martedì 13 marzo 2012

Fiat... comunque?

Il fatto di non essere mai stati delicati o, meno che meno, riverenti a Marchionne, non vuol dire che non amiamo Fiat, che  rimane pur sempre la nostra più importante azienda. E' proprio perché vogliamo bene alla Fiat che ci rimane difficile digerire un ad come l'italo-canadese. 
Invece di dedicarsi a imparare a costruire le auto ha cercato di sparare a destra e a manca per far terra bruciata di regole e comportamenti, così da avere mano libera nella distruzione delle tutele dei lavoratori e del lavoro.
Minacciare, ritrattare, sparare bordate su tutto e tutti, suggerire il suo "fornitore", Bombassei, come l'uomo giusto per Confindustria o proclamare che Monti è l'uomo della "Provvidenza", è un patetico tentativo di ottenere facilmente ciò che non riesce con il lavoro. 
Con i suoi atteggiamenti del tipo "o con me o contro di me", quasi novello Nazareno, perde tempo nel tentativo di conquistarsi favori, mentre altri conquistano mercati e fantastici risultati. 
In Volkswagen il sindacato è parte attiva, in Fiat un nemico; nella prima,i lavoratori sono forza partecipante, mentre nella seconda sono una forza da contrastare e limitare; se nella prima sono più di trentasei anni che non fanno uno sciopero, nella seconda vi è continua conflittualità. Certo, qualcuno obietterà che i sindacati sono diversi, ma, forse, è proprio perché le proprietà sono diversissime e, soprattutto, perché è un Paese in cui, tutto sommato, la politica esiste e non ha la necessità di farsi sdoganare da tecnici, accolti come manna nel deserto. 
I risultati economici della Volkswagen, riportati su tutti i giornali, non vengono usati per comparare le capacità dell'impresa tedesca con l'incapacità di quella italica, perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, ma, senza nascondere un pizzico di rabbia e invidia, vorrebbero essere un timidissimo tentativo di porre l'attenzione a ciò che potremmo raggiungere anche noi se chi di dovere tentasse di trasformare la mentalità di stile coloniale con quella di stile industriale, magari guardando, ogni tanto e seppur in modesta percentuale, anche all'interesse sociale.
I risultati economici della casa tedesca li volevamo estrapolare da L'Unità, ma ci sembrava  una cosa poco elegante, quasi una ripicca per l'epurazione subita da Marchionne, per cui abbiamo optato per Repubblica.
I profitti sono cresciuti da 7,2 a 15,7 miliardi, a fronte di 8,3 milioni di auto vendute e con l'obiettivo di arrivare a 10 milioni entro il 2018. Ai dipendenti verrà dato un bonus record di 7.500 euro. L'occupazione è cresciuta, arrivando a 502mila dipendenti. Tutto questo in un mercato europeo dell'auto che sta malissimo e in un mercato importante come l'Italia, che è calato del 20%. Volkswagen non delocalizza, bensì resta forte a casa sua con  i suoi 25 impianti, ma cresce ovunque: Usa, Cina, Polonia, Russia, Brasile, India e Sudafrica.
Pur ritenendolo iniquo e immorale, all'ad della casa tedesca, Winterkorn, è stato raddoppiato lo stipendio, portandolo a 17 milioni di euro, che è tremendamente lontano dall'astronomico ammontare del nostro amministratore delegato. Secondo il Responsabile Finanziario del gruppo tedesco, Poetsch, tale stipendio è ampiamente meritato e tiene a precisare : "Non siamo banchieri e non abbiamo stock options, facciamo economia reale, vendiamo prodotti e creiamo lavoro". Forse si riferiva alle stock options di Marchionne? Soprattutto, che intende dire con fare "economia reale" e "creiamo lavoro", visto che da noi sono parole ormai in disuso da molto tempo? Di primo acchito ci pare di intuire che Fiat non faccia tutto ciò! Perché?
Eppure, pur impegnati nella ricerca delle difficili risposte; pur amareggiati per risultati del nostro gruppo; pur indignati per la sfortuna di avere l'uomo sbagliato alla guida dello stesso, continuiamo ad essere convinti che sarebbe cosa giusta comprare le auto Fiat.
Forse è la consapevolezza (o desiderio?) che l'uomo sbagliato forse passerà,mentre Fiat potrebbe (dovrà!) ancora  esserci... e con tutti i lavoratori! 




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