martedì 3 gennaio 2012

Benvenuto...2012!

Sono trascorsi appena tre giorni dalla nascita del 2012 e dalla marea di auguri e buoni propositi per un anno migliore. Forse è prematuro pretendere un cambiamento o un miglioramento rispetto al 2011, ma l'inizio del nuovo anno sembra essere figlio legittimo di quello trascorso  e i cambiamenti, spesso traumatici, è bene evitarli. Visto che ci siamo abituati, perché rinunciare al peggio, con il rischio che il meglio possa destabilizzare il nostro quotidiano. Che senso ha cambiare! Oltretutto necessità di uno sforzo notevole, soprattutto culturale e politico e, spesso, serve capacità, impegno, intelligenza e onestà...troppo impegnativo! Chi lascia "la strada vecchia per quella nuova, sa quel che perde ma non quel che trova". Allora è bene non distaccarci dalle nostre miserie e dai nostri egoismi, ai quali, a ben vedere, siamo affezionati. Pensare agli altri, al bene comune, ragionare e non urlare, o dare un senso vero all'equità implica sforzo, sacrificio e, soprattutto, uscire da schemi prestabiliti, che è difficile oltrepassare, anzi, è bene non farlo, perché si potrebbe correre il rischio, fortemente pericoloso, di diventare delle persone perbene.
Si voleva scrivere il primo post dell'anno sulle cose positive e di buon auspicio...ma avremmo dovuto chiuderlo qui, perché non ne abbiamo lette! Quindi non ci rimane che spaziare ed evidenziare i diversi ambiti del quotidiano, tristissimi, perché al pessimo inizio faccia seguito un 2012 diverso e dignitoso per tutti. Soprattutto vorremmo augurarci un nuovo modo di fare politica, dove ascoltare sia preminente al parlare, dove il confronto vinca lo scontro e, soprattutto, dove il privato sia subalterno al pubblico. Utopia? Forse. Denunciare per analizzare e sperare in meglio è da sognatori? Noi lo siamo!
Il governo Monti è nato per l'incapacità della destra e l'assenza della sinistra e non ci rimane che sperare che non fallisca, per il bene del Paese e per dare tempo ai partiti di ridarsi dignità e rigenerarsi. Monti è l'espressione del fallimento dei partiti e al Presidente Napolitano non rimaneva altro da fare. Di questo dobbiamo rendercene conto. Non saltiamo dalla gioia di essere governati da tecnici e non condividiamo la scelta di certi uomini di governo, ma le urgenze e le esigenze del momento, unite all'incapacità della politica, non davano alternative diverse. Certo, dobbiamo vigilare, proporre, lottare, ma chiamare traditore il Presidente della Repubblica, oppure trovare ogni pretesto per offenderlo, solo perché ha creduto di agire nell'interesse del Paese è oltre modo fuori luogo. D'altronde sbaglia solo chi agisce e lavora e a noi sembra che i partiti e la casta abbiano lavorato veramente poco negli ultimi anni...
Troviamo oltremodo fuori luogo, oltre che fazioso, l'articolo di Feltri, L'oro di Napolitano, nel quale  scrive che il Presidente chiede i sacrifici  agli italiani ma non sa farli. Già avevamo poca stima di Feltri, che per noi rappresenta quella odiosa categoria di giornalisti-sicari, pronti a scannare la vittima di turno, ma in questo caso riteniamo che offenda l'intelligenza di chi lo legge. Ci avvaliamo del post del nostro amico Luigi Bruschi per evidenziare alcuni interventi del Quirinale in termini di risparmi nelle spese: il 6 febbraio 2011 (Repubblica) il Quirinale restituisce 15 milioni di euro al ministero; 2010 (Il Sole 24 Ore) il Quirinale taglia le spese e torna ad assumere; 2009 (Quotidiano.net) Il Quirinale effettua tagli per oltre 6 milioni di euro; 2008 (Corriere della Sera) Il Quirinale taglia sul numero dei corazzieri per ridurre le spese; 2007 (Corriere della Sera) Napolitano taglia le spese del Quirinale). Ora, le cose sono due: o Feltri mente oppure non è informato...in entrambe i casi fa disinformazione. Tra l'altro è stata tempestiva la risposta del Quirinale e vi esortiamo a leggerla.
