mercoledì 12 ottobre 2011

Indignamoci per i diritti

Ormai è storia di ieri e disastro di oggi la foto che ritrae Berlusconi che esce dalla Camera infuriato dopo che il governo è stato bocciato sull'articolo uno del bilancio 2011. A cose normali, almeno fino a quando la politica era una cosa seria, il premier dava le dimissioni. Invece, per Berlusconi, è solo un problema tecnico risolvibile. Per Bossi non è niente di preoccupante, tanto che si era fermato  a parlare con i giornalisti, gli stessi che qualche giorno fa voleva bastonare, pur di non andare a votare. Invece Scilipoti , sembra cadere dalle nuvole e si meraviglia del trambusto...poi, forse, capita la gravità della cosa, ci ripensa e minaccia pure il governo!
In altri momenti, sarebbe stato spassoso sentirlo parlare in televisione, tanto per fare due risate. Oggi, che siamo sull'orlo del baratro, è veramente irritante sapere che dipendiamo da certi personaggi. Ma la cosa più raccapricciante l'ha detta la Mussolini, sempre con la solita eleganza che la contraddistingue: che se era vero che  Scilipoti non aveva votato gli avrebbe dato una pedata nel sedere, e poi avrebbe dovuto restituire tutto ciò che gli era stato dato. Noi vogliamo sperare che non sia una esplicita dichiarazione della compra-vendita paventata a suo tempo, altrimenti ci auguriamo che qualcuno intervenga con relativa denuncia.
I nostri indegni rappresentanti si dilettano nei loro giochini, per sopravvivere nel loro mondo dorato, e noi gli dedichiamo così tanto tempo che, talvolta, ci dimentichiamo di vedere cosa succede nel mondo reale. Consapevoli che non possiamo abbassare la guardia, anzi, che è necessario fargli sentire il fiato sul collo, ci siamo ripromessi di distribuire meglio il nostro tempo e denunciare anche i disastri che elargiscono a copiose mani sui loro elettori e non.
Su Su Rassegna.it si leggono i dati dello Spi Cgil: 9 milioni di donne vivono con una pensione media di 961euro al mese a fronte di quella degli uomini che si aggira sui 1.300 euro. Di queste: 2,4 milioni prendono 358 euro; 2,8 milioni raggiungono un massimo di 721 euro, 2 milioni, invece, percepiscono 792 euro. Rispetto alle donne europee, quelle italiane andranno in pensione più tardi, raggiungendo, nel 2050, i 68 anni.
Per la felicità del ministro Giovanardi, negli ultimi dieci anni il 13% degli omosessuali ha visto respingere un posto di lavoro a causa della sua identità sessuale, mentre fra i trans, la percentuale sale al 45%. Sebbene gli intervistati abbiano dichiarato che attualmente la situazione è migliorata, rispetto al passato (e come non potrebbe essere!), il 4,8% ha dichiarato di essere stato licenziato o ingiustamente non rinnovato perché omosessuale, mentre tra i trans la percentuale si aggira sul 25%. Il 19,1% rileva che sul posto di lavoro è stato trattato male, mentre nel mondo trans la percentuale lievita tantissimo anche in funzione della tipologia di trasformazione: da femmina a maschio, 45,8% e da maschio a femmina, il 56,3%.
Saranno anche dati migliori degli anni passati, ma sono pur sempre scandalosi. Non c'è lavoro, i giovani sono dimenticati, la discriminazione, sul lavoro e fuori, è molto alta, le donne sono sempre più marginalizzate sul mercato del lavoro o, qualora ci siano, la disparità tra i sessi, sia come stipendi che come trattamento, sono sensibilmente  diversi.
L'incapacità, l'inerzia, la difficoltà e la superficialità dei governi, dimostrata davanti all'avanzare della crisi, ha ulteriormente impoverito la vita dei lavoratori. In tutto il mondo, progressivamente e inarrestabilmente si stanno moltiplicando le proteste degli indignados. Dall'Africa all'America, dall'India all'Europa (e cominceranno anche in Cina!) crescono ogni giorno gli indignati, che scendono in piazza per protestare e per far sentire la propria voce. Il 15 ottobre, a Roma, è indetta la manifestazione per ribadire che le ricette, prospettate per far fronte alla crisi, sia dei governi, che dell'Unione europea, Bce e Fmi sono "inique e sbagliate", più concentrate alla difesa delle rendite e privilegi dei ricchi, che non incentrate allo sviluppo del lavoro. Giovani indignados provenienti da vari paesi d'Europa scandiranno bene che le istituzioni poc'anzi menzionate, "distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l'istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani", proponendo ricette in cui siano contemplati gli investimenti "sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione". Diventa prioritario redistribuire radicalmente la ricchezza.
Speriamo che il governo sia sollecito nel dare le risposte o nel formulare, in modo chiaro,  progetti tesi a incrementare politiche di sviluppo, senza le quali non ci sono vie di fuga. I governi, e il nostro in particolare, qualora non decida di dimettersi per manifesta incapacità, dovranno essere solleciti per fare in modo che da protesta non diventi scontro.



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