domenica 1 aprile 2012

Marchionne e l'overdose di diritti

Chi non ha mai raccolto frasi celebri e le ha fatte sue, magari riutilizzandole per fare bella figura o per trasformarle in binari su cui camminare nel corso della vita? 
I grandi pensatori riescono a concentrare in pochissime righe un grande pensiero e lo rendono immediatamente fruibile a tutti; riescono a dare risalto ad un'idea, facendola diventare slogan di vita.
Sergio Marchionne non è niente di tutto ciò!
Nella disperata ricerca di nascondere la sua incapacità di manager, tenta di trovare i capri espiatori della crisi in atto e, fortemente, vuol dimostrare l'assioma crescita = assenza di diritti ai lavoratori, oppure, ma non cambia la sostanza, occupazione = operaio utensile.
Il nostro manager filosofo, sempre meno manager e per niente filosofo, in un suo discorso alla Bocconi  (è un caso?) ha concentrato il suo pensiero di rappresentante della classe dominante: "Il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa; il diritto a urlare e a sfilare; il diritto a pretendere. Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati. Ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo", quindi aggiunge che dobbiamo avere la "consapevolezza che bisogna anche dare, per avere". Noi, classe dominante, ci diamo da fare; ci impegniamo a darvi lavoro, ma voi dovete rinunciare ai vostri diritti, dovete guadagnare meno, lavorare quando lo diciamo noi e non potete pretendere che vi si conceda la possibilità di minacciare il nostro potere decisionale.
Scrivetela, questa perla di saggezza, e diffondetela, perché questo è l'obiettivo della "classe dominante globale", come ci ricorda Luciano Gallino sul suo ultimo libro, La lotta di classe dopo la lotta di classe, quando scrive: "...la classe di quelli che da diversi punti di vista sono da considerare i vincitori - termine molto apprezzato da chi ritiene che l'umanità debba inevitabilmente da dividersi in vincitori e perdenti - sta conducendo una tenace lotta contro la classe dei perdenti. Questa classe dominante globale esiste in tutti i paesi del mondo [...] Essa ha tra i suoi principali interessi quello di limitare o contrastare lo sviluppo di classi sociali - quali la classe operaia e classi medie - che possono in qualche misura intaccare il suo potere di decidere che cosa convenga fare del capitale che controlla allo scopo di continuare ad accumularlo".
Prima di rispondere ad una simile perla di "dominante", ci sia consentito di fare alcune osservazioni.
disoccupati italiani sono tra i meno aiutati d'Europa; l'Italia spende per loro solo lo 0,5% del Pil, che è la cifra più bassa rispetto agli altri paesi dell'area euro.
Secondo i dati di Intesa S.Paolo (e non della Fiom!), i termini di spesa pro capite di quest'anno riporta i livelli indietro di 30 anni.
Solo una famiglia su tre arriva tranquillamente a fine mese. 500mila hanno difficoltà a pagare il mutuo sulla casa. Se prima c'era la "sindrome della quarta settimana", adesso la sindrome è rimasta , ma si è spostata alla terza! L'economia sommersa svolge una funzione di ammortizzatore sociale. Il lavoro nero, nel 2011, ha raggiunto il valore di 540 miliardi di euro (35% del Pil), che è il Pil di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria messi assieme! E  si badi bene, sono dati pubblicati dall'Eurispes e non dalla Cgil! 
Dai dati pubblicati dalla Banca d'Italia, altra istituzione che dovrebbe tranquillizzare i timori dell'ad, emerge che "i dieci più ricchi posseggono come i 3 milioni più poveri". Per chi scrive, tutto questo,  sembra essere un'iniquità mostruosa.
Quasi 11 milioni di italiani non pagano l'Irpef e, strana cosa, molti imprenditori denunciano meno dei dipendenti. Ad onor del vero, 4 milioni sono dipendenti, ma ciò non toglie che siano comparteci al delitto dell'evasione fiscale. A conferma di ciò, quando a Emma Marcegaglia  le viene chiesto cosa ne pensa del fatto che alcuni "ricchi" ritengono giusto pagare più tasse (in altri paesi europei e non) non ha difficoltà a rispondere che "I ricchi pagano già molte tasse [...] a differenza dei francesi abbiamo uno Stato inefficiente e sprecone, una spesa pubblica che è arrivata al 52% del Pil, un'evasione fiscale record..."
La Croce Rossa Italiana ha dichiarato che è incredibilmente aumentato il numero dei poveri che ricorrono al loro aiuto, per cui, se questi poveri erano parte dei lavoratori e se le famiglie  dei lavoratori sono sempre più povere, è inevitabile concludere che se l'evasione fiscale è a livelli record non è certo a causa di questi ultimi. Quindi si converrà che la causa è da ricercarsi fra gli imprenditori, gli artigiani, i manager, i liberi professionisti e titolari di negozi.
