martedì 3 aprile 2012

Senatore Ichino, ci stupisca!

A febbraio, il tasso di disoccupazione si è attestato al 9,3%, che, in assoluto, il dato più alto dal 2004. Nel quarto trimestre del 2011 il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è salito al 32,6%. Il numero dei disoccupati, pari a 3,3 milioni, aumenta a febbraio dell'1,9% (45mila unità) rispetto a gennaio. Su base annua il numero dei disoccupati aumenta del 16,6%.
Secondo i dati dell'osservatorio Confesercenti-Ispo, due famiglie su 10 sono colpite dai licenziamenti.
Abbiamo il problema degli "esodati", che rischiano di trovarsi senza pensione, senza stipendio e senza alcun ammortizzatore sociale e, tragedia nella tragedia, tanto per evidenziare la professionalità del governo tecnico, il tutto è accompagnato da una commedia in cui sono protagonisti il sottosegretario al tesoro, Gianfranco Polillo e il ministero del Lavoro, che si sconfessano reciprocamente su come risolvere il problema.
Forse a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina, si ha la sensazione che la reazione popolare e la parziale frenata del Pd (sempre in balia del mare dell'incertezza) stiano mettendo in allarme i promotori dell'abolizione dell'articolo 18, tanto che Marchionne insiste di andare avanti nella riforma dello stesso e, guarda caso, il falco Bombassei, persa la poltrona di presidente di Confindustria, "tuona" la stessa cosa, per non parlare del Pdl e della tenacia del governo a proseguire nella battaglia risolutiva all'ultimo baluardo dei lavoratori. 
Sono ancora accesi, e difficilmente si spegneranno, i fuochi di rivolta contro i "giochetti" e gli "artifici" inventati dal Governo per dare, come ci ricorda il professor Woland sul suo post, Un mondo senza testa , la "licenza di licenziare pagando una penale: così facendo si commettono un'ingiustizia, una illegalità e si rende più debole, in quanto ricattabile, il lavoratore". 
Il Presidente Napolitano è preoccupato dello stato di tensione sociale, tanto che si mormora di un suo intervento presso il Governo e le forze politiche perché tentino di trovare una soluzione all'italiana..."un po' per uno"! Il Pd è nel panico e tenta accordi con tutti, pur di non perdere la faccia, specie il 1° maggio. E tutto questo, quasi per niente! Ci siamo accapigliati per un qualcosa che poi non è così grave, perché il lavoro c'è ma non si vede. Per vederlo basta seguire le tre puntate del senatore Ichino su Il Corriere della Sera, quasi fosse una serie televisiva del genere "Il lavoro, chi l'ha visto?"
Se, come dice il senatore del Pd, basterebbe investire in "riqualificazione" o in una mappatura dei lavori, le cose sono due, o siamo un paese di "pirla" o, fino ad oggi, siamo stati amministrati da una manica di incompetenti. E qui ci rivolgiamo al prima e all'attuale! Già Aris Accornero, qualche anno fa, sosteneva che sarebbe stata necessaria una mappatura dei lavori, gestita con sistema misto di pubblico e di privato, per indirizzare i lavoratori nei luoghi e per i lavori richiesti. Tutto questo dimostra anche altre due cose: la prima, che non è poi così vero che il privato funziona meglio del pubblico, perché in questo caso le agenzie di collocamento privato avrebbero fallito la loro missione e, secondo, che il "problema" dell'articolo 18 sarebbe decisamente ridimensionato.
E'  vero che siamo il Paese di Pulcinella e Arlecchino, ma è difficile immaginare, specialmente a fronte dell'elevato numero di suicidi fra i disoccupati e della sempre maggiore povertà delle famiglie, che tutti quelli senza lavoro siano dei vagabondi e che non accettino i lavori "nascosti". Com'è difficile pensare che le aziende limitino il loro business perché non trovano il personale specializzato. Per queste ultime si potranno allungare i tempi di "istruzione", ma se proprio ritengono determinante una certa figura, per fare dei lavori specifici, investire un maggior tempo nella preparazione ripaga comunque la possibilità della messa