martedì 7 gennaio 2014

Welfare: costo o conquista sociale?

Stavo prendendo degli appunti su un capitolo (Sono forse il custode di mio fratello?) del libro di Zygmunt Bauman, La società individualizzata, per una ricerca e mi sono letto, con rinnovato piacere, ciò che scrive del welfare, che, in un mondo dove la sinistra tende sempre più a nascondersi o mimetizzarsi, suona di antico...sicuramente fuori moda!

"Il futuro del welfare state, una delle più grandi invenzioni dell'umanità e tra le maggiori conquiste della società civilizzata, si combatte sul fronte della crociata etica. la crociata può essere perduta - tutte le guerre, del resto, comportano il rischio della sconfitta - ma senza di essa nessun tentativo ha qualche possibilità di riuscita. Gli argomenti razionali non servono; siamo franchi, non c'è nessuna 'buona ragione' per cui dovremmo essere custodi di nostro fratello, aver cura di lui, essere morali, e in una società orientata all'utile i poveri e gli inattivi, privi di scopo e di funzione, non possono contare su prove razionali del loro diritto alla felicità. Sì, ammettiamolo, non c'è alcunché di 'ragionevole' nell'assumersi la responsabilità, nel prendersi cura degli altri e nell'essere morali. La morale non ha altro che se stessa per sorreggersi: è meglio avere a cuore qualcosa che lavarsene le mani, anche se questo non arricchisce le persone e non incrementa la redditività delle aziende".

Ma tutto questo sa veramente di stantio? 

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