martedì 19 novembre 2013

Lavoro: da diritto a flessibilmente servile!

Nel rapporto dell'Ilo, Una via per la crescita sostenibile in Bangladesh, si legge: nell'agosto del 2013 il salario minimo mensile per un lavoratore del livello più basso era di 30$, circa la metà di altri grandi paesi esportatori come la Cambogia (80$), India (71$), Pakistan (79$) e Vietnam (78$). Difficile dimenticarsi che in questo paese sono avvenute due disgrazie enormi che è bene ricordare: novembre 2012, 117 lavoratori morti in un incendio scoppiato in una fabbrica; aprile 2013, nel crollo del Rana Plaza sono morti 1.129 lavoratori, se non la più grande sicuramente una delle maggiori tragedie mai avvenute. Nel 2010 il 76% della popolazione viveva ancora con meno di 2$ al giorno (che poi, rapportato a 20 giorni lavorativi, poco cambia dal mensile del 2013!); l'assistenza sociale copriva appena il 10% dei poveri delle aree urbane. Il resto della lettura ve la lascio! Lungi da me mettere in discussione la serietà e l'operato dell'Ilo, ma analizare i dati trascritti è un dovere.
Se si compara il mensile di un operaio del Bangladesh con quelli di altri paesi esportatori e sfruttati, verrebbe da considerare questi ultimi dei fortunati, vista l'enorme differenza esistente, mentre non è altro che la conferma di un modo di operare tipico del capitale: prima prendevano appena 2$ al giorno, adesso hanno un mensile di 39$...forse l'unica differenza è che qualcuno lavora un mese intero e la maggioranza della popolazione muore di fame? La comparazione, sempre che regga, è fra paesi poveri e sfruttati, dove gli operai sono solo "utensili"  a basso costo...e visto che nei paesi più fortunati il mensile viene rivisto ogni anno e che in Bangladesh sono tre anni che non viene fatto, è chiaro che le multinazionali concentrano in questo paese il maggior lavoro e sfruttamento; oltretutto un paese che a sei mesi dalla disgrazia del Rana Plaza niente ha fatto in termini di sicurezza sul lavoro, offre meno vincoli a chi si vuole arricchire senza tanti scrupoli. Sarei curioso di sapere (colpa grave la mia!) quante di queste aziende hanno implementato al proprio interno il Codice Etico, sventolandolo in Occidente come biglietto da visita, rimanendo insensibili alle morti procurate.  
Trovo già folle e schiavista che si possa dare 80$ al mese a un lavoratore che lavora 8 ore al giorno (e vorrei vedere quanti di questi ne fanno meno di dieci!), figuriamoci se leggo come un successo il fatto che ogni anno, però, questi paesi rivedono al rialzo tali mensili! Ci mancherebbe che chiedessero loro dei sacrifici a causa della crisi! Infondo Apple docet! 
Le multinazionali e non solo, ci hanno insegnato in questi anni che si sposta il lavoro in paesi dove si offrono 2$ al giorno e quando arrivano a 5$ si sposta il lavoro in un altro paese più affamato. La colonizzazione non è mai sparita! E' facile farlo con chi non è abituato a mangiare, perché per una volta al giorno, scarsa, è meglio di niente...e costa terribilmente meno di chi vuole mangiare due volte, con colazione e pure con pizza a fine settimana! Se poi non ci sono diritti e doveri da rispettare, considerati un costo, tanto meglio. Ormai le leggi sulla salute e la vita di chi lavora sono considerate un "peso insopportabilmente oneroso"!
Sarebbe interessante, a questo proposito, leggere Kevin Bales, I nuovi schiavi,  per rendersi conto quanto siano favorevoli le condizioni alla schiavitù in tutto il mondo. La schiavitù evolve e si trasforma, esplodendo ogni qualvolta si diano le condizioni giuste. 
Abbiamo visto e c'è stata fatta passare come impellente esigenza che per le imprese la scelta obbligata è utilizzare materie prime sempre meno costose o affidare le varie lavorazioni a mano d'opera più a buon mercato, per cui si spostano in paesi dove ciò gli è permesso e la "morale dello struzzo" delle imprese, che si sentono portatrici di benessere nei paesi in via di sviluppo non consente loro (o fanno finta!) di vedere le reali condizioni causate. Tanto per dare dei dati di un paese citato: in India ci sono tra i 65 e i 100 milioni di bambini in età inferiore ai 14 anni che lavorano otto ore al giorno; circa 15 milioni di questi bambini non sono operai, bensì schiavi. E i bambini schiavi non sono visibili...sono prigionieri della "schiavitù da debito"!