in atto del progetto. Chi lavora nelle aziende lo vive quasi quotidianamente questo problema. Spesso si cercano lavoratori che si avvicinino alle caratteristiche richieste e poi il completamento viene effettuato dall'azienda stessa. Tutto questo, comunque, non vuole disconoscere una certa veridicità su quanto asserisce il senatore Ichino, ma sarebbe anche da valutare se certi posti "qualificati" o "riqualificati" si vogliono pagare al prezzo di mercato. Sempre chi lavora in fabbrica, sa benissimo che vengono reclutati ingegneri, chimici, elettronici ecc con stipendi bassissimi e per lavori che poco o niente hanno a che vedere con l'istruzione acquisita. La sensazione, molto spesso, è che si vorrebbe che i giovani e i lavoratori "qualificati" e "riqualificati" si sentissero dei privilegiati a trovare "anche" un lavoro sottopagato, che li renderebbe, comunque, privilegiati rispetto a chi non ce l'ha!  Questo non è "riqualificare", ma è giocare al ribasso e, negli anni passati, era compito del sindacato che i salari non subissero il ricatto del depauperamento del "giusto-dovuto", che poi è la politica adottata da Marchionne con i giovani  assunti a metà stipendio, rispetto ai più vecchi, alla Chrysler. Questo non è creare lavoro, ma abusare della disperazione delle persone. I manager e gli azionisti non "rivedono al ribasso" le loro esigenze e l'enorme compenso preso dal manager di Fiat ne è la dimostrazione, pur avendo avuto un calo di vendite in Europa. Recuperare i costi sull'anello più debole e più numeroso non solo tranquillizza gli azionisti, ma "crea nei lavoratori la solidale partecipazione democratica al risanamento aziendale".
Ci sarebbe poi da valutare bene il "metodo e la sostanza" del "periodo di riqualificazione" , che in Italia non ha mai funzionato, salvo dispensare soldi e risorse ad un "privato" che non ha dato segnali incoraggianti rispetto al "pubblico".
Se il numero dei lavori "nascosti" indicati da Ichino sono veritieri, anzi, addirittura stimati al ribasso, non si capisce perché il Pd non cavalca un progetto così ambizioso, che gli darebbe nuova credibilità. Certo non risolverebbe i problemi della disoccupazione, ma sarebbe un  buon allentamento della tensione sociale in atto.
La sensazione è che una discreta parte del lavoro "nascosto" sia causato della volontà degli imprenditori a offrirlo a condizioni improponibili o quasi, e questo spiegherebbe la passione nel voler disintegrare l'articolo 18,  che porrebbe definitivamente le condizioni ideali affinché i lavoratori accettassero (o subissero?) la logica del "bere o affogare"! 



3 commenti:

  1. Buonasera Idelbo.
    Nella logica di governanti e manager di questo mondo sono indispensabili persone che per necessità si svendono: fino a ieri erano immigrati che cercavano la sopravvivenza lontano da casa, oggi cominciano ad essere italiani.
    Ora mi aspetto che il razzismo rivolga lo sguardo verso quelli che erano vicini, amici, parenti che saranno ai margini della società perchè non più in grado di mantenersi.
    I nuovi paria.
    Oggi ci siamo quasi assuefatti alle persone che muoiono per fame anche perchè " Occhio non vede cuore non duole", se poi non ne parla più la TV, se in chiesa è argomento dimenticato...
    E qualcuno continua ad accumulare, accumulare...
    Chissà, quando la maggioranza delle persone sarà consapevole riusciremo a cambiare.
    Spero che presto ci arriveremo.
    Mai mollare.
    Saluti Gianfranco

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    1. Guai a mollare, Gianfranco.
      vista la risposta delle persone all'attacco dell'articolo 18, confido che, finalmente, stia tornando la voglia a gestirsi il proprio futuro.
      Un lavoro e una vita dignitosa devono essere un diritto di ogni persona. Questo è il nostro obiettivo
      Grazie del commento
      Cordialmente
      Idelbo

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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