sabato 16 giugno 2012

Fra speranza e disperazione

Neanche il tempo di assaporare il piacere di aver fatto assumere una brava persona, estremamente bisognosa di lavorare e con una situazione familiare disastrosa, che te ne arriva un altra, ancora più disperata, ancora più bisognosa. Non puoi far niente, sei impotente, non hai i mezzi  necessari e cerchi di farti forza dicendo che, infondo, non è possibile farsi carico delle tragedie di tutti, ma quanta rabbia! Mai viste tante persone, di ogni età, in cerca di lavoro, soprattutto disoccupati e disperati. Ti chiedono un aiuto e non puoi darlo!
Avere un lavoro non ti fa sentire normale, ma è fonte di imbarazzo, davanti a tanta disoccupazione; ti fa sentire un privilegiato, dinnanzi a tanti giovani che spendono tempo a presentare curricula e consegnarli personalmente, sperando di riuscire a convincere il responsabile di turno della disponibilità a fare ogni tipo di lavoro  pur di guadagnare qualcosa. Un giovane laureando, con padre disoccupato e madre che si arrangia  come può a prestare servizio come domestica, si presenta per un lavoro qualsiasi. Ha bisogno di lavorare per aiutare la famiglia e per terminare gli studi. Mi viene in mente un amico, responsabile di produzione di una fabbrica vicina, che cercava una persona part-time, lo chiamo al cellulare e gli mando il giovane . Dopo un'ora ritorna, è felice e mi abbraccia. Lavorare è un diritto...oggi è un miracolo! Certo che sono felice della sua felicità, ma quanti giovani e meno giovani avrebbero il diritto di esserlo? 
Nel documento conclusivo della Conferenza Internazionale del Lavoro conclusa ieri a Ginevra si legge: "Se non si agisce immediatamente e in maniera drastica, la comunità internazionale si troverà di fronte al dramma di una generazione perduta". Il problema, semmai, è quello di non perdere anche la successiva! Per quanto segua con passione i comunicati e l'attività dell'Ilo, non nascondo che leggere "abbiamo imparato molto su come affrontare gli ostacoli che i giovani si trovano nel loro percorso verso il mondo del lavoro ma, in numerosi paesi, le politiche macroeconomiche e altre si sono dimostrate inefficaci e non hanno creato posti di lavoro sufficienti, in particolare per i giovani", la cosa mi sconcerta e irrita allo stesso istante. Se coltivo qualche dubbio sul fatto che abbiano imparato molto sull'affrontare gli ostacoli, mi sconcerta leggere che i governi, in particolar modo quello italiano, abbia fatto un lavoro insufficiente per creare posti di lavoro per i giovani. Il problema reale è che non ha fatto assolutamente niente! Anzi, a dire il vero, non ci pensa nemmeno!
Quei pochi posti creati "per i giovani" sono esclusivamente a scopo di lucro:  si pagano meno! Non interessa la loro testa o le loro mani, costano soltanto il 30% meno! I personaggi che partecipano o sono invitati alle conferenze sono amministratori pubblici, spesso sono invitati leader mondiali, quindi sanno benissimo cosa possono o non possono fare ed è difficile pensare che abbiano "imparato molto su come affrontar egli ostacoli" se non leggiamo mai, neanche un giorno, una notizia interessante sotto l'aspetto del lavoro. Le uniche cose certe e quotidiane sono licenziamenti, chiusure di stabilimenti, ricatti agli iscritti alla Fiom, minacce di spostare le produzioni: un esempio recentissimo, tanto per non parlare sempre di Marchionne, la notizia della chiusura degli stabilimenti della Nokia con i relativi tagli di 10mila posti di lavoro, portando a 25mila posti persi in due anni. 
Il compito dell'Ilo  è di emanare raccomandazioni per i governi, ma è difficile raggiungere risultati se i destinatari di tali raccomandazioni non sanno neppure (o lo sanno e fanno finta!) quale sia l'esatto numero degli "esodati"! La querelle, tutta italiana, fra il presidente dell'Inps e il ministro Fornero dimostra il grado di interesse, capacità, onestà e senso del pubblico interesse che regna in Italia: da una parte un uomo che con i suoi 25 incarichi (come farà a seguirli tutti!) e che guadagna 1,2 milioni di euro l'anno e dall'altra la ministra "licenziamento". Certamente non sono personaggi che si spellano le mani per creare lavoro!
Mentre in Italia si fa ogni tentativo per intaccare i diritti dei lavoratori e per smantellare lo stato sociale, alla Conferenza internazionale del Lavoro è stata adottata la "nuova norma internazionale del lavoro", che prevede assistenza sanitaria e altre prestazioni essenziali, tra cui la sicurezza di un reddito base attraverso la creazione di piattaforme di protezione sociale nazionale.  Tra l'altro si legge che "Garantire una piattaforma di protezione sociale di questo tipo lungo tutto l'arco della vita di una persona contribuirebbe a ridurre la povertà, la disuguaglianza, le malattie e le morti premature". 
Vivere l'Italia di oggi e leggere ciò che scrive il Direttore Generale dell'Ilo, Juan Somavia, ti sconcerta, perché pare venire da un altro pianeta: "La protezione sociale ha dimostrato di essere un efficace misura anti-crisi. Protegge e responsabilizza le popolazioni. Contribuisce a rilanciare l'economia e accelera la ripresa. Essa rappresenta inoltre uno degli elementi fondanti di una crescita economica sostenibile e inclusiva". La speranza è che queste raccomandazioni le abbia mandate anche ai nostri governanti e partiti politici, perché i primi non danno segno di averle lette, mentre i secondi, che scusiamo, sono troppo intenti nelle loro quotidiane furbate e porcate per salvarsi il futuro politico.
Mentre nel nostro Paese, il ministro del lavoro, ha fatto un intenso lavoro per abolire l'art.18, ritenendolo il male assoluto, in Germania, la sua collega, Ursula Von der Leyen, si "preoccupa" di creare "dure sanzioni" e chiare regole affinché "ogni dirigente d'azienda tuteli attivamente lo spirito e corpo dei propri collaboratori, durante l'orario di lavoro e nel weekend"!  
La Germania non è distante da noi e pare che risulti essere in Europa. Tra l'altro, pare anche che la Von der Leyen non abbia pianto alla sua nomina come ministro!


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