venerdì 29 agosto 2014

Ma cosa stiamo diventando?

Stavo andando  a correre quando ho sentito un urto incredibile, procurato da un tamponamento. Mi sono fermato ed ho visto scendere velocemente una donna dalla macchina davanti, aprire lo sportello posteriore ed estrarre un bambino piccolissimo e una bambina appena più grande. La ragazza che aveva tamponato aveva la testa appoggiata sul volante e non dava segni di voler scendere. Sono accorso per vedere se i bambini stavano bene, ho preso in collo la bambina più grande e mi sono avvicinato a vedere come stava la ragazza della macchina che aveva tamponato. 

Verificato che tutto fosse apparentemente a posto, solo tanta paura, ho consigliato alle due donne di fare una foto delle due auto e, appurato che volevano fare la constatazione amichevole, ho consigliato di spostare le macchine per liberare la strada. L'auto che aveva tamponato non si metteva più in moto e l'abbiamo spostata con tanta fatica perché la lamiera si era incastrata sulla ruota. Nessuno, ribadisco, nessuno sia tra gli automobilisti che i pedoni si è prestato a dare una mano, ma non sono mancati i soliti arroganti e cafoni che si sono messi a strombazzare con i clacson o, ancora peggio, passando vicino alle macchine qualcuno si è sentito pure in diritto di dire "le donne in cucina!". 
Appena avevo spostato le auto (non so se l'età centra...ma che fatica!) è sopraggiunto un caro amico, che forse pensava che fossi coinvolto personalmente nell'incidente e visto che sulla strada c'erano tanti detriti e che si correva il rischio che potessero essere anche pericolosi per i passanti, si è procurato una scopa (dove l'abbia presa non lo so!). Nel frattempo le signore coinvolte avevano telefonato ai rispettivi mariti o compagni, alle carrozzerie e i bambini erano tranquilli, quindi ho cercato di fermare il traffico (in una strada di scarso traffico!) per permettere all'amico di togliere i detriti: le auto davanti, nei due sensi di marcia, erano ferme e quelle dietro (furbizia italiana) si chiedevano come mai lo fossero, quindi si sentivano in diritto di uscire dalla fila di verificare e, logicamente, di fare la gincana tra me e l'amico (guai fermarsi!), anzi avevano quello sguardo tipico di chi si chiede "ma che cazzo ci fanno questi due in mezzo alla strada"! Ad un certo punto c'erano, per entrambi i sensi di marcia,  due file e quando abbiamo liberato la strada c'è voluto del tempo perché l'ingorgo (7-8 macchine per entrambi i sessi di marcia!) si liberasse. I "normali" deficienti che si erano fermati e i "furbi" che avevano incasinato il traffico...ma la cosa tragico-comica è che uno dei "furbi" si è sentito in diritto di arrabbiarsi con una ragazza, che si era fermata correttamente, perché non gli dava strada! E c'era una logica nel suo argomentare: ormai ho fatto casino, quindi non ci posso fare niente e dammi strada che rimedio! Non so se sia una deformazione personale, ma vi ho intravisto un sistema tutto italiano, che in politica e nella vita quotidiana ricorre spesso: ormai hanno rubato, ormai hanno amministrato male, quindi dovete rimediare voi...perché il mondo è dei "furbi" e i "normali" non hanno più spazio...figuriamoci gli "onesti"!
Ma il massimo della intolleranza e della mancanza di senso civico l'abbiamo verificata quando il mio amico Armando aveva appoggiato i detriti fra la strada e il marciapiede (a ridosso di un muretto) ed è saltato fuori il titolare di un negozio assalendoci verbalmente e intimandoci di togliere lo sporco dalla sua proprietà (l'ampio concetto italico di proprietà!), facendoci notare che lui non si sarebbe mai permesso di buttare dello sporco davanti alla nostra casa! Premesso che una persona del genere non può avere una casa, al limite una stalla o una tana, eravamo sulla strada! Più volte gli ho chiesto gentilmente di non arrabbiarsi e se poteva prestarci una cassetta per raccogliere i detriti. Niente. Continuava ad inveire e pretendeva che lo "sporco" lo buttassimo o sulla strada o davanti ad un altra entrata. Nel frattempo l'amico Armando mi esortava di lasciare perdere perché conosceva l'individuo, rissoso e cafone, ma non riuscivo a capire che pretendesse che facessimo. In questi casi sono tre le cose che puoi fare: raccogliere il tutto, metterselo in tasca per portarlo a casa, ma non entrava nelle tasche; oppure avere la fortuna di essere alto un metro e novanta e accartocciare adeguatamente quell'individuo; o, cosa fatta, rimanere indifferenti davanti a tanta imbecillità e lasciare i detriti dov'erano. Bastava una cassetta ed eravamo tutti contenti!...anche lui!
Rivolto al mio amico: "Caro Armando, stiamo diventando sempre più intolleranti, egoisti e si è perso il senso civico (ma l'abbiamo mai avuto? come sostiene Gervaso?) Stiamo diventando un Paese del cavolo (veramente ho usato un termine peggiore!), ma che razza di italiani stiamo diventando!". 
"Eh no" mi risponde "noi siamo italiani! Sono loro che non lo sono!"
Mentre correvo mi tornavano alla mente le sue parole e non so se avesse ragione, ma una cosa era certa, che un tempo nei nostri paesi o piccole città c'era più tolleranza, ci si dava una mano e c'era rispetto...cose che credevamo non fossero solo nelle grandi città...poi ci siamo globalizzati...poi ci siamo imbestialiti...poi ci siamo uniformati al peggio, diventando intolleranti, indifferenti, cinici, egoisti e la "furbizia" che spadroneggia sulla "correttezza ed onestà". E siamo anche capaci di lamentarci di una classe politica che rappresenta esattamente le cose peggiori dei "sono loro che non lo sono"...chissà che non si torni, allora, a sperare di nuovo di essere italiani, visto che ci sono ancora parecchi Armando!




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