lunedì 10 ottobre 2011

Riprendiamo la sfida tra capitale e lavoro

Oggi stavamo leggendo un articolo, datato 30 settembre 1937, La condizione operaia,  di Simone Weil e constatavamo quanto fosse anticipatore e, soprattutto, quanto sia attuale. La storia fra capitale e lavoro è come una sfida fra due macchine, la prima più veloce e la seconda che alterna momenti in cui sembra avvicinarsi e poi, inevitabilmente, allontanarsi, data la disparità di cilindrata. 
Nei gloriosi trent'anni del secolo scorso sembrava che il lavoro avesse trovato il passo giusto, la cilindrata adeguata per competere nell'eterna battaglia, poi la macchina capitalista ha inserito una marcia in più e ha di nuovo preso il via.
Ha di nuovo imposto una lunga distanza di sicurezza. Parte di letteratura asserisce che dagli anni '70, a seguito della crisi energetica, dei continui scioperi e della crisi della produzione di massa, il capitale ha messo in atto la sua rivincita sul lavoro con la produzione flessibile.
Il capitale non ha mai rischiato di perdere la gara, semmai ha rallentato la corsa per far riposare il motore, per essere in grado di  rispondere adeguatamente all'inseguitrice, qualora avesse tentato di avvicinarsi. In questi anni non solo ha rifilato una distanza mostruosa, ma ha rischiato di non avere più un avversario, per come è stato abile a mettere in crisi i tecnici della macchina avversaria: il sindacato e la sinistra. Se la sinistra stenta ancora a riprendersi e a ritrovare una propria identità, il sindacato, invece, ha ritrovato il proprio spirito e nuove strategie di lotta (naturalmente ci riferiamo alla Cgil!). Quanto meno ha rimesso in corsa il lavoro, gli ha dato nuova benzina e nuove gomme. Adesso necessiterebbe di un nuovo motore, per completare l'opera di restauro e per tentare di riagganciare il capitale. Fino a adesso sono stati i movimenti spontanei e il web a fare gli interventi urgenti per fargli continuare la corsa...ma adesso necessita un motore nuovo! E' necessario continuare la competizione e, per farla, è  importante sentire di nuovo parlare da sinistra, di lavoro, di diritti, del lavoro per la persona e di uguaglianza. 
Avevamo lottato e conquistato qualcosa...e siamo ritornati quasi un secolo indietro! Tanto per riflettere, riportiamo testualmente alcuni passi dell'articolo della Weil : "Immaginiamoci ora la settimana di 30 ore stabilita in tutte le fabbriche automobilistiche del mondo, insieme ad una meno rapida cadenza del lavoro [...] le città diventerebbero meno rumorose, le strade ritroverebbero qualche volta i benefici del silenzio. A dire la verità, in condizioni simili, molte persone sarebbero private del piacere di vedere sfilare i paesaggi a cento chilometri all'ora; in compenso migliaia e migliaia di operai potrebbero finalmente respirare, godere del sole, muoversi con il ritmo del respiro, fare dei gesti diversi da quelli che gli ordini impongono loro; tutti quegli uomini, che dovranno morire, conosceranno della vita, prima di morire, qualcosa di diverso dalla fretta vertiginosa e monotona delle ore del lavoro, dal peso dei riposi troppo brevi, dalla miseria infinita dei giorni di disoccupazione e degli anni di vecchiaia". Riferendosi poi ai capi " E' dolce cosa avere inferiori; è penoso vedere degli inferiori acquistare diritti, anche limitati, che stabiliscono fra loro ed i loro  superiori, sotto certi riguardi, una certa eguaglianza [...]  La più urgente preoccupazione di molti uomini situati più o meno in alto nella scala sociale è di mantenere i loro inferiori 'al loro posto' ". 
Noi ci auguriamo che la sinistra ritrovi la sua strada e chi governa la propria coscienza, altrimenti sarà difficile che le persone rimangano ancora a lungo in silenzio...se non che esploda la loro rabbia!


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