martedì 3 febbraio 2015

Servitù volontaria

In Discours de la servitude volontaire o Contr'un - 1576, Etienne de La Boétie scrive: "E' un fatto davvero sorprendente e nello stesso tempo comune, tanto che c'è più da dolersene che da meravigliarsene, vedere milioni e milioni di uomini asserviti come miserabili messi a testa bassa sotto ad un giogo vergognoso non per costrizione di forza maggiore ma perché  sembra siano affascinati e quasi stregati dal solo nome di uno di fronte al quale non dovrebbero né temere la forza, dato che si tratta appunto di una persona sola, né amarne le le qualità poiché si comporta verso d loro in modo del tutto inumano e selvaggio".
Nel suo Diario di un anno difficile, il personaggio C. di J.M.Coetzee: "Eppure su un punto Etienne de La Boétie ha torto [...] le alternative non sono una placida servitù da una parte e la rivolta contro la servitù dall'altra. C'è una terza strada scelta da migliaia, milioni di persone ogni giorno. E' quella del quietismo, dell'oscurità volontaria, dell'emigrazione interiore". 
"Le persone agiscono", come ricorda Zygmunt Bauman, "obbedienti alla loro routine quotidiana e rassegnate in anticipo all'impossibilità di cambiarla, e soprattutto convinte dell'irrilevanza e dell'inefficacia delle loro stesse azioni o del loro rifiuto di agire" (La scienza della libertà - A cosa serve la sociologia?)
Incredibile quanto sia ancora moderno Etienne de La Boétie!

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