giovedì 14 luglio 2011

Minori costi della politica? Solo con nuova legge elettorale.

Prima di parlare di chi siede nei palazzi del potere e dei costi che ci dobbiamo sobbarcare per mantenerli a fare disgrazie o semplicemente a fare solo gli affari suoi o, nel migliore dei casi, a non fare niente , vogliamo dare un rapido sguardo ai dati pubblicati dal Cnel. Anche nel 2011 il mercato del lavoro avrà un andamento negativo, in quanto a fronte  di una crescita fra lo 0,5 e l'1% del Pil, le unità di lavoro registreranno ancora una flessione e il tasso di disoccupazione potrebbe salire ancora per qualche trimestre.
Il Cnel suggerisce l'urgenza di spostare l'enfasi dalle politiche passive a sostegno del reddito dei lavoratori disoccupati verso misure che incentivino il rientro nel circuito produttivo, onde evitare il rischio che "la persistenza del lavoratore nello stato di disoccupato, diventi il preludio alla formazione di disoccupazione strutturale". Inutile evidenziare che la crisi aggrava ulteriormente la situazione dei giovani: farli rimanere nella situazione di Neet e creare le condizioni di "scoraggiamento" nella ricerca del lavoro. Prima della crisi, il 31% dei giovani passavano dal tempo determinato al tempo indeterminato; adesso tale percentuale si è assestata intorno al 22%. Le donne sono quelle che maggiormente hanno subito la crisi sia in termini di occupazione che di qualità del lavoro. L'occupazione femminile è cresciuta nei servizi ad alta intensità di lavoro e a bassa qualificazione.
Sia il Corriere della Sera che Il Fatto Quotidiano e Bergamonews, riportavano stamani il caso di una donna in coma da un anno e mezzo, che è stata licenziata dalla ditta in cui lavorava, Lavoro, è in coma da un anno e mezzo. L'azienda la licenzia. In pratica, la colpa di questa donna è stata la leggerezza di "essere entrata in coma a causa di una emorragia cerebrale durante la sua quarta gravidanza". L'azienda, trascorsi i 365 giorni e senza accogliere l'istanza del marito, che chiedeva la possibilità di usufruire delle ferie, le manda la lettera di licenziamento con su scritto"La discontinuità della Sua prestazione lavorativa, crea evidenti intralci all'attività produttiva". Chissà come sarà felice quando si risveglierà dal coma! La Cgil ha presentato il ricorso al Tribunale del lavoro e, solo allora, la ditta, la Nuova Termostampi di Lallio, nella voce della sua Ad, Maria N. Manzoni, dichiara: "Le informazioni fornite dalla Cgil sono altamente fuorvianti dalla realtà dei fatti e lesive dell'immagine aziendale. Ci tuteleremo nelle opportune sedi". Un'opportuna sede sarebbe stata anche una risposta sul giornale! Terminiamo precisando che all'azienda l'operaia non costava neppure un euro e non si capisce tale accanimento.
Questa lunga introduzione prima di dare uno sguardo ad una pubblicazione uscita su Il Sole 24 Ore  ad opera di G. Parente e G. Trovati, dal titolo La politica costa 23 miliardi all'anno.
In questa somma, quasi due miliardi di euro al mese, entrano le spese di funzionamento degli organi istituzionali di Parlamento e enti territoriali, ma anche consulenze, auto blu e rimborsi elettorali ai partiti.
E' fuori dubbio che costi per un buon funzionamento degli organi costituzionali ci debbano essere, ma davanti a un periodo di grandi sacrifici, i primi a dare l'esempio dovrebbero essere chi ha il mandato a  gestire la cosa pubblica. Ad esempio, perché non si è votata la soppressione delle province, causa esclusiva di denaro speso inutilmente, se non per difendere certe posizioni politiche, e su questo sono stati bipartisan?
 Non vogliamo soffermarci oltre misura, ma dare alcuni numeri indicativi: le indennità mensili italiane sono di 11.704 euro, contro le 8.882 di Austria, le 7.809 della Germania, le 6.892 della Francia, le 6.001 del Belgio e in tutti gli altri paesi scendono sotto le 5.000, fino alle 1.314 di Malta.
