domenica 25 marzo 2012

"Affinché tutto cambi perché nulla cambi"

Tito Boeri e Pietro Garibaldi, La riforma del principe di Salina, scrivono: "La riforma del lavoro ha due pregi e molti difetti. I pregi consistono nell'aver messo fine al potere di veto delle parti sociali e nell'ampiezza dei temi affrontati. Sull'articolo 18, le nuove norme danno più poteri ai giudici e aumentano l'incertezza. Non si allarga la platea dei potenziali beneficiari degli ammortizzatori sociali. Gli interventi sul dualismo possono peggiorare le condizioni dei lavoratori e aggravano i costi delle imprese senza offrire una vera nuova modalità contrattuale di ingresso. Con il rischio che tutto questo riduca fortemente la domanda di lavoro [...] La vera sconfitta e il vero paradosso sarebbe quello che la grande riforma (per ampiezza e non per profondità) non solo cambi tutto per non cambiare nulla, ma addirittura riduca il numero dei lavoratori occupati".
Per capire la reazione dei lavoratori basterebbe addentrarsi su facebook e contare le pagine 
(magari anche soffermandosi a leggerle!) contro l'abolizione dell'articolo 18. E' molto interessante leggere i commenti, dai quali traspaiono i più disparati sentimenti, ma quello che maggiormente ha colpito è la percezione del tradimento da parte della sinistra. 
Questo blog e chi scrive ha espresso più volte e con chiarezza le proprie idee sul lavoro e i lavoratori e il titolo stesso ne è la conferma, anche se manca una parte importante, perché se "Il lavoro non è una merce" tanto meno i "Lavoratori sono degli strumenti, utilizzabili al momento e per il tempo che servono. Non devono e non possono essere solo dei prestatori di servizio". Fatta la doverosa premessa, facciamo una veloce panoramica sulla nostra sinistra (o sulle nostre sinistre!), con la consapevolezza che ciò non ci attirerà molte simpatie.
All'estrema sinistra, ormai, sono talmente frastagliati e divisi che parlare di "cellule" gli facciamo un complimento, e naturalmente ognuna ha il proprio leader carismatico; quindi c'è la Sel di Vendola, che avrebbe enormi capacità di aggregazione, ma deve convincersene e fare quel passo in più per diventare un vero punto di riferimento (o alternativa?), ma deve  rendersi conto che talvolta è necessario parlare anche alla pancia e non solo al cuore. Infine abbiamo il Pd (P-overi D-iavoli!), che sembra diventata una neppur simpatica armata Brancaleone. Il paradosso di questo partito è che non ha fatto niente per essere il partito di maggioranza relativa, con la possibilità, in caso di elezioni, di poter anche vincere e non ha saputo capitalizzare ciò che gli elettori e non gli hanno regalato dal referendum in poi. Non è stato capace di presentare un progetto unico su cui puntare, in caso di elezioni, anzi, sta palesando le sue croniche debolezze e le sue eterne divisioni. Come potrebbe essere altrimenti? 
Cosa può aspirare un partito che per la sua debolezza intrinseca guarda al centro con sempre maggiore interesse, anzi, tutto sommato, molto del Pd è centro...e sempre più attratto dal Terzo Polo. Un partito che ha due anime contrastanti: cattolici e laici e con divisioni che attraversano trasversalmente le singole anime. 
Dal lato cattolico, la Bindi è con la Cgil, Letta con il governo e Scalfarotto, vice presidente, che scrive sul suo blog che la manovra di questo governo ha creato un "mercato del lavoro migliore e più civile"; mentre Fioroni spera, spinge e si sforza per avvicinarsi al Terzo Polo.
Dal lato laico e di sinistra, c'è l'area liberal, rappresentata dal giovane intellettuale Enrico Funiciello, stretto collaboratore del senatore Enrico Morando, oltre che direttore di "Qualcosa di Riformista", al quale collaborano il senatore Pietro Ichino, Stefano Ceccanti, Giorgio Tonini e il gruppo Libertà Eguale. Poi c'è la corrente ultra-riformista, che fa a capo a Walter Veltroni, che doveva essere in Africa ma ha deciso di continuare a fare danni al nostro Paese.  Queste due grosse correnti sostengono il governo. Dall'altra parte c'è la corrente laburista, Bersani, Stefano Fassina e Matteo Orfini, che sono vicini alla Cgil, la quale ha il compito di riavvicinarsi alla Fiom di Maurizio Landini, politicamente vicino alla Sel di Vendola. E anche questa corrente appoggia il governo. Ormai sono talmente abituati alle correnti che neanche più si ammalano di un semplice raffreddore.
