domenica 27 aprile 2014

C'è bisogno di santi


Un milione di persone in San Pietro per la beatificazione di papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II con gadget di ogni genere, perfino gli accendini, e migliaia di persone hanno atteso l'evento dormendo nella piazza. Al di là di come sia stato possibile l'accostamento di questi due papi, che trovo fuori luogo, per cui non mi è difficile non  sottoscrivere ciò che ha scritto don Farinella su Micromega, la velocità e la leggerezza con cui si è voluto far santo subito il papa polacco lascia molti dubbi a quelli che già avevo sul suo operato; soprattutto mi indica il segno dei tempi: la necessità di santi o quasi, ma che siano necessari alla causa del momento.
C'è gente che è partita a piedi dalla Polonia, corriere organizzate, treni speciali e automezzi di fortuna pur di esserci...e li ammiro...ammiro la loro fede! 

Chissà se queste stesse persone si mobiliterebbero per il benessere di tutti, se farebbero corriere per lottare per chi non ha lavoro, per i poveri sempre più poveri, per chiedere il diritto, da parte di tutti, ad una vita dignitosa. Chissà quanti di questi hanno fatto proprio il monito di papa Francesco sul diritto al lavoro per ogni persona e chissà quanti dormirebbero in piazza per difendere il diritto di tutti ad un futuro non regalato ma dandogli la possibilità di costruirlo con le proprie mani. Non so dare una risposta, ma è certo che è sempre più crescente la volontà di porre il proprio destino in mano ai santi e ai maghi.
Credo di non avere sufficiente fede per capire la necessità di tanto sfarzo, con la presenza dei potenti della terra, quando sarebbe stato più semplice e più "santa" una semplice apparizione del Papa sul balcone della piazza e dichiarare i due pontefici beati, risparmiando soldi per i poveri e dedicare il tempo dei potenti a costruire il futuro di chi, con enormi stenti, lo chiede da tempo.
Quello che è certo è siamo implosi in noi stessi e abbiamo delegato ad altri la nostra volontà, rinchiudendoci nel nostro piccolo mondo, armati a difendere i soli nostri interessi e indifferenti al malessere dei molti: ogni giorno i giornali ci raccontano la tristezza di chi si sente derubato del diritto di mantenere la propria famiglia, del dovere di far studiare i figli, della tragedia di chi fugge dalla miseria con barconi che sono tutto al di fuori che speranza; ci raccontano tante storie che avrebbero il diritto di richiamare milioni di persone ad aiutarle, sostenerle e, perché no, combattere per loro.
Ma ciò obbliga ad uscire dal divino o dalle alchimie per calarsi nel reale...e non si può credere nel miracolo, ma nelle proprie forze e nella propria volontà.
Secondo uno studio di Confcommercio-Censis 8 famiglie su 10 sono in difficoltà economica, ma il 66,6% ha fiducia in questo governo (forse la magia degli 80 euro in busta a chi già l'aveva, anziché creare un milione di posti di lavoro a 1200 euro al mese ?).
Secondo l'Istat un milione di famiglie sono senza reddito da lavoro e, come riscontro, abbiamo un resoconto terribile  dell'Unioncamere sulla salute delle nostre aziende: 36.000 imprese fallite in 3 mesi (+22% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), praticamente fallisce un'impresa ogni mezz'ora; le procedure di concordato salgono a 577 (+34,7%), delle quali il 22,6% riguardano società di capitali, il +23,5% società di persone e il +25% le imprese individuali. 
Se sono veritieri i dati dell'OML (Organizzazione Mondiale del Lavoro) che stima la disoccupazione mondiale del 2018 a 215 milioni di persone, contro i 200 milioni del 2013, e considerando che l'Italia è un paese sensibile e affezionato ai disoccupati, allora sarà necessario che ognuno di noi esca dal proprio orticello e pensi seriamente che non è più tempo di attendere miracoli o alchimie. Gli ultimi vent'anni sono stati la copia di quella economia mondiale che è la massima espressione del crimine organizzato ed hanno instillato, ipnoticamente, il miraggio della ricchezza personale come unica forma di successo, per cui i pochi che ci sono arrivati hanno creato una moltitudine di poveri...di esuberi!
Solo per chi ha ancora voglia di leggere, trascrivo il pensiero di Alexis de Tocqueville sul rischio "per il gusto eccessivo per i beni materiali (1835)":

"Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva il momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti.
In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare i loro diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri...Se un individuo abile e ambizioso riesce ad impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsiasi sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto!
Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa di cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo".

I veri santi sono quelli che lottano ogni giorno per sopravvivere; sono i poveri dimenticati e i bambini senza futuro; sono quelli considerati esuberi che, pur essendo al margine della discarica sociale, combattono per non caderci...loro si che avrebbero necessità della nostra mobilitazione. A meno che "beati i poveri" non sia il passo successivo per convincerli della loro fortunata posizione nella conquista del Regno dei Cieli.




2 commenti:

  1. Molto bello questo pezzo.
    Un'altra spinta per me verso il cambiamento radicale.

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