Che dire della Lega e di Calderoli, suo portavoce, e che fino a ieri era al governo, quando asserisce che il discorso di fine anno del Presidente sembra fatto da Cetto Laqualunque (perché Laqualunque?). L'unico (merito?) torto di Napolitano è stato quello di averci liberato da una politica da osteria. Dimentica la Lega di aver partecipato alla distruzione del Paese e, oggi, si scaglia anche contro il suo ex alleato (Berlusconi) e si permette, per voce del suo leader, di chiamare "terrone" Napolitano, accompagnando il suo becero parlare con uno dei suoi tipici e acculturati gesti, le corna, senza che si sollevi una giusta indignazione.
Leggiamo di nuovi attentati alle sedi di Equitalia e non possiamo non condannarli energicamente, ma, parimenti, non possiamo non concordare con Beppe Grillo, sulla necessità di analizzarne anche le motivazioni. Ripetiamo: ogni gesto violento deve essere assolutamente condannato, ma è necessario capire le motivazioni di tali gesti per prevenirli.  Forse alla base ci sta disperazione e forse non è elemento non sufficiente per chi non la prova, ma potrebbe essere, in certi casi, fortemente scatenante. Si veda il caso del pensionato che decide di suicidarsi perché avrebbe dovuto restituire 5 mila euro all'Inps. Secondo l'Eures nel 2009 ci sono stati 357 suicidi tra i disoccupati...quasi uno al giorno!
Non è difficile, in questo momento, nel quale il 2012 si presenta con 300 mila posti a rischio  creare panico e sfiducia nelle persone, che non si sentono assolutamente protette, come nel caso dell'Omsa di Faenza, dove la Golden Lady, con una "decisione che va in direzione assolutamente contraria rispetto agli impegni assunti nei passati incontri" decide di chiudere il suo "impegno nei confronti delle lavoratrici [...] al termine della cassa integrazione straordinaria che scade a metà marzo 2012". E non deve meravigliare se i lavoratori della Fincantieri decidono di bloccare Palermo per difendere il posto dei 140 "esuberi"e, nello stesso tempo, per difendere la possibilità di diventare tutti degli esuberi!
La paura e l'ansia per un futuro incerto sono terribili compagne di vita e sono necessari concreti interventi per alleviarle, perché è condivisibile l'appello della Camusso, quando asserisce che "c'è un rischio reale di tensioni sociali nei prossimi mesi". Anche il cardinal Bagnasco parla del rischio di possibili tensioni sociali e ritiene necessaria "l'esigenza di parlare per far emergere i problemi"  e cercare "soluzioni possibili". Inoltre sollecita una maggiore attenzione, perché "la crisi non può motivare indulgenza verso illegalità diffusa".
Certo, se poi si legge l'intervista fatta da Bianca Di Giovanni su l'Unità, Visco: manca una strategia contro l'evasione, una certa amarezza (o rabbia?) non è da considerarsi fuori luogo, soprattutto quando il Governatore della Banca d'Italia dice testualmente" Sono molto perplesso sulla lotta all'evasione, perché non c'è una strategia coerente né ex ante né ex post. La misura sui conti correnti bancari si poteva fare in modo più semplice e efficace [...] noto poi che si fa molta propaganda sul 'cervellone' Serpico: è nato 12 anni fa, con il primo governo Prodi. Piuttosto che suonare le fanfare, bisognerebbe chiedersi come mai non ha funzionato finora". Appunto! Perché?
Prendiamo atto che il governo Monti, almeno, se n'é ricordato e vogliamo credere che abbia preso coscienza della necessità di intervenire radicalmente su una piaga che costa veramente lacrime e sangue al Paese. Speriamo!
Speriamo ancora che il ministro Fornero abbia la sensibilità necessaria per ridare dignità al lavoro. I lavoratori hanno già dato, stanno dando e daranno ancora, ma hanno necessità, oltre al diritto, di avere stabilità e sicurezza e non possono essere date da una pletora di contratti instabili e atipici. L'idea della Camusso, del "contratto prevalente ", la troviamo molto interessante, perché è "una forma di assunzione in qualche modo incentivata che sia di inserimento e formazione insieme, sia per i giovani e donne sia per i cinquantenni che hanno perso il lavoro e faticano a reinserirsi. La formazione sul lavoro è più utile e costa meno della formazione nei centri di formazione".
Non è un buon inizio per il giovane anno, ma vogliamo sperare che nell'età adulta porti ciò che di diritto spetta ad ogni cittadino.










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