domenica 30 marzo 2014

Parole al vento

Talvolta la grande quantità di notizie di cui parlare è fonte di imbarazzo perché non sai quali scegliere: di Berlusconi non ne ho più voglia e della politica mercenaria, squallida e immorale ne ho le scatole piene; sul bamboccio di Firenze  avremo tanto di quel tempo che abusare fin dall'inizio si rischierebbe un'overdose, certo però che sorvolare sul richiamo di Gustavo Zagrebelesky, Nadia Urbianti, Rodotà e altri circa  del suo folle tentativo di distruggere la Costituzione è da stolti; e  parlare male dei suoi ministri è "voler vincere facile"! Oddio, ci sarebbe da sbizzarrirsi, ma un rapido accenno all'on. Guidi è doveroso: è ministro dello Sviluppo economico, sembrerebbe aver delocalizzato le sue aziende in Romania e non si preoccupa di occupare un così prestigioso incarico senza minimamente pensare che il suo è un vero e proprio "conflitto di interesse". Potrei esagerare nel suggerire l'intervista al ministro della difesa Roberta Pinotti sugli F-35 alle Invasioni Barbariche, ma la mediocrità di questo governo non aggiunge niente di nuovo alla pochezza del presidente del Consiglio.
Oggi mi va di accennare alla vera Casta di questo Paese: i manager pubblici.
E' vero che in politica i molti si riciclano o si rigenerano (si legga il tentativo di Altissimo di rifondare il partito Liberale!), ma almeno qualcuno se ne va a malincuore e altrettanti entrano festanti. I manager pubblici si autorigenerano tutti! Fra associate, affiliate, compartecipate o altre diavolerie varie la politica li tiene, li nasconde, li fa girare e li strapaga. Per quanto sbaglino o lascino debiti non pagano mai, anzi, fra stipendi faraonici e buonuscite lucrose si arricchiscono del denaro pubblico in quantità superiore agli stessi politici che li proteggono. L'esempio di Mauro Masi è di questi giorni: fallito in Rai lo spediscono in una società a me sconosciuta (forse non lo è per chi mi legge!), la Consap, e gli danno 473.768,33 euro l'anno.
L'ing. Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, minaccia le dimissioni qualora il governo  decida di abbassargli lo stipendio di 850 mila euro l'anno (oltre 67 mila euro al mese!).  In un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, con il lavoro che è diventato un miraggio per i giovani e un ansia per i meno giovani, sempre che il loro stato non diventi da disoccupato ad esubero, questo signore non si imbarazza della sua   "insensata sparata". Anzi. Attaccato da più parti ritiene doveroso puntualizzare che prende meno di Santoro e che "Guidare un'azienda è fatica, non un gioco". Voglio ben sperare che per 850 mila euro non volesse pure il lavoro part time! E' evidente che questo signore non conosce altre realtà al di là della sua. Sarà anche il lavoro più faticoso al mondo, come sostiene, ma ha la fortuna di operare su un mercato di quasi monopolio e non deve combattere contro la concorrenza, sforzarsi ogni giorno a trovare "argomenti" nuovi e persuasivi per conquistarsi briciole di mercato. Da qualche parte ho letto che si alza la mattina alle sei, per entrare in ufficio alle sette e trenta, e non torna a casa prima delle nove di sera. Un orario che migliaia di piccoli imprenditori e loro responsabili  fanno, ma senza avere le spalle coperte dalla politica, la sicurezza che comunque sia un altro posto lo trova e  che in caso di fallimento nessuna responsabilità lo scalfirà. Non ho niente di personale contro questo signore, ma mi ripugna l'arroganza con cui questi manager entrano in società pubbliche, promettono mari e monti e poi, quando lasciano, non rimane di loro niente che li degni di un ricordo (mi piacerebbe che una mattina si alzasse alle sei e prendesse un treno dei pendolari... chissà...forse si renderebbe conto di quanto poco abbia fatto di ciò che aveva arrogantemente sostenuto alla sua entrata nella società pubblica). 
Non sopporto questa categoria di manager che pensano solo a riempirsi le tasche e chiedono sacrifici senza farli. Il suo faticosissimo lavoro può contare sui soldi pubblici (ben al di sopra di quelli autofinanziati!) mentre i piccoli e medi imprenditori devono contare solo su quelli propri, visto che le banche le abbiamo salvate noi, però non hanno i più soldi per aiutare le imprese. Altro tipo di fatica o no caro ingegnere?
Nella sua perdurante arroganza, e a margine di un convegno, sembra che abbia detto che gli toccherà fare il contadino e che accudirà ai suoi ulivi...se lo dovesse fare come ha fatto l'ad delle Ferrovie...forse con i soldi che gli abbiamo regalato e con la liquidazione e la pensione che gli regaleremo...forse...sarebbe meglio che prendesse un contadino vero. Se lo potrà permettere!
E' noto che gli italiani siano diventati un popolo che crede sempre più a maghi e menestrelli, ma  forse è arrivato il momento di ricordare loro ciò che ha detto Zygmunt Bauman a Milano durante la sua esposizione al Meet the Media Guru : "Il futuro non esiste, va creato".
Certo che se Renzi è la partenza mi sa che saranno ancora parole al vento.

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