Tutto ciò spiega il timido, contenuto, e rispettoso dissenso nei confronti del governo da parte di Bersani; quasi un patetico tentativo di far vedere agli elettori che il Pd c'è; che tenterà di fare qualcosa...ma senza forzare più di tanto, perché non è possibile togliere la fiducia a chi fa il lavoro sporco per il fallimento dei partiti. 
Se poi la vogliamo dire tutta, allora è difficile non concordare con l'editoriale di Jacopo Tondelli, su Linkiesta, quando dice che il governo Monti ha fatto sicuramente più cose di sinistra del Pd e della Cgil, se "parliamo delle norme che riducono a 36 mesi il tempo massimo di precariato, disincentivando anche economicamente le aziende dal farne abuso. O di quelle [...] che sanzionano con l'assunzione obbligatoria l'utilizzo di 'finte partite d'iva', che lavorano in realtà in modo continuativo e sostanzialmente subordinato per un solo committente. o, ancora, per le norme che rendono più facilmente sanzionabili le dimissioni in bianco. O per quelle che introducono [...] il congedo obbligatorio di paternità" e aggiungiamo anche l'abolizione degli stage gratuiti post-universitari, spesso utilizzati come vero sfruttamento di lavoro gratuito. Di fatto stiamo facendo le pulci ad un progetto che ha dato qualcosa per togliere molto; stiamo parlando di un progetto che aveva l'originario intento di dare una speranza ai giovani, ma se ne sono dimenticati; stiamo discutendo di un progetto fatto e studiato per cambiare affinché nulla cambi. D'altronde il neo eletto presidente di Confindustria ritiene che l'articolo 18 non è la causa per cui le aziende straniere non vengono nel nostro Paese e neppure il motivo per cui gli imprenditori italiani smettono di investire. Allora?
La finanza, le banche e il capitale non vogliono cambiare! Se qualcosa concedono è perché in cambio devono avere molto. In questo caso il "molto" è togliere le ultime tutele, levare di mezzo il sindacato e le briciole di sinistra rimasta, ormai sempre più simil-destra. 
Si leggono sempre con passione gli articoli di Irene Tinagli, ma quando asserisce che "la vera ingiustizia sociale, per milioni di giovani, non è tanto l'esistenza di persone che guadagnano di più e altre che guadagnano meno, ma l'assenza di opportunità, il fatto che i guadagni debbano essere ereditati o legati ad anzianità o protetti da lobby e sindacati anziché legati alle capacità e all'impegno" la condividiamo in parte, perché il sindacato è rimasto l'unico baluardo a difesa dei lavoratori e ciò che difende è un diritto acquisito e che dovrebbe essere esteso a tutti, giovani compresi. Non si generano nuove opportunità togliendo ad altri. Ciò che il sindacato difende non sono le lobby, per cui l'accostamento lo troviamo fuori posto. Magari si potrà discutere sulla funzione del sindacato e sul fatto che in futuro dovrà avere più funzione di indirizzo, lasciando maggiore autonomia alle Rsu, ma diamogli il merito di non aver fatto diventare il mercato del lavoro in un far west, vista la latitanza della sinistra.
Quando Bersani dice di guardare al "modello tedesco" viene il dubbio che lo conosca veramente, perché implica un cambiamento radicale in termini culturali, sindacali e politici. Implica un cambiamento nelle relazioni industriali, un rinnovamento del sindacato e una sinistra molto forte, perché obbliga la costruzione di un progetto nuovo, con idee chiare, forti, credibili e connotate da un grandissimo senso di responsabilità, che coinvolge la politica, l'imprenditoria, i sindacati e i lavoratori. Purtroppo il suo modello tedesco pare che assomigli molto al modello danese di Pietro Ichino!  La politica italiana non rappresenta certo la creatività che ci è riconosciuta in tutto il mondo. E' mai possibile che non si riesca mai a parlare e fare qualcosa di italiano...e magari migliore degli altri paesi? 
Agli amici del Pd, sempre che domani rimangano tali, ricordiamo ciò che diceva Enrico Berlinguer: "Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi".








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