venerdì 30 dicembre 2016

Per il 2017 rimanga almeno la speranza

 Hanno massacrato la scuola e la sanità pubblica creando grossi vantaggi a quella privata; hanno disastrato il lavoro livellandolo a “merce” (tanto che la Cassazione ha legittimato il licenziamento da parte dell’azienda per incrementare i profitti…ormai a livello di materie prime!) e non hanno speso un soldo per le politiche giovanili o per sviluppare lavori nuovi che potessero creare speranza e futuro per i giovani, però hanno trovato venti miliardi di euro per “salvare i nostri risparmi”! 
Le banche perdono soldi in investimenti folli, danno denaro a aziende “protette” che non si preoccupano di restituirlo, i loro dirigenti rubano a piene mani o, pur in bancarotta e “salvata da noi”, si mantengono stipendi d’oro e benefit faraonici e chi governa “si preoccupa dei nostri risparmi obbligandoci a tirare fuori ancora soldi per difendere i pochi rimasti dopo il disastro fatto di chi li amministrava”! E chi li amministrava che fine fanno o faranno? Ma se la Marcegaglia deve soldi al MPS perché non le vengono sequestrati i beni personali? Perché alla famiglia De Benedetti, nel caso di MPS, o famiglia Zonin, nel caso della Banca Popolare di Vicenza, non viene tolto ogni loro avere, escluso il necessario per vivere dignitosamente? Perché è sempre la solita tiritera del “loro” rubano, il “governo” li aiuta, nel senso “a rubare”, noi “paghiamo”, ufficialmente per difendere i nostri risparmi e realisticamente per coprire i loro furti continuati? Non ho mai capito perché ai cittadini vengono chiesti sacrifici per far fronte ai difficili momenti e chi comanda o dirige (e prima rubato!) mai annuncia tagli al loro dovuto? Perché mai una volta un governo, per quanto ladro, non riesce a dare un segnale “furbo” ai cittadini e cioè di imporre a sé stesso, agli eletti dal popolo, ai dirigenti pubblici e ai funzionari bancari una riduzione dei propri stipendi o indennità indegnamente percepite, come normalmente dovrebbe essere fatto in situazioni del genere? Le banche licenziano il personale in esubero, ma i loro dirigenti non rinunciano ad un solo centesimo del loro stipendio, per cui è legittimo credere che più che una ristrutturazione si tratti della salvaguardia dei privilegi di pochi.
Fino ad un mese fa pareva il paese del bengodi e i soldi si trovavano ad ogni angolo, adesso è un correre a mettere le mani avanti e sono curioso di leggere o ascoltare come riusciranno per l’ennesima volta a convincere gli italiani che è una “sfortunata contingenza” e non ingordigia di pochi e incapacità governativa! Per carità, dare tutte le colpe a Renzi sarebbe ingiusto oltre che volere ostinatamente tenere la testa dentro la sabbia, ma è certo che ha dato un ottimo contributo al disastro del Paese, che lo continua a dare con il suo governo fantasma-Gentiloni e l’ha fatto con la scellerata follia di verificare la sua forza utilizzando un referendum che è stato solo un inutile e pesantissimo costo per il Paese. Non contenti di tutto ciò, chi ha perso il 4 di dicembre continua imperterrito a fare danni con il contributo suicida di una buona fetta di cittadini. Una cosa dignitosa, dopo l’evidente sconfitta, sarebbe stata una svolta nel senso indicato dalla maggioranza dei cittadini e mi chiedo che senso ha avuto il referendum se ancora Orfini è presidente del Pd e Gentiloni, che già di suo è clone di Renzi, ha praticamente confermato il peggio del suo predecessore, sia come uomini che politiche.
Con questa premessa è difficile fare gli auguri per un 2017 migliore, ma siccome è necessario non abbandonare mai la speranza, auguro solo, per il bene del nostro Paese, che gli italiani si convincano che fino a quando non tornerà al centro della politica il lavoro, la scuola e la sanità non credo che ci potrà essere un futuro degno di tale nome per tutti.
Per chi governa, e anche per i cittadini che li votano per farli governare, riporto ciò che scriveva L. Gallino, il nostro grande sociologo, e che ho sempre davanti a me come monito:

"...chi pensa di rendere permanente, quale elemento naturale della nuova economia al tempo stesso globalizzante e localizzante, un tasso elevato di lavori in vario modo classificabili come insicuri perché temporanei, precari, non competitivi, dovrebbe riflettere sul fatto che il senso di insicurezza per il proprio destino individuale e familiare, unito al tasso di angoscia collettiva che ne deriva, è stato il motore di alcuni dei più violenti movimenti sociali della storia, di sinistra come di destra".


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