giovedì 1 novembre 2012

L'intelligenza e la viltà

La ministra Fornero si dispera perché "non ha nessuna risorsa per i fondo per le politiche sociali" e le crediamo! 
Dice che la riforma l'ha scritta pensando ai giovani...e non le crediamo! Sostiene che l'apprendistato è il "veicolo per valorizzare le loro competenze, per aumentare la loro produttività e per migliorare le loro prospettive di mercato" ...e non le crediamo neanche ora.
Quando, però, dice che "Tutti facciamo errori, solo gli stolti non li ammettono. Alla faccia di quelli che mi accusano di dire una cosa e poi fare retromarcia. Ammettere la possibilità che alcune cose non funzionano è quello che tutti dovremmo fare". Le crediamo e condividiamo! 

Ma è proprio quest'ultima affermazione che irrita maggiormente, perché riconoscere che sono state fatte cose sbagliate non solo denota sensibilità e intelligenza, specie in un momento drammatico come quello che stiamo attraversando, ma rendersene conto e girare intorno al problema senza volerlo risolvere o non avendo il coraggio di risolverlo prendendo decisioni diverse dal  taglieggiare i lavoratori, è ancora peggio!
E' chiaro che la cosa non riguarda solo la ministra Fornero, ma l'intero governo e, sempre che si possano chiamare "onorevoli", tutti i partiti, specialmente chi ci ha governato prima dell'arrivo di Monti. 
L'Istat, sempre più bollettino di guerra, ci rileva che le persone in cerca di lavoro senza successo sono il 10,8% della popolazione complessiva e il 35,1% di quella giovanile (15-24) ed è spiegabile che che un giovane su tre voglia emigrare. Il numero dei disoccupati a settembre era di 2 milioni e 774mila, il 2,3% in più del mese di agosto ( 62mila unità).
Ogni giorno siamo obbligati a dover leggere di scandali di soldi rubati illecitamente e pure "lecitamente", come nel caso del consigliere regionale dell'Idv della Lombardia, Franco Spada, che prenderà 50mila euro per sei ore di lavoro, cioè 8mila euro l'ora e, soprattutto, a subire, impotenti, a stupide quanto ridicole giustificazioni: "Eh, ma sono state sei ore molto intense, abbiamo approvato la legge regionale...". 
Oppure che dire della decisione del consiglio di amministrazione dell'università di Pisa, che ha deciso di raddoppiare lo stipendio del rettore, prorettore e direttori "perché il carico di lavoro è aumentato notevolmente", dopo la riorganizzazione dell'università secondo i principi della legge Gelmini? Solo per i lavoratori non si riconoscono aumenti, o si licenziano o si lasciano disoccupati per far fronte alla crisi? Le teste pensanti, che già prendono fior di soldi, non solo se ne fregano della crisi, ma sembra che pensino a "gettone"! Infine, quanto ci costerà la truffa delle "case a molla", fiore all'occhiello di Berlusconi  e pubblicizzate come il "sapere fare" dell' ingannevole, incapace e corrotto governo di destra, capace di "sfruttare" anche sulla disgrazia di un terremoto? Questi sono solo piccoli esempi di quotidiana corruzione, cattiva amministrazione e arroganza di chi comanda. Non spaventa, quindi, sentir dire che non ci sono soldi per le politiche sociali, ma quanti ancora devono tirarne fuori i lavoratori? Quanti sacrifici devono ancora fare per sanare le malefatte di chi li amministra?
Leggendo l'articolo sul Corriere della Sera, Partiti in ginocchio, il Pdl perde tre quarti dei voti
l'unica cosa che veramente colpisce non è il calcolo percentuale delle perdite di ogni partito, ma il fatto che tali percentuali siano calcolate  sulla metà degli aventi diritto al voto: il 53% ha deciso di non andare  a votare! Certo che è un errore, soprattutto perché è uno stupido sistema per farsi amministrare ugualmente dal 50% che decide anche per loro, ma è un sintomo evidente che la politica non esiste più! Soprattutto, e ci auguriamo di sbagliare, se ad una così eclatante dimostrazione di disaffezione non facesse seguito una forte e decisa presa di posizione dei partiti, potrebbe anche capitare che la disaffezione si trasformi in qualcosa di peggio. Dopo il folle ventennio berlusconiano, che, a detta di Montezemolo, è stato "spolpato un Paese straordinario", la gente si aspettava da Monti non miracoli, ma significativi interventi che ridessero fiducia nelle istituzioni.
I grandi esperti scrivono che Monti ha ridato credibilità al nostro Paese, ma crediamo che sia incontestabile che però l'abbiano pagata solo i lavoratori: i politici, gli amministratori di ogni livello, i manager pubblici, la corruzione, l'evasione, il malaffare e i soldi espatriati nei paradisi fiscali hanno continuato il loro lavoro senza minimamente curarsi della crisi. Sembra "cosa" che riguardi altri, il popolino...la gente che ha sempre pagato, che è abituata a pagare e non gli costa più di tanto a farlo! Infondo è abituata al sacrificio!
Luciano Gallino, in La lotta di classe dopo la lotta di classe, quando parla delle disuguaglianze di ricchezza e porta l'esempio del "decimo o decile più ricco" che detiene il 50% della ricchezza nazionale, riporta anche un dato estremamente interessante (o tragico?) estrapolato da uno studio dell'Istituto di ricerca del Credit Suisse nel quale si rileva che nel 2010 lo 0,5% della popolazione mondiale (24 milioni di persone) deteneva una ricchezza di oltre 69 trilioni di dollari. Il 6% di quei super ricchi sono in Italia (1,5 milioni)! Quindi, facendo un calcolo approssimativo di una patrimoniale permanente di solo 3000 euro in media, si sarebbero potuti raccogliere circa 4,5 miliardi di euro l'anno...pari ai tagli della pensione dei lavoratori dipendenti decisi dal governo Monti nel dicembre 2011.
Riconoscere gli errori e correggersi è segno di intelligenza, ma se a quest'ultima non si aggiunge il coraggio di cambiare e, soprattutto, di far pagare tutti e di chiedere a tutti i sacrifici, noi la chiamiamo viltà.

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