venerdì 24 febbraio 2012

I padri gaudenti e i figli precari

Qualche giorno fa è apparsa sul Corriere della Sera una lettera inviata al premier da diciannove giovani, esortandolo ad accelerare il suo progetto di riforma del mercato del lavoro, perché "il mondo cui ci affacciamo ci pare follemente bipartito: da un lato i privilegi acquisiti, dall'altro le occasioni perse [...] quella che auspichiamo è anche una riforma culturale, i nostri padri oggi vivono nella bambagia delle tutele grazie ad un 'dispetto generazionale' ". Auspicano che la sfida sia di passare dal "privilegio al merito".
Per dovere di cronaca è giusto anche riportare un'altra lettera, di altri giovani, anche questa indirizzata al premier, al quale pongono dieci domande dettagliate e chiare, per capire se il governo si muove in ottemperanza all'equità tanto sbandierata ad inizio mandato. Ma, a differenza dei primi, questi scrivono: "i nostri padri e le nostre madri, che sono invece i licenziati e i cassaintegrati delle aziende che scappano all'estero, sono le lavoratrici e i lavoratori che vedono diminuire i loro stipendi e rincarare il costo della vita, sono disoccupati che hanno perso il lavoro e non lo trovano più, sono gli operai che dopo quarant'anni in catena di montaggio non possono ancora andare in pensione [...] i veri garantiti vanno cercati altrove, tra i privilegi di chi specula, di chi campa di rendita e possiede grandi patrimoni".
Sarebbe interessante capire l'estrazione sociale dei diciannove giovani e, soprattutto, sarebbe interessante capire come avrebbero studiato, o fatto master o specializzazioni se i loro genitori non fossero vissuti nella "bambagia delle tutele". Per chi scrive, che soprattutto scrive dei giovani e per i giovani, è doloroso leggere certe lettere e, con molta amarezza, gli viene spontaneo associarli  ad un poco esaltante giovane, il vice-ministro Michel Martone, noto per le affermazioni sugli studenti "sfigati", il quale, l'11 maggio del 2010, non ancora al governo, dichiarava "...detto ciò se quei ragazzi a quarant'anni ancora non hanno un contratto di lavoro, sono disoccupati o , peggio, sono ancora nel labirinto della precarietà, oppure se stanno facendo decollare la loro impresa ma non riescono ad ottenere un mutuo perché hanno esistenze precarie, consiglieremmo ai genitori di dare una mano visto che gli affitti delle case sono quello che sono e di questi tempi trovare lavoro non è facile".  Oggi questo giovane vice-ministro fa parte del governo che ha allungato le pensioni, e va bene; che propone sacrifici in nome di un risanamento, e va bene; che propone di rivedere le regole del mercato, e come? Combattendo l'articolo 18 per facilitare i licenziamenti per fantomatiche maggiori assunzioni? Oppure, come suggerito dai nostri giovani brillanti, dividendo ciò che hanno i padri con i figli? Tutto ciò porterebbe ad un generalizzato impoverimento, oltre che ad un tragico e generalizzato abbassamento dei salari. In quale modo sarebbe stato possibile aiutare i giovani, come chiedeva Martone, se non ci fossero state le tutele conquistate con anni di lotte? 
Quello che sfugge ai nostri baldi giovani è che come rileva l'Ilo, le misure di austerità e le riforme del mercato del lavoro in Europa aumenteranno le disuguaglianze. E' incontestabile che si debba passare dal privilegio al merito ( e chi è oggi al governo dovrebbe dimostrare di non aver ecceduto nel privilegio a riguardo dei propri figli o parenti), anche perché si potrebbe  contare sulle enormi qualità dei nostri migliori giovani. Ma non dobbiamo dimenticare che non tutti hanno la fortuna di avere i mezzi culturali per eccellere ed anche a loro deve essere data la possibilità di un futuro. Il mondo è di tutti e non solo di una piccola e arrogante élite. 
