domenica 5 febbraio 2012

Due "ciaccole" al bar - 2


Era da qualche giorno che non andavo al bar dei miei vecchietti terribili e inoltre avevo voglia di staccare dai problemi della fabbrica. Due passi, una sigaretta, un buon caffè al tavolo con l'immancabile sfoglia di riso e un giornale solo da sfogliare, più come copertura per ascoltare le discussioni animate che non per leggerlo. 
Sono entrato e c'era un silenzio inconsueto, difficile stabilire se era la quiete prima o dopo la tempesta.
Eppure erano tutti lì, senza giocare a carte e in silenzio: il vecchio comunista, il leghista tutto d'un pezzo, i due ex democristiani  e il coriaceo missino. Così diversi ma così uniti. Se solo uno mancava all'appuntamento giornaliero, gli altri si mobilitavano per capirne la ragione. Insieme parevano sbranarsi, ma l'assenza di uno solo, sembrava far mancare qualcosa a tutto il gruppo. Una mattina il missino non era ancora arrivato e uno dei due ex democristiani, dopo aver inveito contro le stupide modernità, sfoderò il suo nuovissimo cellulare, regalo del nipote, e lo chiamò. Il tono della voce era talmente alto, che l'interlocutore lo avrebbe sentito anche senza il cellulare e non fu difficile essere messi a conoscenza che non era stato bene per tutta la notte e che non se la sentiva di uscire di casa. Gli altri ascoltarono in un preoccupato silenzio e quando furono messi al corrente della situazione, concordarono di andarlo a trovare subito dopo pranzo. I miei terribili e simpatici vecchietti sono il volto di un qualcosa che si sta perdendo: il senso dell'amicizia vera.
Il silenzio mi preoccupava, e non capivo perché al posto delle carte avevano un giornale in mezzo al tavolo; soprattutto mi sentivo deluso perché ero andato lì per sentire i loro commenti su Monti o sulla trattativa in corso fra il ministro Fornero e i sindacati,  questi ultimi spesso oggetto dei loro urlati pensieri. Stavo pensando a qualcosa che li incendiasse, quando il pensionato con il cellulare nuovo mi chiese:" Scusi dottore (chiunque è dottore se vestito 'a festa'), ma le sembra possibile che in Inghilterra il ministro dell'Energia si è dimesso perché è stato incriminato di aver nascosto un'infrazione al codice della strada, sostenendo che alla guida della sua auto ci fosse sua moglie?" 
"Perché no? Soprattutto si è dimesso perché la causa in corso avrebbe potuto creare distrazioni al suo lavoro e questa è serietà, oltre che senso di responsabilità" risposi.
"Ma se da noi non si dimettono neanche se hanno 10 cause in corso e riuniscono le Camere per decidere se  farli processare senza nascondersi dietro l'immunità parlamentare!" replicò il leghista tutto d'un pezzo.
Avevo trovato come dare il via all'incendio e rivolgendomi al leghista: "Se non vado errato, ma potrei sbagliarmi, Cosentino è stato salvato proprio dalla Lega!" Fatto! Ecco di nuovo i miei amici infuocati a dire la loro, sovrapponendo le voci e cercando in giro sguardi consenzienti. Ma se l'argomento toccava solo uno dei cinque la discussione durava poco. Quelle interminabili, che coinvolgono tutti gli avventori, specie nella pausa pranzo, dove si accalcano parecchi operai e impiegati delle fabbriche vicine, sono gli argomenti che coinvolgono tutti i partiti o fenomeni di corruzione, per cui alle reciproche accuse si incrociano le scuse più geniali per salvaguardare la propria parte politica.
Non avevo fatto caso ad un signore, seduto dietro di loro e che non avevo mai visto, che se ne uscì con il caso Lusi/Margherita e dell'impossibilità che i dirigenti non fossero a conoscenza di un ammanco di 13 milioni di euro. Allora il silenzio che avevo trovato era la quiete dopo la tempesta! Ero convinto che prima del mio arrivo avessero scatenato il putiferio perché questo signore aveva asserito che "tutti i partiti" prendevano rimborsi elettorali faraonici, anche se il partito convogliava a formare un'altra coalizione e, di fatto, non esisteva più. 
No, mi convinsi che non avevano fatto la loro solita bagarre, perché mi guardavano e sembravano chiedere delucidazioni, altrimenti mi avrebbero coinvolto immediatamente.
Ricordai loro che con il referendum del 1993 fu spazzato via il "finanziamento pubblico" dei partiti, per cui fu deciso di istituire il "rimborso elettorale", con lo scopo di far entrare nelle casse dei partiti un gigantesco fiume di denaro "trasparente e controllato", triplicandolo rispetto al "finanziamento pubblico". Nel 2008 il record spettava alla Lega (ma valeva e vale per tutti i partiti) : le spese accertate dalla Corte dei Conti erano state di 2 milioni e 940 mila euro e, in base ai voti ottenuti, gliene erano stati rimborsati 8 milioni e 277 mila euro. Niente da meravigliarsi degli investimenti in Tanzania o in lussuosi appartamenti! In soli 10 anni i rimborsi erano cresciuti del 1000%.  Dissi loro che il fatto poi che i dirigenti non fossero a conoscenza degli ammanchi mi lasciava perplesso e, sul caso specifico della Margherita, c'era un articolo sull'Espresso in cui, Michele Fina, già segretario del Pd all'Aquila, evidenziava che "Su Lusi sapevano tutti"
