraggio e la volontà di cercare soldi dove non ha mai cercato, concentrandosi solo a "spennare sempre" quelli che lei ritiene privilegiati, perché sono gli unici di cui sappiamo esattamente ciò che guadagnano.
Lasciamo l'ultima parte del nostro post, considerandola anche nostra risposta, a Diego Novelli, che su La Nuova Società così Le risponde: " Al professor Rosina, che chiede proposte concrete per affrontare quello che lui chiama 'conflitto generazionale' (anziché economico-sociale), ricordo ciò che sempre sul 'Fatto' è stato scritto il 30 giugno scorso a pag.5: 'Ogni anno in Italia abbiamo 120 miliardi di evasione fiscale; 60 miliardi di corruzzione e 350 miliardi di economia sommersa, pari a ormai quasi il 20% della ricchezza nazionale [...] oltre 500 miliardi nascosti dai propetari italiani nei paradisi fiscali e su cui non si pagano le tasse'. Quella che Edmondo Berselli definì la 'rapina generazionale', rappresentata dal debito pubblico si potrebbe azzerare in dieci anni assommando solamente le due cifre relative alla corruzzione e all'evasione. Il conflitto tra chi ha molto e chi ha poco (la disuguaglianza) è più che mai vistoso nel nostro Paese. Un tempo si sarebbe chiamato 'conflitto di classe'. Ci sia consentito di ricordarlo, se non al professore dell'Università Cattolica, almeno ai dirigenti del Pd".

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