mercoledì 18 aprile 2012

Il suicidio di Lucia e il disagio dei troppi

Nello stesso momento in cui  i partiti che sostengono il governo, dichiarano che "cancellare il finanziamento pubblico sarebbe un tragico errore, punirebbe tutti allo stesso modo e metterebbe la politica nelle mani delle lobbies", sul sito internet dell'Agenzia Ansa si legge il Rapporto dell'Eures,  Il suicidio in Italia al tempo della crisi, dove si evidenzia che nel 2010 i suicidi dei disoccupati sono stati 362, superando i 357 del 2009, che già erano una notevole impennata, rispetto alla media dei 270 del triennio precedente.

Lasciando a chi ci segue di leggersi accuratamente le statistiche esposte da Eures, ci viene spontanea una domanda: "Ma Alfano, Bersani e Casini sono veramente convinti che le persone continuino a credergli?" Intanto c'è stato un referendum nel 1993 contro il finanziamento pubblico dei partiti che è stato letteralmente inosservato ( alla grazia della volontà popolare!), poi una serie impressionante di casi di corruzione la dicono lunga sull'onestà e la trasparenza dei partiti, infine devono dimostrare di non essere il "braccio lungo delle lobbies di cui fanno riferimento"!
A differenza di Michele Fusco, che sul suo articolo su Linkiesta, asserisce che "Non abbiamo mai assecondato il popolino che urla e magari non sa nemmeno perché", chi scrive ascolta moltissimo il disagio sociale del "popolino", convinto che sia la "reale espressione di un reale  disagio". Se c'è un indice che esprime compiutamente il disagio espresso, al di là del web e degli articoli, è l'indice dei suicidi per motivi economici, che spaziano dai giovani, agli anziani,  e dagli artigiani agli imprenditori. 
Si potrebbero scrivere pagine su questo argomento, ma terminare il post con la lettera, pubblicata sul Quotidiano di Calabria, della mamma di una giovane donna del sud, di nome Lucia, nonché giovane mamma, suicidatasi per la sua pesante situazione di precaria, sia il modo migliore di esprime il reale disagio sociale che sta attanagliando il Paese.  E ' di questo che i partiti e il governo da loro appoggiato  dovrebbero interessarsi! Di soldi da noi sudati ne hanno già sperperati troppi!


GENTILE direttore, avevo deciso di scrivere questa lettera quando  tutti sarebbero andati via, lasciandomi lì, da sola, ad aspettare dietro la porta della sala di rianimazione, dove mia figlia stava affrontando, tanto per usare una frase fatta che poi tanto fatta non è, la sua ultima battaglia. Non ne ho avuto il tempo... siamo stati avvertiti che l’aveva persa… o forse l’aveva vinta.
Ed ora eccomi qui. Non so cosa le scriverò, so solo il “perché”. 
Non si può banalizzare e liquidare il suo gesto come un suicidio dettato dalla depressione, come ha scritto qualche giornale; merita rispetto e maggiore attenzione. 

Si parla di imprenditori che ricorrono al gesto estremo, parliamo anche dei giovani: questi giovani che noi abbiamo generato, ma che non siamo in grado ora di accompagnare nel loro percorso di speranza. Mia figlia non è mai stata banale, ha vissuto il suo breve tempo alla ricerca di qualcosa che noi, NOI TUTTI, non sappiamo più offrire a chi, come lei,  vive la condizione di giovane. 
Lei sì, lei sì che si è sempre impegnata, fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che  il merito avrebbe pagato. Ha sempre dato senza mai chiedere… ecco… senza mai chiedere. E invece avrebbe dovuto farlo, avrebbe dovuto chiedere che i suoi diritti, conquistati con impegno e sacrifici, venissero onorati. 
Laureata in Ingegneria gestionale, in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110, si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le  difficoltà che già conosciamo noi donne… e noi donne del Sud. E’ bella come il sole, la sua intelligenza non è stata scalfita neppure dal volo liberatorio, ma era sola! Ci adorava tanto quanto noi, familiari e amici, tanti, adoriamo lei, ma era sola! Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia. Ingenua lei, colpevoli noi che sapevamo che le cose non vanno esattamente così… E’ sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo… o forse no, perché, ne sono certa, se non l’avessimo uccisa, TUTTI, ci avrebbe dato di più. Perché lei è così, ha dato, sempre, senza neanche volerlo, così, naturalmente, come respirare, bere, vivere. Perché lei è così! 
Cosa vogliamo fare… liquidare il suo gesto così, in maniera banale? No, non è stato un gesto da imprigionare in un trafiletto in terza pagina. E’ il gesto che ogni giovane potrebbe fare, soprattutto se giovane del Sud, questo Sud divorato negli anni - quanti 150? -  da lupi famelici, da burattini - burattinai, da gente mediocre e servile, da chi chiede “per favore” ciò che dovrebbe chiedere “per diritto”, da gente incapace di governarci, da gente che bada a far quadrare i bilanci, da gente che mette al potere quei servi che dicono sempre di sì e che legano a sé con le complicità del malaffare e dei facili e lauti guadagni. No, non poteva vivere in quest’Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov’era amata dai suoi innumerevoli amici. 
E’ una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo!... E voi , mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto!
La mamma di Lucia
17 aprile 2012 11:49




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