domenica 9 ottobre 2011

Due "ciaccole" al bar

Non succede spesso, ma sempre volentieri ci concediamo una breve pausa al bar per un buon cappuccino, accompagnato da una sfoglia con pasta di riso, leggendo il giornale che troviamo libero. Confessiamo che il più delle volte è per nascondere il desiderio di ascoltare liberamente i dialoghi o i battibecchi degli altri avventori. Non è un bel bar, anzi, piuttosto bruttino, ma è molto frequentato, perché è l'unico  disponibile nella zona industriale dove lavora chi scrive. Proprio per questo frequentato da operai, imprenditori, rappresentanti, operatori ecologici (i netturbini di una volta!) e avventori vari, compresi gli extracomunitari che lavorano nelle fabbriche e ben accetti per questo
. Proprio per l'eterogeneità dei lavori rappresentati non sono infrequenti discussioni politiche, il più delle volte molto accese, che nascono in sordina e, molto spesso, degenerano in forti discussioni, dove offese e bestemmie fanno da corollario ad urlate (con relativa dilatazione delle vene del collo) sintesi dei rispettivi pensieri politici. E queste sono giornate tranquille, perché il lunedi del calcio sembra d'essere nell'arena dei gladiatori.
Ormai conosciamo quasi tutti: abbiamo individuato le appartenenze politiche, i più accaniti sostenitori delle proprie idee, i più rissosi, quelli che le sparano grosse, usando i titoli dei giornali e dimenticandosi di leggerne i contenuti; soprattutto abbiamo individuato quelli più sensibili alle critiche e che reagiscono in modo plateale, cercando di coinvolgere tutti, in cerca di sostegno alle loro idee. 
Sembra che la "discussione" sia perennemente presente, come liquido infiammabile, e che basti una piccola scintilla per farla esplodere. Noi amiamo questo bar, anche se per certi versi rappresenta il nuovo modo di intendere la politica, e cioè urlare le proprie idee anziché confrontarsi, ma ci troviamo anche spontaneità, sincerità e dei vecchi lavoratori che, pur essendo in pensione, tornano a fare colazione o interminabili partite a carte, per incontrare gli amici. Questi sono i personaggi che più amiamo, con i quali ci confrontiamo e, talvolta, riusciamo a parlare di politica, di lavoro e dei giovani. Sono loro, vecchi "incendiari", che si divertono ad accendere gli animi e a sollevare discussioni infuocate, con le loro uscite su "quelli di sinistra", pochi ma tosti,  Berlusconi, che hanno visto come un a soluzione, presto abbandonata, e Bossi, qui padrone assoluto di una base pura e dura, ma che si rende conto che il vecchio leader sta andando alla deriva e non riescono ad accettarne l'evidenza. Amiamo questo bar perché rappresenta il Veneto, con tutte le sue contraddizioni, ma anche con tutti gli elementi che lo fanno grande. Chissà se mai avremo la voglia e la capacità di raccontarne la storia, partendo da piccole realtà come questa. 
Sembra che vogliano sbranarsi mentre urlano, sorseggiando un prosecco, il caffè o uno spritz ma devono andare a lavorare o tornare a casa per sistemare l'orto e lasciano il tutto in sospeso per il giorno dopo; tanto ci saranno loro, i vecchietti terribili, a riproporre lo scontro. 
Finiamo la colazione, salutiamo, e, come sempre, ci raggiunge la solita raccomandazione: "torni a fare 'due ciacole' tra amici". 

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