domenica 29 maggio 2011

La lettera di Marchionne ai dipendenti

L'operazione Chrysler è un successo personale dell'ad della Fiat e, com'è d'obbligo dei più validi imbonitori, se ne deve dare ragione a chi, in Italia, guarda questi movimenti con una certa apprensione: i dipendenti. 
Premettendo che l'operazione è un semplice passaggio finanziario e tecnico, si lancia in frasi altisonanti e di grande effetto, tanto per caricare l'ambiente "vogliamo che l'azienda diventi non la più grande, semplicemente la migliore".
Parole di grande effetto, solo se si cominciasse a vedere l'inizio degli investimenti promessi, ma al ritorno dagli Usa ha già detto che non può fare tutto da solo. Forse dimentica che da solo ha detto di fare tali investimenti e che da solo, adesso, deve mantenere le promesse. Il ricatto verso i lavoratori e il governo ha sortito l'effetto da lui desiderato, adesso vediamo se dovremo sottostare ad un ulteriore ricatto: vorremmo veramente rimangiarci ciò che abbiamo scritto in un precedente post, quando sostenevamo che non ci saremmo meravigliati se  con ulteriori ricatti avrebbe messo all'angolo il governo, chiedendo contropartite in cambio del mantenimento delle sue promesse. Questo è il suo stile, ma saremmo ben felici di chiedere pubblicamente scusa, qualora  si verificasse il contrario.
Noi temiamo, forse per l'età e le esperienze vissute, degli imbonitori, che si riempiono la bocca di paroloni, mentendo sapendo di mentire. Ci preoccupa molto sentire un concetto, più volte sentito, che ha il sapore dl falso:" Stiamo dando vita a un gruppo automobilistico più forte e più competitivo. Un gruppo che sarà in grado di assicurare a tutte le sue persone un futuro sicuro e stimolante, in un ambiente dove lo scambio di culture e competenze sarà fonte di crescita professionale e personale".
Noi vorremmo veramente nell'immediato futuro dover riconoscere di aver sbagliato, ma, allo stato attuale, ci sembra che quanto espresso da Marchionne urti sensibilmente con la realtà delle sue fabbriche, dove la crescita professionale e personale è indirizzata a ritmi più elevati alla catena di montaggio; dove si chiede una riduzione delle pause e una maggiore rigidità comportamentale, quasi militare; senza contare che a questo ci siamo arrivati con il banale ricatto di scegliere tra "questo"lavoro o "nessun altro" lavoro e senza contare che i rapporti sindacali sono ai limiti della maggioranza e a chi non è d'accordo non ha il diritto di parola e di rappresentanza. Ma c'è bisogno di lavoro...quindi lui è il più forte. Ma la storia insegna: vincere ma non stravincere, perché si rischia il risentimento. 
I sindacati accondiscendenti, la paura di perdere il lavoro e  un governo prostrante gli hanno dato ciò che voleva; adesso cominci a investire; dia inizio alla annunciata crescita professionale e personale; porti, come ha scritto, ad essere la Fiat la migliore delle case automobilistiche e allora avrà avuto un senso il sacrificio iniziale, altrimenti sarà la solita barbarie padronale e i lavoratori perderanno la paura di rimanere senza lavoro!

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