La battaglia contro l'articolo 18, la linea forzatamente fatta passare delle generazioni passate come sanguisughe delle generazioni attuali, non è altro che una cortina di fumo per nascondere la realtà delle cause. Dietro ogni grande depressione economica, sia quella del 1837 ( Panico del 1837), sia quella del 1893 ( Panico del 1893), dove 3 milioni di lavoratori su 15 milioni persero il lavoro e 642 banche fallirono negli Usa, sia quella del 1929 che quella attuale ci sono sempre state disastrose e criminali speculazioni finanziarie. 
Forse sfugge ai nostri cari giovani che in Italia la criminalità organizzata gestisce intere zone del paese, che l'economia sommersa non è una leggenda metropolitana, che l'evasione fiscale è a livelli folli, che i capitali portati all'estero sono  ingenti, che la corruzione è dilagante e che a fronte di tutto se l'Italia è ancora in piedi lo si deve alla piccola e media imprenditoria e ai lavoratori, che con le loro "buste paga" hanno sempre pagato i debiti contratti da altri. Forse sfugge ai diciannove giovani che  la crisi, se veramente la si vuol ricercare, è iniziata quando la finanza ha trasformato l'economia reale in economia di carta.  Quella che oggi viene considerata la "bambagia delle tutele" è un diritto acquisito per aver lavorato per il Paese. I nostri politici e manager, nel passato a noi vicino, hanno distrutto ciò che di meglio l'Italia aveva di grande industria: aerospaziale, chimica, elettronica, meccanica di precisione ecc. Eravamo leader nel mondo e chi era preposto ad amministrare l'ha sperperato per incapacità e corruzione e i "tutelati" hanno sempre pagato e in tutti i sensi. Chi non ha mai pagato sono stati i politici e i manager (come si ripete la storia ancora oggi!). 
Non fatevi abbagliare  e deviare, perché è in atto un tentativo di scredito delle tutele e, qualora andasse in porto, sarebbe un maggiore danno per voi! Quando la signora Marcegaglia dice che il sindacato difende i ladri e i vagabondi fa volutamente una pericolosa generalizzazione per screditarlo. E' come se, per screditare la Confindustria, si dicesse che tutti gli imprenditori sono come Lei. 
Quando Marchionne, in un'intervista sul Corriere della Sera, all'intervistatore che gli fa notare lo spaventoso divario fra il suo compenso e quello di un lavoratore medio, impensabile  un tempo, risponde: " Trent'anni  fa non si era ancora creato un mercato delle competenze manageriali come quello attuale", preoccupatevi, perché le "competenze mamageriali" sono quelle che rincorrono obbligatoriamente lucrosi introiti agli azionisti e ai manager, al di là di quelli che possano essere i danni provocati...quelli sociali compresi! 
Quando lo stesso top manager dichiara che potrebbe ritornare in Confindustria, qualora Bombassei diventi presidente, è evidente il gioco di potere in atto. Un presidente di Confindustria, che è anche fornitore di Fiat e Chrysler, sarebbe quasi obbligato ad essere il miglior esecutore dei suoi voleri...e come opporsi?
Quello che è in atto è la distruzione finale del lavoro, inteso come diritto inalienabile per ogni persona, cercando  di trasformarlo in un obbligo senza tutele al servizio dei pochi eletti. 
Quello che hanno fatto i genitori, anche grazie alle loro tutele, è ben descritto dalla poesia di Erma Bombeck, I figli sono come aquiloni, letta nel  post dell'amico professor Woland e che invitiamo a leggere: " ...giorno dopo giorno / l'aquilone si allontana sempre più /  e tu senti che non passerà molto tempo / prima che quella bella creatura / spezzi il filo che vi unisce e si innalzi, / come è giusto che sia, libera e sola..."  e se il filo non si spezza non è colpa dei genitori, ma di chi non ha creato lavoro, anzi di chi l'ha distrutto, amministrando male e arricchendo l'ingordigia dei pochi.








2 commenti:

  1. Caro Idelbo,
    condivido la sua analisi e spero che contribuisca ad aiutare i giovani - che noi amiamo davvero - a non farsi infinocchiare.
    Davvero un bel post.
    W

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  2. Grazie, prof. Woland
    ...anche se a volte sembra un impegno impossibile, non ci fermeremo!
    Idelbo

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