Per ultimo, ma non per importanza, i nostri salari sono al terz'ultimo posto tra i paesi Ocse e la disoccupazione giovanile oscilla intorno al 29%.
Premesso quanto sopra, è doveroso ricordare che ogni crisi che il nostro Paese ha subito e  ogni manovra che l'Italia ha deciso di fare per riparare le inefficienze di amministratori impreparati e incompetenti, le hanno "certamente pagate l'esercito delle buste paga", perché   è più facile "prelevare e contabilizzare con certezza". E la cosa strana è che non è necessario evidenziare se siano "buste paga" di lavoro a tempo indeterminato o determinato, precario o part-time, perché ininfluente ai fini della contabilizzazione del "prelievo forzato".
Ora, se quanto scritto corrisponde al vero, di quali diritti pensa che possano morire i lavoratori per eccesso di "dosaggio"?
Forse il manager italico-canadese si riferisce al fatto che l'abolizione dell'articolo 18 è solo un miserabile pretesto del capitale per distruggere l'ultimo baluardo del sindacato? E' dalla famosa "marcia dei quarantamila" che si è fatto l'impossibile per distruggerlo, così che vi fosse concesso "liberamente" di trasformare il lavoratore in "utensile" e il lavoro in "merce". Oppure ritiene che l'esercito delle buste paga, che sempre hanno "dato" nei momenti di crisi, non abbiano il diritto, sancito dalla Costituzione, di lavorare? A ben vedere, semmai, sarebbe un ottimo vantaggio, per gli evasori, che continuasse ad esistere, visto che si prendono sulle spalle il Paese. Chissà, invece, se pensava al diritto di urlare la propria rabbia, contro chi "ruba" soldi di pubblica utilità con il lavoro nero, vero "ammortizzatore sociale", insieme alle famiglie, o contro l'evasione fiscale, la corruzione, che vede molti suoi colleghi coinvolti. Quasi sicuramente ritiene intollerabile che questo esercito "pretenda" di esercitare il diritto di insultare gli imprenditori e certi suoi colleghi che preferiscono nascondere fondi in paradisi fiscali o che preferiscono delocalizzare, per sfruttare al meglio la manodopera a sotto costo e a  condizioni miserevoli con il consenso di governi indegni, per poi riportare quei prodotti sul mercato italiano, facendo concorrenza agli imprenditori onesti e mettendo in crisi il nostro mercato del lavoro. 
Quello che Marchionne non capisce, perché esageratamente ricco e a dispetto delle sue qualità manageriali, è che l'esercito di buste paga vorrebbe una vita dignitosa e la vorrebbe trasmettere anche ai propri figli e nipoti, che brancolano nel precariato e nell'incertezza del futuro. Quello che invece vuole lui e ciò che rappresenta, è che il mondo diventi precario, quindi alla mercè di chi "comanda". Se il metro di misura della giusta quantità di diritti sono la Cina, l'India, dove esiste ancora la schiavitù da debito, o il Vietnam, società ideali per un capitale sempre più spietato, allora regge la sua tesi della morte per overdose di diritti.
Ma questo non credo che le persone lo permetteranno, anche grazie alle sue "sortite filosofiche"! Il lavoro è un diritto e combattere per difenderlo è un dovere. Forse anche perché la politica, sempre più assoggettata alla finanza, non solo ha perso il potere, ma anche la dignità. Basti leggere in questi giorni le dichiarazioni dell'onorevole Calearo, che, sotto certi aspetti, lo ricorda molto. 
Dei tecnici, pure professori, sono stati chiamati al capezzale del nostro Paese e, come sempre e con le solite litanie, chi deve pagare sono i lavoratori. A differenza di Berlusconi sono pacati, moderati, piangono, dicono di non essere freddi calcolatori e si angosciano pure, nel difendere la riforma del lavoro. Difficile crederlo, quando sono vissuti con ciò che vorrebbero togliere e quando hanno sistemato i propri figli con ciò che non daranno più ai giovani. Al ministro Fornero ha risposto sarcasticamente una donna precaria su facebook "provi a vivere con un contratto da precaria, Le passerà l'angoscia e le verrà la depressione".
L'Italia ha bisogno di lavoro e della Fiat, allora non sarebbe il caso che facesse un master presso la volkswagen, magari avendo come tutor Winterkon, amministratore delegato della casa tedesca? Oppure, considerato che gli costerebbe meno di un terzo di ciò che ha guadagnato, gli converrebbe pagarlo con i suoi soldi, raggiungendo cinque obiettivi: crescita della Fiat, qualità del prodotto, relazioni industriali serie, niente più scioperi, operai felici.
E lui, comunque, avrebbe sempre la certezza di portarsi a casa il doppio del suo tutor, dedicandosi unicamente alla sua filosofia finanziario-capitalista. 

















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