Camera e Senato costano complessivamente 1,7 miliardi di euro. Vediamo dei valori separati: 1 miliardo le auto blu; 8,6 miliardi organismi degli enti territoriali; 1,5 miliardi enti intermedi; 2,5 miliardi Cda delle partecipate; 2,5 miliardi i "consigli" esterni; 180 milioni i rimborsi elettorali;96,1 milioni i rimborsi spesa.
Sul Corriere della Sera di ieri, G.A. Stella ha fatto un calcolo di quanto incidano, su i contribuenti italiani, tali costi, facendo un confronto con gli Usa. Il risultato è disarmante. E' per questo motivo che abbiamo, volutamente, fatto un lungo preambolo con le notizie del Cnel e il caso dell'operaia in coma e licenziata, perché volevamo creare imbarazzo e un pizzico di rabbia in chi ci legge. Specialmente se teniamo conto che la finanziaria chiede enormi sacrifici ai soliti che sempre hanno pagato, quelli "delle buste paga"; evidenziando che i sacrifici dei prossimi tre anni saranno mostruosamente più pesanti...sempre che le cifre necessarie siano quelle iniziali, considerato che già oggi si parlava di oltre trenta miliardi di euro in più.
Consigliamo la lettura dell'editoriale di Angelo Panebianco, sempre sul Corriere della Sera, Ora la dieta per la grassa politica, nel quale spiega le difficoltà che incontrerà chiunque tenti di mettere mano alla riduzione dei costi della politica. Non per niente questo governo a rimandato alla prossima legislatura tale intervento. Per capire in che vespaio si infilerà chi avrà l'ardire di fare una cosa giusta e degna, basti vedere come hanno reagito gli avvocati e i notai all'annuncio della liberalizzazione degli albi professionali.
Su un punto  però volevamo fare un'osservazione all'autore e cioè quando ritiene che una causa della difficoltà dei costi da tagliare sia anche  addebitabile all'opinione pubblica "La questione dei costi della politica si intreccia strettamente con quella del ruolo del potere pubblico. Questi costi [...] non sono sostanzialmente riducibili senza un consistente dimagrimento dello Stato e degli enti pubblici locali, senza spostare, tramite privatizzazioni, verso il mercato compiti gestionali e prerogative oggi in mano al 'pubblico' (ossia ai partiti). Ma non sempre il cittadino che si indigna è anche disposto a trarre le dovute conseguenze, a consentire con politiche di riduzione del peso dello Stato (che contribuirebbero ad abbattere quei costi)".
Noi abbiamo una diversa visione delle cose. Dove sia possibile, è necessario ridurre il peso dello Stato, ma dove si va ad incidere su quei servizi che sono un indispensabile bene comune, si legga l'acqua, non vediamo perché il "pubblico" sia peggio del "privato". Al di là che ci sono documentazioni che dimostrano l'infondatezza di certe asserzioni, ci chiediamo per quale motivo ogni volta che si parla di pubblico, per forza di cose "deve essere solo un costo".  Un bene come l'acqua può essere gestito con
l'oculatezza di pagarsi tutte le spese correnti e le spese per investimenti futuri, senza dover per forza produrre utili. Un privato è obbligato a produrre utili, se vuole sopravvivere. Il problema è che non solo si deve fare smagrimento sui compensi e indennità, ma si deve anche intervenire sulla gestione del pubblico, sostituendo la meritocrazia all'appartenenza politica. Non si risolve il problema degli sgravi sullo Stato privatizzando ogni cosa, il che sarebbe da dimostrare se veramente è un vantaggio per la comunità e per lo Stato stesso, ma riportando i politici a dover rendere conto del proprio operato direttamente agli elettori. E' necessario cambiare la legge elettorale! Ciò darebbe ampio potere ai cittadini di mandare a casa chi non ha ben operato. In un precedente post "Signor presidente, per cortesia, se ne vada" riportavamo un brano dell'editoriale di Ernesto Galli della Loggia in cui spiegava molto bene la causa per cui è molto più facile, oggi, con questa legge elettorale, che gli "eletti" possano compiere reati e il perché li compiono. E' non solo necessaria, ma oseremmo dire vitale una legge elettorale con la votazione diretta dei singoli parlamentari, perché  è molto difficile "comprarsi" la maggioranza dei cittadini...

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