Con mia sorpresa non si scatenavano, anzi, sembrava che la conferma data li avesse gettati in uno stato di strana apatia. 
"Dottore, ma se un partito spende dieci per fare campagna elettorale, perché rimborsargliene 40? Cosa danno un premio per ogni elettore?", chiese il buon vecchio ex-comunista.
"Non sono informato sulla materia, ma credo che sia una forma per spartire in modo proporzionale i rimborsi: di più ai partiti più grandi e meno ai più piccoli".
"Ma quanti soldi girano in questi partiti per non accorgersi che sono spariti 13 milioni di euro? Ma soprattutto, quanto ci costa la politica? I nostri deputati e senatori sono i più pagati d'Europa e i nostri partiti sono macchine mangia soldi e i nostri ragazzi non hanno lavoro e le nostre fabbriche stanno chiudendo e chissà quanta gente manderanno a casa!". Non avevo mai visto il vecchio ex-comunista così affranto. 
Intanto gli avventori si avvicinavano al tavolo, in silenzio. Nessuno aveva voglia di parlare, come se l'argomento trattato congelasse ogni residua voglia di confrontarsi. Rassegnazione, ecco cos'era! Ascoltavano, qualcuno azzardava un'osservazione, ma la cosa non suscitava il consueto  confronto...tutti erano d'accordo sul fatto che era una vergogna. 
Che strana sensazione! Non avevo mai sentito tanto silenzio, eppure il bar era pieno!
"Vede dottore", mi disse il vecchio e coriaceo missino, "siamo qui ogni giorno e si vedono sempre meno lavoratori a prendere il caffè. Si conoscono quasi per nome e sappiamo anche in quale fabbrica lavorano. Ogni giorno sappiamo di qualcuno che è stato licenziato e, le parrà strano, ma è come se una lama ti si piantasse nel petto. Poi leggi della necessità di fare sacrifici e, nello stesso tempo, leggi di fiumi di soldi rubati o sperperati. Soldi che dovrebbero servire, al limite, a dargli la possibilità di svolgere la loro attività, ma non dovrebbe essere concesso di averne così tanti da poterli investire in attività speculative, appartamenti o altro. Quei soldi sarebbero stati sufficienti ad aiutare tanti nostri piccoli imprenditori e si sarebbero potuti mantenere tanti posti di lavoro o se ne potevano creare per i giovani". Osservazioni tanto banali quanto vere. Forse fin troppo semplificate, ma tragicamente vere.
Abbiamo parlato ancora, ma questa volta erano di più i silenzi, e la pausa pranzo stava finendo ed ognuno doveva ritornare al lavoro. 
Mentre mi alzavo dal tavolo, il vecchio ex-comunista, prendendomi la mano mi disse: "Si riuscirà mai a risalire dal fondo?". "Non lo so" risposi "ma fino a  quando dirigenti di partito, deputati e senatori non saranno obbligati a rispondere alla base o ai loro elettori e quindi essere soggetti a lasciare il loro posto perché sfiduciati, non lo credo proprio! E questo è possibile solo se noi vogliamo che lo sia!". Poi me ne sono andato.
Era la prima volta che uscivo dal bar con un forte senso di impotenza e mi chiedevo se mai i dirigenti di partito, gli onorevoli o gli amministratori l'avessero mai provata o se il senso di potere, i facili soldi e il tutto dovuto li rendesse isolati dai sentimenti della gente comune e li rendesse anche così rozzamente insensibili alle esigenze quotidiane di chi li ha eletti. 
Il senso di impotenza è molto pericoloso, perché ti crea momentanei condizionamenti, ma se dovesse attenuarsi e dovesse insinuarsi lentamente la consapevolezza di poter fare, allora potrebbe trasformarsi in ira.

2 commenti:

  1. Caro Idelbo,
    Rutelli, Casini, Schifani mentre festeggiavano il Capodanno al Palm Beach Resort di Lhaviyani (dove le suite costano tra i 2.550 e i 5.700 dollari a notte) non credo che neppure rammentassero l'esistenza di un bar come quello da lei descritto e dei suoi avventori. Ma io mi sono commosso nel figurarmeli. Forse siamo soltanto e semplicemente superati con i nostri sentimenti d'antan.

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    1. Caro professore,
      ho la sensazione che i signori da lei menzionati saranno presto superati!
      I miei vecchietti, e ce ne saranno ancora, sono la storia...loro l'esempio da non seguire!

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