venerdì 14 ottobre 2016

I ricordi e la verità

Appassionato di corsa (i più direbbero running), soprattutto in percorsi collinari e di campagna, mi imbatto spesso in case coloniche semidistrutte e abbandonate, ma spesso ubicate in posizioni meravigliose, seppur molto isolate, tanto che alcune di loro difficilmente sarebbero scelte ancora oggi come seconda casa.

Per quanto ci siano strade, seppur strette e malandate, che le collegano e costruzioni più moderne, che hanno ridotto gli spazi tra loro, rimangono ugualmente distanti e isolate per gli attuali canoni abitativi e questo anche con le auto e le moto, che riducono i chilometri a secondi. Spesso mi sono chiesto come vivessero cent’anni fa e molto di più un tale isolamento; quale fosse la quotidianità di chi le viveva; se le hanno abbandonate per la stanchezza della solitudine o per la necessità di sopravvivere alla povertà della terra.
Un paio di percorsi che mi sono costruito, tra l’altro parecchio faticosi, sono tour tra queste case e mi diverto (alla mia età basta poco!) a immaginare le loro storie, o meglio, di chi le ha vissute; come erano le loro intimità, se erano felici e come potevano essere le serate intorno al fuoco; se le domeniche erano dedicate all’ozio o se il lavoro non dava tregua, oppure se ogni tanto partivano il mattino presto per visitare i parenti, per poi fare ritorno la sera stanchi e contenti, o se la Messa era l’unico svago, oltre ad un obbligo, e l’unico modo per vestirsi a festa. Immagino gli uomini con l’unico vestito, ormai liso e impregnato di naftalina, con su una cravatta con il nodo mai sfatto e la camicia regolarmente con il colletto arricciato al bavero della giacca. E le donne, sempre belle in ogni tempo, civettare la gonna nuova (che poi era un pezzo di stoffa regalata da una parente, che l’aveva in soffitta da secoli!) o lo scialle della nonna rinfrescato a nuovo. Immagino i pranzi della domenica, dove il pane era raro, ma la pasta fatta in casa non mancava, forse non per tutti, ma, per quanto poco o tanto che fosse, la domenica dovevano essere più ricchi o più buoni o, almeno, migliori degli altri giorni.
Ad ognuna di queste case si è appiccicata una storia, nata da sola, guardandole o ascoltando in silenzio i suoni intorno e le sensazioni che nascevano e non tutte erano belle! Qualcuna racconta di povertà e sofferenza, altre di felici vite contadine, senza farmi mancare un paio di storie di violenza e fantasmi. Non esiste al mondo almeno una casa dove si dice che viva un fantasma e chiunque la abiti muore o impazzisce. E’ importante l' “abitare”, perché se sei di passaggio non succede niente! Ho provato ad entrare, ispezionare, controllare e non nego che fare una chiacchierata con un fantasma non solo mi avrebbe fatto piacere, ma avrei pubblicato l’intervista sul mio blog e sai che scoop! Visto che non lo legge nessuno, magari mi sarei fatto qualche lettore oppure mi avrebbero preso per matto, ma comunque dopo avermi letto!
Una domenica, seduto su un muretto di queste case, ho trovato un vecchio…molto vecchio…più nell’aspetto che per gli anni! All’andata non gli ho dato importanza, mentre al ritorno del tour ho avuto la sensazione che si asciugasse le lacrime. Dapprima sono andato avanti, poi, maledetto rimorso, sono tornato indietro per sentire se avesse avuto bisogno di aiuto. Più volte gli ho chiesto se c’erano problemi e non solo non rispondeva, ma neanche alzava la testa. Al che gli ho detto che non me ne sarei andato se non lo vedevo tranquillo, quindi gli conveniva rispondermi, altrimenti gli avrei rotto le scatole tutto il giorno.
Senza alzare mai la testa mi racconta di una lite tra fratelli, tristissima ma una come tante, e mai chiarita e lui, quasi ogni domenica, andava a sedere su quel muretto nella speranza che uno dei suoi fratelli facesse la stessa cosa per potersi chiarire. Era il più vecchio, novanta tre anni, e i due giovanotti rimasti in vita avevano rispettivamente ottantotto e novant’anni…quasi novantuno (teneva a precisare)! Erano trascorsi sessant’anni da quando avevano lasciato la casa per la lite e non si erano più visti e lui sperava che uno degli altri immaginasse che lui andava su quel muretto…e magari lo raggiungesse! Tempo perso il mio tentativo di spiegargli che era impossibile che potesse succedere e che forse sarebbe stato meglio andare a trovarli a casa loro, cercando di spiegare le rispettive ragioni, anche a fronte di un ammorbidimento dei rancori dovuti al tempo ormai trascorso. Nel pieno della mia oratoria (parevo Cicerone al Senato romano, che era meglio di quello che vuol fare Renzi!), si alza dal muretto, mi guarda con aria commiserevole e mi dice che è impossibile convincerli che lui ha ragione. E se ne va!
Mentre tornavo a casa correndo, pensavo a quanto sia difficile convincersi che i ricordi sono plasmati della propria verità e che solo parlandosi, confrontando le rispettive verità, si corre il rischio di trovare quella “vera”! D’altronde (ma sono andato su internet perché non ricordavo l’autore!), come ricordava Anais Nin: "Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo". E mentre scrivo questo post mi rendo conto quanto abbia ragione Anais Nin, ricordando la risposta che ho dato questa mattina ad un ragazzo che aveva scritto su Facebook, in risposta ad un sostenitore del "NO" (referendum sulla modifica della Costituzione più bella del mondo!): (riporto testualmente) "Quanti  imbecilli e ignoranti a piede libero in giro nella reta come diceva il maestro Umberto Eco. La Soluzione più saggia contro privilegi e corporazioni è votare Si. chi ma le prebende le clientele, i compari e i comparielli voterà no".  A parte le maiuscole, la punteggiatura o tutto ciò per cui sarebbe arrossito il Maestro...gli ho risposto in malo modo solo perché non condividevo la sua idea; non ho cercato di parlare con lui e di spiegare perché la mia verità era diversa dalla sua, ma a volte, come tra fratelli, vediamo le cose come siamo e non come sono...o forse si pensa che non valga la pena di perdere tempo a spiegare, con la presunzione che gli altri non siano in grado di capire la "vera verità"! E mi è stato più facile rispondergli: "...credo che Eco parlasse anche di te!" 

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