Scrive Bales: "Globalizzazione significa che i valori che dominano le economie occidentali sono stati inoculati nei paesi in via di sviluppo. L'idea che il profitto si giustifichi da se, che il successo sia l'anticamera della rispettabilità, porta a sviluppare nuove imprese e di conseguenza a ignorare il costo umano [...] Quando chi governa si mette a dare la caccia all'immensa ricchezza potenziale dell'economia globale, l'ordine pubblico va in pezzi ... non c'è paese che non conosca una qualche forma di corruzione [...] Le strutture di potere esistenti vengono sovvertite ed esplodono le lotte per riempire il vuoto di potere. Economie un tempo stabili, anche se povere, vengono rimpiazzate da uno sviluppo selvaggio e dallo sfruttamento. E [...] in assenza di legge, l'avidità può prevalere sui diritti umani". 
I diritti di proprietà diventano preminenti rispetto ai diritti umani e il libero mercato diventa preminente rispetto alla libertà degli esseri umani, quindi uno schiavo o, se si vuole, un lavoratore sfruttato a 2-4$ al giorno, non è altro che una merce...un utensile! Tanto che scrive William Greider in One World Ready or Not: the Manic Logic of Global Capitalism: " I termini di scambio sono di solito concepiti come accordi commerciali, eppure sono anche un'implicita dichiarazione di valori morali. Nei termini attuali, il sistema globale privilegia la proprietà a scapito della vita umana. Quando una nazione come la Cina saccheggia la proprietà del capitale, rapinando diritti d'autore, film o tecnologie, gli altri paesi si mobilitano per impedirle di continuare e  sono pronti a imporre sanzioni e pene pecuniarie sugli scambi commerciali del paese trasgressore. Quando a essere rapinate sono le vite umane...ai trasgressori non succede niente perché, in base al senso di coscienza del libero mercato, il reato non sussiste". E' più probabile che stati e imprese vengano punite per aver falsificato un disco di Michael Jackson, osserva Bales, che per aver impiegato mano d'opera schiava o sfruttata a due soldi.
Il chiaro intento delle multinazionali è lo "sfruttamento" per il massimo profitto e di mettere in conflitto tra loro il miliardo e mezzo di lavoratori poveri con il mezzo miliardo di lavoratori dell'Occidente. Il desiderio, per altro non sottaciuto, è il tentativo (in corso d'opera!) di livellare al basso i salari, ridurre al minimo, se non togliere, i diritti  dei lavoratori....ormai si sente da più parti l'insostenibilità dei costi di tali diritti.
Una "globalizzazione dal volto umano", come scrive Luciano Gallino, sarebbe possibile e le leggi ci sono, ma chi dovrebbe farle mettere in pratica è sempre più assoggettato al potere economico-finanziario e il risultato è sotto gli occhi di tutti. E fino a quando ci saranno paesi che offriranno i loro "servigi e il loro potere" per far sfruttare gli esseri umani sarà difficile per i lavoratori dei paesi più ricchi difendere le loro posizioni. L'impoverimento in atto obbligherà ad accettare condizioni sempre peggiori...perché mangiare una volta al giorno è meglio che niente! 
Purtroppo si è atteso troppo e ciò che i governi facevano apparire come "necessità impellente" e come elemento di contrasto alla crisi procurata , non era altro che il tentativo di trasformare il lavoro da "diritto" a "flessibile, per poi spingerlo al "servile".
Se non ci sarà una rapida presa di coscienza, sarà difficile che anche i lavoratori del ricco occidente non si trasformino in "utensili" utilizzabili come l'energia elettrica...e cioè solo quando serve!

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