domenica 11 dicembre 2011

Gorz e l' "egoismo del possidente"

Com'è nostra abitudine, ogni tanto ci piace fare una piccola rivisitazione dei classici e abbiamo scelto Metamorfosi del lavoro, di André Gorz. In modo particolare ci riferiamo al sesto capitolo, L'ultima versione dell'ideologia del lavoro.
Il motivo che ci ha spinti a rileggere questo capitolo è dovuto al fatto che in questi ultimi tempi sembra rifiorire l'interesse sul sistema di produzione giapponese e, in modo particolare sul sistema Toyota, quasi fosse la panacea contro tutti i mali. A Bologna, e non solo, si  sono organizzati  incontri con un esperto giapponese, ultimo erede di quella grande scuola.
In uno dei nostri primi post, Lo spirito Toyota, abbiamo cercato di analizzare se fosse possibile introdurre in Italia tale sistema e, soprattutto, abbiamo messo in evidenza quali devono essere le condizioni sociali per una sua facile applicazione. Non è nostro intendimento parlarne in questo post, ma tre sono le premesse perché sia possibile il suo inserimento: assenza dei sindacati (salvo quelli aziendali) e sembra il processo intrapreso da Fiat; un mercato del lavoro fortemente segmentato; la salvaguardia dei  lavoratori della casa madre a discapito dei lavoratori delle ditte subappaltatrici, così da far scrivere a Gorz:"La sicurezza del posto di lavoro nella società madre ha come rovescio della medaglia la precarietà occupazionale e la mancanza di sicurezza sociale nel resto dell'economia". Di seguito, Gorz analizza la trasformazione del lavoro e i danni derivati dal marcato dualismo del mercato del lavoro, l'élite e i periferici: "...in una situazione in cui il volume globale del lavoro economicamente necessario diminuisce, i privilegi dei lavoratori di élite hanno necessariamente come rovescio della medaglia l'esclusione crescente di una massa di disoccupati, di lavoratori saltuari e precari. Lavorare il più possibile, in queste condizioni, non significa rendere un servizio alla collettività, ma comportarsi come detentori di un privilegio che viene difeso contro la bramosia degli altri. La morale del lavoro si rovescia allora nel suo contrario: nell'egoismo del possidente".
Chiaramente il nostro intento, non proprio secondario, è provocatorio e vuole sollevare una discussione su vari aspetti del lavoro e, in particolare, su due argomenti che hanno fatto seguito alla manovra presentata dal governo tecnico: lavorare di più, prima di andare in pensione e l'accusa, mossa da qualcuno ai sindacati, di voler difendere la "lobby dei pensionati", in quanto sono il numero maggiore dei loro iscritti.
Per il primo argomento facciamo rispondere Gorz:"...i valori di solidarietà, di equità e di fraternità di cui il movimento operaio è stato portatore, non implicano più il lavoro per amore del lavoro, ma l'equa ripartizione dei posti di lavoro e della ricchezza prodotta: vale a dire una politica di riduzione metodica, programmata, massiccia della durata del lavoro (senza diminuzione di reddito)".
La proposta di Gorz ha sollevato e solleverà ancora discussioni, ma l'unica alternativa alla sua proposta (sempre che non si accetti che debbano"naturalmente" esistere i poveri, i disoccupati e i precari) è la creazione di nuovi posti di lavoro per tutti, in un'economia "che non ha più bisogno, e ne avrà sempre meno, del lavoro di tutti quanti". Diversamente non può esserci salvezza. 
Per quanto concerne la difesa delle pensioni, ci chiediamo se sia legittimo parlare di "egoismo del possidente" a riguardo di chi cerca di tutelare un diritto acquisito con anni di lavoro. Certo, lungi da noi difendere le pensioni dei privilegiati, di falsa invalidità o, meno che mai, le pensioni baby, ma non ci sentiamo di tacciare come "egoisti" chi ritiene giusto, dopo 35-40 anni di lavoro, di andare in pensione. E meno che meno ci arroghiamo il diritto di ritenere che le loro richieste siano la battaglia di una lobby, insensibile al disagio dei molti giovani che non l'avranno o che sarà veramente misera. Se ciò è avvenuto non è da additare a chi oggi ritiene di averne diritto, ma ad una ottusa  quanto assurda politica. Se oggi i giovani "non hanno" non è colpa dei vecchi, ma di chi, proposto ad amministrare, non ha avuto le capacità e la lungimiranza di vedere oltre il voto di scambio. Se oggi le condizioni impongono una revisione del sistema pensionistico, accettabile o meno che possa essere, non può e non deve essere penalizzante per chi ha fatto il suo dovere in passato. 
"Egoista"potrebbe essere chi prende una "pensione minima", insufficiente per arrivare oltre i quindici giorni del mese, e si ingegna a fare lavori saltuari, magari in nero, per arrotondarla e non pensa ai tanti poveri che stanno crescendo nel nostro Paese e che non hanno neanche quel minimo! Parlare di egoismo in una guerra fra poveri è veramente il massimo, quando una piccolissima percentuale di ricchi, che detengono la ricchezza assoluta, non solo non pagano, ma si ingegnano a nascondere i soldi all'estero.
Il Capitale ha vinto, con la complicità dei governi! Perché è riuscito a trasformare il mercato del lavoro in una giungla, dove ci si accaparra i pochi posti, dove ci si strappano i pochi diritti e dove i vecchi valori di solidarietà, equità e fraternità sono stati sostituiti dalla lotta alla sopravvivenza e l'orco dei nostri giorni è il lavoratore "egoista" che pensa solo a pagare l'affitto o il mutuo, che si preoccupa di istruire i figli, che si ingegna a pagare la spesa, che lotta per una vita dignitosa per la famiglia, dimenticandosi che così facendo potrebbe sottrarre questo diritto ad un altra persona. 
Il Capitale stravincerebbe se accettassimo ancora per molto che questa guerra fra poveri continuasse sulle briciole cadute dalla mensa dei ricchi...e questo è, o dovrebbe essere, il lavoro dei sindacati (della Cgil in particolare) e dei partiti di sinistra. 
F.D.Roosevelt scriveva:"La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica e indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature".













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