lunedì 8 settembre 2014

Quando conobbi Oriana Fallaci

Era luglio del 1970 e Oriana Fallaci aveva vinto il premio Bancarella con Niente e così sia. 
In quel periodo facevo il cameriere per mantenermi agli studi in un ristorante a Viareggio che si stava facendo apprezzare per la sua cucina a base di pesce. In seguito sarebbe diventato uno dei più rinomati.
Una sera, molto tardi, stavo sistemando la mia sala (ogni cameriere aveva la propria, che doveva gestire in toto); il cuoco aveva chiuso la cucina e stava pulendo i fornelli e il proprietario si apprestava ad andarsene, quando entrò un signore, che mi sembrava di conoscere o di averlo visto da qualche parte...ma non riuscivo a focalizzare chi fosse. 
Gli dissi che purtroppo stavamo chiudendo. In modo molto gentile insistette che aveva due amici e una signora ai quali aveva promesso di far mangiare del buon pesce e che erano partiti da Pontremoli...nel mentre vidi entrare la signora Fallaci! In quel momento capii che stavo parlando con Rizzoli e che erano stati a Pontremoli perché la scrittrice aveva vinto il premio Bancarella con il libro Niente e così sia. 
Da giovani è facile avere degli idoli e quella signora lo era per me!
Da anni compravo l'Europeo per leggere i suoi reportage dal Vietnam (che poi feci rilegare in volumi) e avevo letto tutti i suoi libri, I sette peccati di Hollywood con la prefazione di O.Welles, Il sesso inutile, Penelope va alla guerra e Se il sole muore.
La prima donna italiana come corrispondente di guerra ma, soprattutto, una donna sopra le righe. Una grande donna! 
La signora Fallaci disse al cavalier Rizzoli di lasciar perdere, che ci sarebbe stata un'altra occasione e che non avevano il diritto di chiedere cena a quell'ora. 
Dissi allora a  Rizzoli di attendere un attimo e che avrei chiesto al cuoco e il proprietario di poterli accontentare. Tralascio gli argomenti utilizzati per convincerli, ma ricordo ancora che il cuoco, che oggi ha un apprezzato ristorante a Viareggio, mi fece ripagare abbastanza pesantemente l'ottima cena preparata.
Mi misi il papillon, la giacca e andai a prendere gli ordini. Quando la Fallaci mi vide mi pregò che almeno la cena fosse molto informale, visto che non c'era nessuno, e che mi togliessi  quella divisa, anzi, che avrebbe gradito se mi fossi seduto al tavolo...che avrebbe avuto piacere di parlare con un giovane...(facendo l'occhiolino sorridendo e guardando Rizzoli). Le risposi che appena il cuoco aveva consegnato i secondi mi sarei trattenuto volentieri per il dolce e il caffè, così lui poteva andare a casa e avrei potuto chiudere il ristorante  con tranquillità.
Portai i dolci, feci i caffè e parlammo molto. Facemmo veramente tardi e più volte Rizzoli tentò di richiamare l'attenzione della Fallaci, ma stavamo parlando del Vietnam, dei suoi libri, delle lotte studentesche, delle mie convinzioni di sinistra...lei mi chiedeva ed io le chiedevo...e parlavamo! Ci sarei stato tutta la notte, tanto era piacevole ascoltarla... e perché sapeva anche ascoltare! 
Facemmo veramente tardi (era entrata pure la guardia notturna) e Rizzoli mi chiese il conto. Mi alzai per andarlo a fare e mi venne dietro. Pagò il conto e mi voleva dare venti mila lire...una fortuna! Ne prendevo ottanta mila in un mese più le mance della mia sala.  Erano tanti soldi per un giovane che lavorare tutta l'estate per mantenersi agli studi, però gli chiesi se al posto dei soldi mi poteva dare Niente e così sia con la dedica della signora Fallaci. 
Ricordo che mi guardò meravigliato e, tornato in sala, disse qualcosa alla giornalista; quindi andò in auto e prese una copia del libro e lo diede alla signora, quindi insieme agli altri due venne a salutarmi e si avviò all'uscita. La Fallaci scrisse qualcosa; venne verso di me e mi consegnò il libro dicendomi: "Apri il libro quando me ne sarò andata, ma tre cose vorrei dirti: la prima, cerca di rimanere come sei; la seconda, che avrei piacere che tu continuassi a leggermi e che tu scrivessi alla Rizzoli cosa ne pensi dei libri; la terza, che è stata una gran bella cena ed è stato un vero piacere parlare con te"! Quindi mi ha dato un bacio sulla guancia e se n'è andata.
Ho aperto il libro per leggere la dedica e non so per quanto tempo sono stato seduto a rileggerla (veramente bella!)...e solo quando ho chiuso il ristorante e sono arrivato in camera ho visto che a metà libro c'erano anche cinquanta mila lire!
Non so se sono rimasto com'ero, ma sicuramente non ho mai dimenticato quella cena. 
In seguito ho comprato tutti i suoi libri, anche il postumo Un cappello pieno di ciliegie, che mi è piaciuto moltoma non ho mai scritto alla Rizzoli, forse perché convinto di essere solo un giovane con cui si è parlato ad sola cena, oppure perché avrei dovuto dirle che La forza della ragione, La rabbia e l'orgoglio e Oriana Fallaci intervista sé stessa- L'Apocalisse non li ho apprezzati. Ma nel bene e nel male, questa era Oriana Fallaci! 


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