martedì 10 aprile 2012

Touraine e la sinistra post-sociale

Interessante l'intervista/analisi del grande sociologo francese, Alain Touraine, a cura di Alessandro Lanni e apparsa su Europa.it, della quale ci preme estrapolarne i passaggi più significativi: "La sinistra europea deve andare oltre la socialdmocrazia, deve diventare post-sociale [...] Partiti e sindacati sono stati superati dai tempi e ora devono ripensarsi alla luce di un nuovo conflitto che non è più fra capitale e lavoro, ma è intorno ai diritti universali dell'uomo [...] la nuova sinistra non dovrà essere localistica e identitaria ma globale come il capitalismo finanziario che si trova a combattere [...]
Il punto è che tutte le istituzioni, tutte le norme della vita sociale, dall'educazione alla giustizia, dalla città alla famiglia, tutte le istituzioni che erano state create per istituzionalizzare le risorse della società industriale ora sono in crisi perché il concetto di istituzione ora è vuoto, nessuna istituzione può regolare il mondo del capitalismo finanziario globalizzato" per cui è necessaria " una sinistra animata da una gioventù competente e che faccia dei diritti umani e della moralità la sua bandiera globale [...] quando parlo di diritti universali penso a quei movimenti che somigliano quasi a religioni senza dio come gli indignados " dei quali "le parole più usate sono 'io sono un uomo', 'io voglio essere rispettato', 'non accetto di essere umiliato'. Queste parole sono morali e si oppongono alle leggi e alle forze del capitalismo".
Sempre secondo il grande sociologo, Monti è stato chiamato a ricostruire razionalmente il sistema italiano dopo vent'anni di blocco, per "ricreare, o creare ex novo, una capacità di decisione". Su questo non ci sono dubbi, dopo vent'anni di berlusconismo  e in presenza di una politica inesistente, dedita alla sola cura dei propri privilegi,  e di partiti inetti e lontani dalle esigenze della gente, ma non dai viziosi circoli della corruzione.
Pur riconoscendo a Monti l'ingrato compito di dover sistemare ciò che altri hanno distrutto e sperperato, e si veda l'ultima vicenda della Lega, ma prima ancora il caso Lusi-Margherita, e prima ancora Penati e compagni e ancora prima gli scandali del Pdl, non è possibile accettare, per l'ennesima volta, che siano i lavoratori a farne le spese, pagando oltre ogni limite. 
E' proprio per le parole "io sono un uomo...io voglio essere rispettato...non accetto di essere umiliato" che diventa un sacrosanto diritto difendersi contro gli attacchi di chi ritiene di doversi arrogare il diritto di impoverire ulteriormente le famiglie. E' un dovere e un diritto, per i lavoratori, difendere l'ultimo baluardo rimasto, l'articolo 18, affinché rimanga a protezione delle "mura della cittadella" dei pochi diritti rimasti. Prima di creare lavoro, di adottare politiche di crescita, di sviluppare la ricerca e la qualità si è pensato a facilitare i licenziamenti, concentrando ogni sforzo all'abbattimento dell'unica garanzia rimasta al lavoratore. Se Il neo presidente di Confindustria ha detto che non è a causa dell'articolo 18 che le aziende non investono più in Italia, l'ad di Ikea, Petersson, ritiene che il problema è l'incertezza, i tempi della burocrazia e la politica a limitare la venuta delle ditte straniere. 
Se la nuova formulazione dell'articolo 18 che non prevedeva il reintegro nel caso di licenziamento per motivi economici era un'assurdità, la successiva modifica della norma è una farsa. Si consiglia la lettura dell'articolo del professor Woland, L'articolo 18 e il torto legale, nel quale è ben evidenziata la contorsione mentale a lasciare invariato il tutto, anzi, alimentando maggiore confusione o, ancora peggio, dando facili scorciatoie ai giudici : "Il giudice può ordinare al datore di lavoro il reintegro del lavoratore licenziato solo nell'ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del motivo economico". Premesso che il giudice deve stabilire solo se i motivi economici sussistano  o no e non la "manifesta insussistenza", gli viene data la facoltà di decidere se ordinare il reintegro o meno! Se non esiste il motivo economico il reintegro dovrebbe essere automatico.
Quello che è certo, almeno fino ad oggi, è che il governo Monti ha fatto poco per stabilire l'equità promessa, non ha fatto niente per chi ha sempre pagato e  si è ben guardato dal chiedere a chi ha molto e ha sempre dato poco. Creare ex novo la capacità di decisione sui poveri e sui lavoratori è un lavoro che non implica la necessità di grande esperienza e capacità, ma è una storia vecchia...una storia che si ripete. E' la storia del capitale (oggi finanziario) che vuole stravincere...e lo farà, se il Pd, ormai più simil-destra, continuerà  a genuflettersi. Ce la farà se non si riuscirà a costruire una sinistra moderna, preparata e internazionale. Riuscirà nell'intento se la Cgil, dipendente dal Pd, non cercherà nuove strade di lotta e, soprattutto, se non riuscirà a ramificarsi nelle fabbriche, negli uffici e in ogni altro ambito, attraverso Rsu o rappresentanti con ampio e autonomo mandato operativo: pensare in modo globale per lavorare meglio in ambito locale dovrà essere uno dei principali traguardi.



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